TERZA PAGINA

Andrea Fratti
La valle del Dragone, come moltissime altre aree montane, ha particolarmente sofferto la crisi economica che ha afflitto la penisola italiana a partire dal 2008. L’economia rurale, trasformatasi in industriale dagli anni ’70 non ha retto, se non in rari casi, il peso delle difficoltà logistiche, della crescita di costi diretti e indiretti e del contemporaneo aumento della tassazione. Pertanto, a Palagano, come a Montefiorino e Frassinoro, le zone industriali sono andate svuotandosi. In questo panorama di cambiamento economico ha assunto un notevole peso, rispetto la piccola distribuzione, il turismo.
A fronte di tale incremento di peso specifico non ha però seguito un incremento di investimenti pubblici, in primis a causa della mancanza di trasferimenti statali, ma anche per un’antica tendenza a considerare il turismo come un settore economico secondario. Il risultato è stato il demandare quasi totalmente l’ideazione ed organizzazione di eventi ed attività ad associazioni e gruppi di volontari. È evidente, infatti, che tutte (o quasi) le proposte ludiche, di svago e di intrattenimento a Palagano sono organizzate e gestite da associazioni o gruppi di volontari.
Il volontariato è fondamentale per la vita civile e sociale di uno Stato ed ancor di più di una piccola comunità come Palagano: ma siamo sicuri che possa sobbarcarsi il peso di tutta l’amministrazione del settore turistico? Cosa succederebbe se le associazioni di volontariato si fermassero e feste e attività estive andassero pian piano sparendo? Cosa accadrebbe all’economia del nostro comune?
Assistiamo ad uno sbilanciamento troppo esteso per differenti ragioni.
In primo luogo, per quanto le Associazioni siano forti e solide, dipendendo esclusivamente dalla motivazione dei volontari, non vi è alcuna garanzia della loro durata temporale. In tal caso il paese si ritroverebbe in grande difficoltà nel dover organizzare e strutturare eventi analoghi (come, ad esempio, la “Festa Country” e la “Festa dei Matti”).
In secondo piano esiste una problematica relativa alle competenze. Nonostante l’impegno e la volontà siano massime, le associazioni territoriali hanno grosse difficoltà nei confronti della notevole specializzazione tecnica, economica e burocratica richiesta dalla società attuale. Pensiamo in primis a quanto complesso sia il mondo dei bandi di gara per finanziamenti, le normative relative alla sicurezza, ecc… La legislazione italiana attuale può essere definita, senza dubbio, come una delle più complesse al mondo.
A tal riguardo, possiamo riportare un esempio in ambito sanitario dell’emergenza-urgenza che ha toccato da vicino il nostro paese. L’AUSL aveva delegato moltissima della sua capillarità nei territori di montagna ai volontari, tuttavia questa situazione aveva mostrato gravi problematiche relative alla competenza ed alle responsabilità richieste ai volontari. Quando la situazione è arrivata ad un punto di non ritorno e la Pubblica Amministrazione è dovuta intervenire correggendo questo sbilanciamento eccessivo.
Il terzo punto critico è rappresentato da come il volontariato incida sul mondo del lavoro privato e pubblico. Tale tematica è molto delicata e certamente non intende far riferimento a sagre, feste di paese, ecc…; tuttavia crediamo serva una riflessione approfondita. Il coinvolgimento della popolazione resta essenziale ma all’interno di una gestione da parte di enti pubblici, ma anche di privati.
Ci chiediamo, quindi, che fine hanno fatto l’ufficio turistico e la Pro-Loco, e cosa si possa fare in questa direzione. Il problema è posto sotto forma di molteplici interrogativi, coi quali si spera di poter aprire un dialogo proficuo e così sondare la possibilità di potenziare il settore turistico e magari creare, attraverso quest’ultimo, anche posti occupazionali.


