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BISOGNO DI SPIRITUALITA’

TERZA PAGINA

La LUNAnuova, maggio 2026

C’era un posto per tutto e tutto aveva un suo posto.
Oggi assistiamo a una sorta di “evaporazione” del dogma.

Andrea Fratti

Qualche tempo fa, una persona mi ha guardato negli occhi e, con tono solenne, mi ha suggerito la silvoterapia. Ho annuito con quel misto di rispetto e mistero che riservo a tutte le cose che non capisco (la maggioranza), almeno per darmi un tono. A casa, cercando online, ho scoperto un mondo: Shinrin-yoku, Grounding, Urban Shamanism…
È cambiato qualcosa e non è solo una questione di moda.
Per millenni, le grandi religioni occidentali sono state infrastrutture morali titaniche. Non erano solo fede: erano calendari, leggi, architetture del pensiero costruite pietra su pietra da giganti come Sant’Agostino o Kant. Sistemi che garantivano una sicurezza granitica. C’era un posto per tutto e tutto aveva un suo posto.
Oggi assistiamo a una sorta di “evaporazione” del dogma.
Al posto delle navate oscure e dei codici di comportamento rigidi, abbiamo scelto il prato aperto e il bosco. Ogni struttura solida si è sciolta.
Questa nuova area sgombra regala una libertà inebriante: abbiamo abbattuto i muri del controllo e del giudizio religioso, che spesso diventavano prigioni soffocanti. Possiamo respirare a pieni polmoni.
Eppure, le religioni tradizionali erano anche cattedrali pensate per resistere ai secoli, mentre le nostre attuali soluzioni spirituali somigliano invece a tende da campeggio.
Nel “disincanto del mondo”, abbiamo tolto il magico dalle chiese per cercare di spalmarlo ovunque, ma così facendo lo abbiamo reso anche più sottile, più fragile.
Il vuoto lasciato dal declino religioso non è stato colmato e, così, il bisogno di spiritualità ci ha condotto a un frammentarismo libero, creativo, affascinante
e un po’ folle.
La ricchezza di questa varietà esalta e spinge ad allargare i polmoni e la vera domanda non dovrebbe essere se sia meglio pregare in un bosco o in una chiesa, ma se le nuove “tende” reggeranno quando il vento della storia tornerà a soffiare forte. La spiritualità moderna, libertaria ma precaria, avrà la forza di consolare nel momento del lutto, della vecchiaia o della tragedia collettiva? Reggerà al passaggio delle stagioni? La precarietà non si trasformerà in stanchezza? I temporali non faranno paura? La bufera non travolgerà ogni cosa? “Non si è fatto più freddo? Non continua a venire notte, sempre più notte?”.
E noi siamo e saremo folli o coraggiosi?

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