INTERVISTA A DEN

Alla gran faccia di chi pensa che abbia buttato via il suo tempo.
Il frutto degli sforzi di Den, all’anagrafe Daniele Bettuzzi, è ora solido come un mattone. Solido come un disco di Rock and Roll.
Ci ha creduto tanto, questo pittoresco ragazzo di Palagano. Non ha creduto nella certezza di divenire una rockstar. Ha creduto nella coraggiosa svolta di chi capisce che la vita è una sola e che bisogna realizzarsi in quello che si è piuttosto che in quello che si deve.

La LUNA nuova, novembre 2017.

Francesco Dignatici

INTERVISTA A DEN

Andiamo già nel vivo della questione: perché pezzi originali? Non potevi limitarti a suonare cover di buon rock and roll?
Già con le band che avevo avuto in passato abbiamo sentito la necessità di comporre e suonare pezzi nostri. Anche per un semplice motivo: le cover non eravamo capaci di suonarle, non ci venivano.

Sa molto di frase ad effetto. Ci deve essere qualcos’altro.
Fin da quando ho iniziato a suonare ho cercato di scoprire cosa ho dentro. Ogni grande gruppo rock ha la propria identità ben definita. Ma questa identità l’hanno trovata nel tempo, sperimentando e creando, fino a che non hanno detto: “Wow, è così che dobbiamo essere”.
Analogamente, io mi sono interrogato su quello che avevo di mio e di personale, musicalmente parlando. Ero curioso. Successivamente ho capito che scrivere canzoni mi veniva naturale. Ho sperimentato l’approccio con brani originali già con un paio di band che ho avuto in passato, i Niagara ed i Dloowe.

Tempo qualche anno ed il tuo cassetto si riempie di idee nuove. Hai ventidue brani tuoi, ne scegli diciotto per un progetto ambizioso: la tua musica suonata dal vivo dai musicisti di Palagano e dintorni.
A dicembre 2013 presi accordi con il pub del paese per una serata dal vivo, in cui avrei eseguito i miei pezzi, programmata per maggio dell’anno successivo. Poi realizzai che non avevo nessuna band di supporto. Da qui l’idea: un “Dani & Friends”, ho coinvolto ventiquattro amici musicisti, ognuno di loro avrebbe interpretato un brano dal vivo. Solo tre brani avevano già un arrangiamento, gli altri sono stati messi a punto durante quei mesi, in sala prove. è stato un periodo eccitante, oltre che una corsa contro il tempo per riuscire ad organizzare tutte le prove. La prima persona a cui mi sono rivolto è stata una mia amica pianista, Valentina Spagnoletti. Ho sempre avuto una grande affinità artistica con lei e le avevo fatto ascoltare i miei pezzi fin dall’inizio. Poi si è aggiunto Federico al basso, da subito carico di entusiasmo. Poi ci sei stato tu, il primo che mi ha fatto capire che nei miei pezzi c’era un potenziale e con cui ho iniziato una pre-produzione.

E si arriva al primo grande evento dal vivo, il 17 maggio 2014…
C’era un’atmosfera magnifica, il locale era pieno… anche se forse la metà delle persone erano i musicisti che si dovevano esibire! Decidemmo anche di proiettare i testi delle canzoni su un monitor. La serata è stata riuscitissima.

Mi permetto un salto in avanti nel tempo: un’operazione simile è stata la bellissima serata “Music of Palagano”, il 16 giugno scorso…
Esatto, fu una serata fantastica, nella suggestiva location di Palazzo Pierotti. Erano presenti anche le band Collectin’ Sparks e Skandals, oltre ai Captain Horizon di Birmingham, venuti come ospiti. A quella serata è seguita una settimana di promozione: ho fatto un tour dal vivo portando in giro i miei brani con i musicisti inglesi che hanno suonato sul disco.

A proposito di testi: di cosa parlano le canzoni?
Alcune sono molto personali, altre trattano di individui o situazioni che mi circondano. L’estate 2011 portò una sorta di “tempesta” nel mio mondo ed in quello di alcuni miei amici: ci furono vari sconvolgimenti a livello personale e sentimentale. Ne ho tratto un brano che rappresenta la ricerca di una via d’uscita: si chiama Seeking Salvation, cercando la salvezza.
Successivamente ci fu una fase di riscatto e ritorno all’equilibrio. I’m alive again parla proprio di questo. Questi eventi non mancarono di portare comunque ispirazione verso la scrittura di canzoni. Sempre a proposito dei testi, altri brani sono più immaginari, i soggetti sono invenzioni della mia fantasia.

Qual è la molla che fa scattare la tua necessità di comporre?
Da un lato, scrivere è come un peso: qualcosa che devo assolutamente fare, quasi un parto. Talvolta pure controvoglia. A volte penso che vivrei meglio se non avessi questa necessità. Succede che la realtà percepita dalla mia sensibilità mi spinge a buttare fuori qualcosa. Non scrivo mai musica e parole insieme. Ho sempre a disposizione più musica, che testi. Magari parto da un giro di accordi o da un riff. Altre volte parte tutto da qualche parola che mi basta ad immaginare un’intera storia. Sono abituato e scrivere le cose nel momento stesso in cui mi vengono in mente, per non dimenticarmele.

Poi ci sono gli arrangiamenti, da cui l’importanza che hanno avuto tutti i musicisti che hanno suonato i tuoi brani: ognuno ha contribuito a suggerire la direzione che il pezzo doveva prendere.
Assolutamente vero. è la ragione per cui il disco suona “palaganese” anche se è stato registrato a Birmingham.

La presentazione dei tuoi brani dal vivo nel 2014 ti ha dato energia e fiducia. Cosa che ti ha spinto a continuare a lavorarci sopra…
Sì è così, ho acquisito consapevolezza nei miei mezzi. Nello stesso periodo è nato anche il progetto con gli Skandals, sempre con brani originali, cosa che mi ha dato ulteriore motivazione. Nello stesso anno della presentazione dei miei brani, hanno esordito gli Skandals con la loro musica ed è uscito il disco dei Collectin’ Sparks a dicembre. Il rock a Palagano ha avuto una piccola svolta fatta di materiale originale. Il 2014 di Palagano è stato un po’ come il 1991 di Seattle! [ride].

La passione per la tua musica ti ha messo di fronte ad una domanda molto precisa: “Lo faccio sul serio o non lo faccio?”
Ho dovuto prendere una decisione importante. Ho sempre pensato che bisogna fare tutto quello che si può per realizzare i propri sogni, anche se non è detto che ci si riesca. Dedicarmi seriamente ai miei pezzi voleva dire mollare il lavoro ed abbandonare tante altre sicurezze. Così ho deciso, mi sono buttato in mare senza sapere nuotare. Non sono un cantante e non avevo una band con cui suonare. Ma sapevo che nel giro di qualche anno avrei avuto una gran bella storia da raccontare… e che l’esperienza sarebbe stata comunque super formativa.

In seguito alla tua decisione, qualche episodio importante ha influenzato il tuo percorso…
Nel giro di poco tempo il destino mi ha messo davanti delle soluzioni. Un passaggio fondamentale è stata l’amicizia con Anya e Kelly Hunter, una coppia di Birmingham che ha comprato casa nel nostro Comune. Loro mi hanno messo in contatto con alcuni amici musicisti della loro città natale e mi hanno consigliato di spedire a loro alcune bozze dei miei pezzi.

E poi sotto con il lavoro, nella tua stanza adibita a studio…
Ho cominciato una prima fase di lavoro, durata un anno, in cui ho registrato tutti i miei brani in casa mia. Era una sfida notevole, anche dal punto di vista tecnico e musicale. Vari amici che avevano partecipato al concerto del 2014 con le mie canzoni hanno suonato molte parti sui vari strumenti. La simbiosi con i miei amici è dunque continuata, senza quella non ce l’avrei fatta. Durante quella fase ho capito più precisamente la direzione musicale di ciascun brano, in termini di stili ed arrangiamenti.

Una volta completate le registrazioni in casa tua, hai passato la palla oltremanica…
Ho spedito tutto a Josh Watson, chitarrista e batterista di Birmingham, che ha curato produzione e registrazione del disco presso una struttura storica della sua città, i Robannas Studios. Nello studio principale ci hanno registrato anche Black Sabbath, Robert Plant, Pussycat Dolls ed altri ancora. Josh fa parte di una band, i Captain Horizon, ed ha anche un proprio progetto da solista. A lui dovrei davvero fare un monumento. L’ho visto innamorarsi dei miei pezzi e questo per me è stata un’altra bella botta di motivazione. è stato lui ad arruolare per me un gruppo di suoi amici musicisti che avrebbe suonato per me nel disco. Josh si sarebbe occupato personalmente delle batterie; ha poi incaricato Alex Thomson al basso ed un suo amico d’infanzia alla voce, Stu Hope. Stu mi ha folgorato, ha una voce da pelle d’oca.
Essendo alcuni brani pensati per un cantato femminile, gli stessi sono stati affidati ad un’altra conoscenza di Josh, un’ottima cantante di nome Jane Gould. Alle chitarre ho pensato io, ho fatto tutto durante una settimana a Birmingham, ad aprile del 2016. Altri strumenti, come tastiere, synth, tromba e percussioni li abbiamo registrati a Savoniero da Alby [Andrea Albicini, nda] e le tracce sono state spedite a Birmingham.
Alle registrazioni è seguita una lunga fase di missaggi, per la quale io e Josh siamo stati in contatto via mail. Infine, il mastering è stato affidato a Pete Maher, che ha curato progetti di band del calibro di U2, Depeche Mode, Rolling Stones, Patti Smith, Damien Rice e moltissimi altri nomi importanti.

Anche per la promozione hai pensato in grande: come sei arrivato negli U.S.A.?
La musica che amo ha le sue radici in Inghilterra ed in America. Anche per questo mi sono avventurato in un viaggio negli Stati Uniti, con tappe a New York e Los Angeles, dove batte il cuore del rock business. Sono arrivato negli USA, portando le registrazioni dei miei brani. Ho bussato a varie porte di radio e case discografiche, sebbene senza successo: se non ti presenti tramite una casa discografica o un promoter, non è possibile ottenere attenzione. In altri casi è la visibilità ottenuta sui social a fare sì che si interessino a te, ma non era il mio caso. Non ho avuto nemmeno la possibilità di un contatto con qualcuno che mi potesse dare un giudizio sulla mia musica.

Quindi sei andato là per niente?
In breve, sì [ride]. Ma volevo provarci. Non avrei mai voluto dire: “Potevo farlo e non l’ho fatto”. Fa parte del mio modo di essere: il grande traguardo è avere il coraggio di fare tutto il possibile, al 100%.

E’ chiaro che se suoni per passione ma qualcuno decide di darti un milione di euro per quello che fai, li prendi volentieri e sei pure più contento, questo è pacifico. Detto questo, una concezione purtroppo diffusa è che fare musica trovi il suo senso solo nel successo. Della serie: “Quando è che diventi famoso?”. Un po’ come se alla squadra di calcio del paese, venisse continuamente chiesto: “Quando è che andate in Serie A?”
Dedicarsi ad una passione è già appagante di per sè. Dedicarsi a questa passione mettendoci tutto te stesso, è ancora più appagante. Non penserò mai di avere buttato via questi due anni: mi sono arricchito, mi sono formato. Penso anche che il successo, ormai, non premi più la qualità. Ci sono un sacco di artisti eccezionali che sono destinati a rimanere sconosciuti. Ci stiamo perdendo tantissima roba interessante proprio per questa ragione.

La tua avventura, nel frattempo, non sembra terminare: continua la promozione del tuo disco, come nel caso delle apparizioni radio di K-Rock e Garage Band… e sicuramente dobbiamo aspettarci nuove date live. Hai qualche altra sorpresa?
Sto lavorando ad una ventina di nuovi brani, dei quali farò una selezione per il secondo album.
Non ho perso il viziaccio…

Il CD

Artista: Den
Anno di nascita: 1991
Periodo di attività: 2007 – Ancora in attività

Titolo: Honest (H)earth

Generi: Rock, Alternative Rock, Grunge

Periodo di composizione dei brani: 2010 – 2015

Data di pubblicazione: 1 giugno 2017

Musicisti: Daniele Bettuzzi (Chitarre), Alex Thomson (Basso), Josh Watson (Batteria, cori), Stu Hope (Voce), Jane Gould (Voce), Valentina Spagoletti e Nicola Fratti (Piano, Tastiere), Eugenio Baroni (Tromba).

Produzione musicale: Daniele Bettuzzi e Josh Watson

Progetto grafico: Daniele Bettuzzi ed Anna Jachimczyk 

Tracce: Already dead, My earthquake, How do you, Johnny The Honest, All I’ve got for you, I’m alive again, Seeking salvation, Good men, big hearts, Sit down a moment please, Sun, Perfect loser, I’m full of music, I will be with you, We are now (ghost track)

Singoli pubblicati (Youtube): Johnny The Honest (2017), Already dead (2017), I’m alive again (2017)

Dove trovarlo: Youtube, I-Tunes, Amazon, Google Play, Spotify, Deezer , Napster. Ordinabile tramite pagina Facebook “Den – Daniele Bettuzzi” oppure al numero 334 1537548. Acquistabile presso Edicola Bastasia e Ferramenta Edilart Marasti (Palagano).

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