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LA BALLATA DELLA VALLE: CALEO MICHELE.

Bruno Ricchi da tempo sta lavorando al ricordo di quei palaganesi che hanno lasciato una loro traccia, un ricordo, che sono stati “dei personaggi” e che non sono più tra noi.
Bruno scrive in “ottava rima” e, spesso, anche in forma un po’ arcaica, mettendo in evidenza per ogni personaggio quel tratto caratteristico, importante, curioso per i quali il ricordo rimane vivo anche dopo molti anni dalla scomparsa.

La LUNA nuova, Novembre 2017.

Michele Caleo

Da Spezia a Calcutta, qual motorista
Miky Caleo solcò i mari d’oriente
quando il destino lo portò in vista
di Tosi Alfide più bella e attraente
sicché dei Pianacci prese la pista
nella casetta del bosco silente
qui lungamente tra noi ha vissuto:
un dono immenso a chi l’ha conosciuto!


Note

Caleo Michele (1925 – 2016)
Caleo Michele, per gli amici “Mimmo”, era nato a Brindisi in quanto il padre, palombaro, si era colà trasferito per lavoro.
Rientrato a Marinella di Sarzana, Mimmo conosce Tosi Alma e se ne innamora perdutamente fino a farne la carissima compagna della vita.
Mimmo, con qualifica di “direttore di macchina”, presta servizio sia su navi passeggeri che su navi mercantili; dipendente della Flotta Lauro anche con qualifica di “motorista”, compie ben diciassette volte la circumnavigazione dell’Africa, salvandosi da ben due naufragi: uno nei pressi di Melbourne-Australia, l’altro nel canale della Manica. La sua nave mercantile fece sosta a Tobruc per diverse riparazioni navali nel canale di Suez.
Dagli anni ’60/’70, quando le figlie Michela e Barbara venivano ai “Pianacci” a trovare i nonni, Mimmo iniziò a costruirsi il suo “rifugio” nel castagneto a valle de La Ferrara.
Negli anni ’80 venne congedato e pensionato come “Ispettore di rimorchiatori” e da allora le sue venute a Palagano sono divenute quasi continue. La casetta del castagneto è divenuta un angolo di paradiso, prato raso e pulito, ginepri potati con cura, volpi, donnole e cinghiali nella magica quiete.
Quando Mimmo scendeva in paese, spesso in compagnia di Pio Marasti, veniva sempre nel mio ufficio per un’offerta all’ambulanza e a “la Luna”, poi si fermava a raccontarmi la sua avventurosa vita. In questi giorni ho conosciuto il nipote Manuel, figlio di Barbara, ingegnere Navale che ricalca certamente le orme del nonno materno.
All’atto della morte, avvenuta nell’ottobre del 2016, sono stati posti sulla sua bara: una chiave inglese del “17”, una manciata di sabbia e tre conchiglie.
Carissimo Michele, buon viaggio in Paradiso!

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