Royals ed il loro album di debutto: In the World. Pop, nel senso nobile del termine.
Francesco Dignatici
Giada e Merk, voce e batteria di questa giovane combo, lo definiscono “un disco di ricordi”. Dentro ci sono storie dirette, episodi appena sfiorati, personaggi inventati ma plausibili, intuizioni nate quasi per gioco. Un suono che si muove tra pop, pop rock e synth pop, con una scelta precisa: essere accessibili senza diventare banali.
Entriamoci davvero, in questo mondo, con un’onesta analisi track-by-track.
Track 1: 117. 117 è un brano strumentale che nasce come codice interno della band: un’esclamazione buttata lì in sala prove, diventata col tempo un rituale.
L’idea di usarla come intro vuole essere un “pronti via” identitario. Il problema è che, come dichiarazione di intenti, convince poco. La scelta di un suono di sax campionato (e nemmeno particolarmente credibile) finisce per dare al brano un sapore quasi da orchestra da balera “liberata” a fine serata. Un momento di divertimento interno più che un vero biglietto da visita.
Coraggiosa? Sì. Centrata? Decisamente no.
Track 2: Go on! Il primo vero passo avanti ed anche il primo centro.
Go On! è, non a caso, il primo brano scritto dalla band. Si sente una certa urgenza: è una canzone che spinge, che invita a muoversi, a partire, a non fermarsi. Dietro l’energia c’è, però, un tema tutt’altro che leggero: il viaggio, anche quello forzato, quello dei migranti.
È qui che i Royals mostrano qualcosa in più, trasformando un’idea concreta in qualcosa di più universale.
Track 3: Peter & John. E’ forse il brano più spericolato dal punto di vista musicale. Peter & John gioca con i contrasti. Due personaggi, due destini opposti: un ricco ed un emarginato che finiscono per incrociarsi in un ribaltamento di destini. Passaggi quasi progressive si alternano a un reggae “pestato”, creando una dinamica imprevedibile ma divertente. Qui emerge anche una parentela indiretta con la giovane Gwen Stefani ed i No Doubt, soprattutto per quel reggae inserito in un contesto pop-rock.
Track 4: Hey Girl. Il primo vero cambio di passo. Se l’album è un crescendo, Hey Girl è il momento in cui ingrana la terza marcia. Costruita su accordi semplici e un riff diretto che ricorda i primi The Cult, è una canzone dichiaratamente pop, ma nel senso più nobile del termine: accessibile, immediata, funzionante. La struttura a doppio punto di vista (lui/lei) racconta un incontro, tipo un colpo di fulmine da notte estiva. Nulla di complicato. Ma è proprio per questo che la cosa diventa anche efficace.
Il riferimento più calzante è la Just a Girl dei No Doubt: stessa energia, stessa leggerezza rock al servizio di un tema che ruota attorno alla figura femminile. E forse è proprio qui uno dei segreti: la femminilità, pure in una band “maschia” all’80%, come motore narrativo e musicale.
Track 5: Lady Babe Lady. Pop, sì, ma anche piuttosto audace. Uno dei brani più riusciti del disco. Lady Babe Lady è costruita attorno a una figura femminile libera, sensuale, in continua sperimentazione. Ambigua. Una presenza che attira, destabilizza e non si lascia definire. Il testo nasce da osservazione diretta. È un inno alla libertà, anche a quella marcatamente sessuale. Vi invito ad ascoltare le parole, c’è da divertirsi.
Track 6: Old Class. Una vera sorpresa. Se What’s Good in the World? è la ballata di chiusura, Old Class è più sobria ed anche per questo lascia il segno. Qui i Royals rallentano davvero e lo fanno con consapevolezza. Il brano non racconta una storia precisa, ma una nostalgia diffusa: un modo di vivere, di stare insieme, di dare valore alle cose semplici che sembra ormai perduto in tempi passati. È uno dei momenti più maturi dell’album.
Track 7: Laurene
Tra ambizione e qualche scivolata. La band ci punta molto e si capisce perché: Laurene ha struttura, ritornello, potenziale radiofonico. Funziona? Sì, almeno in gran parte. Il suo slancio rock’n’roll viene un po’ sabotato da alcune scelte discutibili: sirene della polizia, tastiere dal suono “plasticoso” che riportano alla memoria certe atmosfere degli 883 più trash.
Non è male, tutt’altro! Ma è uno di quei casi in cui bastava mettere meno per ottenere ancora di più.
Track 8: Curly Guy. Qui succede un qualcosa di magico, traghettato da un coinvolgente ed inedito synth pop. Siamo nel cuore del disco e si sente. Curly Guy è uno dei brani più originali ed a fuoco, mascherato da un racconto: un batterista, la vita da musicista, il palco, le ragazze che ammiccano, l’energia del live. Il pezzo è costruito bene, funziona tutto. Ma soprattutto: qui i Royals hanno coraggio.
Track 9: Fée Verte. Rimaniamo in quota davvero. Fée Verte trasforma l’assenzio (la “fata verde”) in una figura femminile seducente e distruttiva. Una presenza che attrae e consuma, fino al limite. E tutto funziona benissimo. Insieme a Laurene e Curly Guy, forma una tripletta centrale che rappresenta l’apice creativo del disco: personalità, idee, identità. Qui i Royals non emulano, propongono. Chiudiamo con una campana da morto? Why not?
Track 10: What’s Good in the World? Arriviamo al gran finale, la quasi-title-track. All’inizio può spiazzare. Ha qualcosa di enfatico, anni ’80, quasi da inno collettivo alla We Are the World. Poi, riascoltandola, cambia. Sotto quella patina c’è un’origine molto più autentica e personale: una delusione, un vuoto, una domanda che resta. Cosa c’è di buono nel mondo?
Il passaggio da esperienza individuale a riflessione universale è il vero punto di forza del brano. Non è perfetto, ma è autentico. E chiude il disco con una domanda aperta, forse il modo migliore per finire.
Conclusione. I Royals scrivono come suonano: senza nascondersi troppo. A volte si perdono in qualche scelta discutibile, ma va benissimo lo stesso. E quando trovano la misura, dimostrano di avere davvero qualcosa da dire ed un modo molto interessante per farlo. Suonano “unici” in questa Palagano, talvolta legata a stilemi che non si discostano troppo dal rock tradizionale.
In the World è un disco in crescita, proprio come la band che lo ha scritto. Parte con uno scivolone, prende ritmo, e nella seconda metà trova i suoi momenti migliori. Non spiega tutto, non deve nemmeno farlo. Lascia tracce. E sta a chi ascolta decidere dove portano.
Ma ancora: il treno dei Royals continua a viaggiare veloce e si parla già di un nuovo singolo in uscita che precederà il secondo album in studio.
Orecchie tese ed avanti col Rock!
LA BAND
Nome: Royals
Periodo di attività: 2015 – ancora in attività
Formazione: Giada Ruffaldi (voce), Fabio “Bobo” Boldrini (chitarra), Luca “Walker” Mattioli (tastiere), Luca “Canna” Canovi (basso), Marco “Merk” Ori (batteria).
Il DISCO
Titolo: In The World
Generi: Rock, pop, synth-pop
Data di pubblicazione: 9 maggio 2025
Registrazione: presso Savoniero Sound Lab.
Produttori e co-produttore: Royals e Andrea Albicini.
Dove trovarlo: YouTube, Spotify, Apple Music, Facebook, Instagram (thetrueroyals)







