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QUATTRO FRASSINORESI ALLE OLIMPIADI INVERNALI

Cosa ci fanno quattro frassinoresi e qualche matto della Val Dragone ad Antholz (Anterselva), nella valle omonima trentina?

La LUNA nuova, maggio 2026.

Marco Ori

Cosa ci fanno quattro frassinoresi e qualche matto della Val Dragone ad Antholz (Anterselva), nella valle omonima trentina? No, non è l’inizio di una barzelletta, ma è una vera storia, un’avventura vissuta alle Olimpiadi Invernali di quest’anno, che hanno visto protagonisti anche i nostri “vicini di casa” e amici frassinoresi che di professione sono Biatlhon Skiman: stiamo parlando di Giovanni Ferrari e Federico Fontana per il team USA, Gianluca Marcolini per il team Norvegia ed infine, per il team italiano, Simone Biondini, figlio dello storico sciatore fondista Leonello Biondini.
Anterselva, un piccolo comune framezzato in altrettanteo piccole frazioni, é famosa per due cose: il Lago, con la sua acqua verde smeraldo, protagonista di un film degli anni ‘70, ricco di sentieri per gli amanti del trekking e della natura, si può benissimo arrivare al “Passo Stalle”, valico di confine con l’Austria e soprattutto per l’arena di Biatlhon Alto Adige, edificio incastonato tra le ripide montagne ricoperte di neve e i vari sentieri numerati che partono proprio per il lago.
Quest’anno, con le Olimpiadi invernali “giocate in casa”, proprio l’arena di Anterselva è diventata la capitale del Biathlon, ma questo sport dal nome grecizzato, cos’è e come si svolge?

Il Biathlon è uno sport invernale, appartenente al gruppo dello sci nordico, i cui partecipanti competono in due specialità, il tiro a segno con la carabina e lo sci di fondo: consiste nel percorrere nel minor tempo possibile un percorso prefissato sugli sci di fondo, sostando a un numero variabile di postazioni di tiro, ognuna delle quali con cinque bersagli; ogni errore con la carabina comporta una penalità variabile a seconda della gara.

Spiegate le regole del gioco, iniziamo il resoconto del sottoscritto narratore nella giornata di sabato 21 febbraio 2026.
La gara è una “Mass Start” femminile, cioè tutte le atlete partono allo stesso momento, vince chi arriva prima al traguardo, ovviamente centrando più bersagli possibili in una lunghezza di 12,5 km. Il giorno prima si è tenuta quella maschile, un po’ triste per l’Italia con il ritiro in gara di Tommaso Giacomel, dovuta a dolori e affaticamento.
Ci si alza nelle 6.30: bisogna partire presto per prendersi i posti migliori in pista; prima però una bella colazione ricca di ogni ben di Dio: si passa in rassegna un cappuccino caldo con brioches ai frutti di bosco, qualche biscotto, due pankakes con marmellata e, per chiudere, un panino con fontina e speck, ovviamente un buon caffè non può mancare.
Vi starete chiedendo perché ci si abbuffa così alle 7 di mattina? Semplice: la gara sarà alle 14.15, l’arena è piena, non se ne parla di lasciare il posto in pista per andare a mangiare!
Ben vestito, si accende la macchina, il termometro segna -6, pensavo peggio, si parte e, fortunatamente dopo una ventina di minuti si arriva al parcheggio.
Pattuglie di carabinieri, polizia, tantissimi volontari cercano di operare al massimo per incanalare un flusso di gente che, minuto dopo minuto, arriva da ogni parte del mondo, ognuno con la propria bandiera disegnata sul viso, qualche costume simpatico, i cartelloni dei loro eroi.
Si prende la navetta (gratis) per arrivare all’arena, fortunatamente non si ha molta gente davanti per l’apertura dei cancelli. Mentre si è in coda, arrivano sempre più pullmini con i team e gli sportivi delle varie nazioni in gara, e ad una certa appaiono anche Océane Michelon e Julia Simon, le punte di diamante francesi che iniziano il riscaldamento correndo a fianco della lunga coda di spettatori; qualche francese gioisce e scatta foto, loro salutano e sorridono, ma si capisce che hanno già la testa alla gara e potrebbero mettere in difficoltà le italiane.
Parliamo proprio di loro, le nostre azzurre in gara: spicca il nome della regina italiana di Biathlon, Dorothea Wierer che oltre ad essere una campionessa, sembra quasi una modella trentina, indiscussa padrona di casa, carta d’identità rilasciata proprio ad Anterselva, 35 anni, gareggia la sua ultima gara proprio in casa, chiudendo la sua carriera e sperando nel sogno “D’oro”.
Poi c’è una con della grinta, viene da Sappada, lei non è tanto bionda, Lisa Vittozzi ha appena vinto la medaglia d’oro una settimana prima, mai successo per una donna italiana in questo sport. Vuole fare il bis, e ci metterà l’anima.
Questa è l’ultima gara di Biathlon alle Olimpiadi e spetta a tutte le ragazze chiudere questo capitolo. Alle 10.15 si aprono i cancelli, come previsto mi accaparro uno dei posti con la pista ben visibile, in un tratto leggermente in salita, così penso, riesco a godermi meglio la forza che ogni atleta mette in gara. Le previsioni mettono neve verso mezzogiorno, ma inizia a nevicare già alle 11, penso che la situazione sarà ben complessa e soprattutto fredda.
Il pubblico inizia a riempire ogni angolo dell’immensa pista: francesi, tedeschi, norvegesi, finlandesi, austriaci…
Tanti colori, tante lingue diverse ed eppure uno a spalla all’altro, qualche battuta sulle atlete, qualche richiesta di foto, sguardi verso la pista di una neve fresca, battuta alla perfezione. Lo
sguardo spazia anche alla grande tribuna di fronte a me, illuminata da enormi fari, dà sull’ultimo tratto di pista, un dritto dove ogni atleta cerca di dare l’anima per tagliare il traguardo: anche qui la gente, sotto i fiocchi di neve, inizia a sedersi e cerca di divertirsi impaziente dell’inizio della gara.
I vari team delle atlete provano circa 6 paia di sci, apparentemente tutti uguali, sulla stessa pista dove poco dopo
gareggeranno le ragazze: provano le salite, le discese, le frenate, ogni minimo particolare è un preziosissimo consiglio da riportare prima dello start. Proprio qui fanno breccia anche i tecnici del team italiano, come coincidenza davanti a me ho Simone Biondini con qualche suo collega, anche loro, come gli altri, sciano, provano e riprovano la pista e, ad ogni giro, scrivono su un innocuo taccuino, alcune parole, schemi, quasi fossero segreti custoditi in un diario!
Ci siamo, ore 14.15 inizia la gara, le 30 atlete partono dopo lo sparo di start ed incredibilmente Dorothea riesce subito a prendersi il primo posto, ma di poco perché ognuna cerca di dare il massimo e riescono ad essere un’unica massa, si arriva al primo bersaglio, purtroppo per la padrona di casa, primo errore, penalità, passa in testa Tereza Voborniková, biatleta della Repubblica Ceca, subito dopo di lei le due francesi che prima ho visto scaldarsi, ora stanno viaggiando come siluri per conquistarsi le medaglie.
Spero in Lisa Vittozzi, ma per ora anche lei ha sbagliato un bersaglio, ed ora si trova poco dopo a Dorotea rispettivamente decima ed undicesima posizione.
Nel mentre, sempre in pista, di fianco a Biondini si avvicina un tecnico, giaccone nero, lungo, con scritto “USA” , iniziano a parlare e si riconosce proprio che è Federico Fontana, che dire:
due Frassinoresi di due team opposti stanno parlando nel bel mezzo di una gara olimpica ad Anterselva, veramente
incredibile.
Torniamo alle ragazze, passano i giri e non c’è nulla da fare, il podio se lo prendono proprio le due francesi viste in mattinata, primo posto per la Michelon e il secondo va alla Simon, chiude terza la biatleta ceca.
Lisa Vittozzi, dopo alcuni bersagli sbagliati, chiude il quarto ed ultimo giro in 18esima posizione, mentre la Wierer riesce a recuperare grazie ai bersagli centrati e alla volontà di chiudere in bellezza a casa sua e arriva quinta, taglia il traguardo con lacrime di gioia tre le ovazioni del pubblico di ogni nazione.
Il suo team storico, tra cui Simone Biondini, la festeggiano con un mazzo di fiori, un discorso di chiusura di una carriera incredibile, qualche sorriso e tante lacrime, lei risponde così “Non avrei mai immaginato di ricevere così tanto affetto da parte delle persone che mi seguono e che seguono il Biathlon. Grazie a tutti i tifosi ho capito quanto sia importante essere se stessi, essere rispettosi e riuscire a trasmettere emozioni non solo tramite il risultato“ e poi aggiunge “Grazie al Biathlon ho conosciuto tante persone che sono diventate i miei amici, ho imparato quali sono i miei limiti, i miei pregi e i miei difetti, soprattutto quando sei sotto pressione. Ho fatto tante esperienze diverse che mi hanno fatto crescere e vedere le cose anche da altri punti di vista“.

Lascio per il momento questa situazione per provare ad entrare nell’edificio adibito ad accogliere le migliaia di spettatori in cerca di ristoro e di un po’ di caldo dopo la gara: un’immensa
tensostruttura, riscaldata con tanto di band locale che suona ed intrattiene il pubblico: mi sento quasi a casa, sembra di essere alla festa della Castagna di Fontanaluccia!

La cosa ancor più bella è che effettivamente ho vissuto una cosa mai vissuta, ho vissuto l’insegnamento storico e morale delle Olimpiadi, una volta si fermavano persino le guerre per assistere ai giochi, purtroppo non è stato così quest’anno, ma posso garantivi che mangiare di fianco a due tedeschi, e poi altri italiani mai visti prima, vedere ballare migliaia di ragazzi, donne, bambini mentre sventolano bandiere croate, italiane, svedesi, sentire cantare la stessa canzone da tantissime persone di nazionalità diverse, unite da un’unica passione per lo sport, mi fa ancora sperare che qualcosa può cambiare, anche da un piccolo paesino trentino, come può essere benissimo il nostro: possiamo imparare tanto da queste cose!

Grazie Anterselva, baluardo di pace e sorrisi!
Grazie ai ragazzi di Frassinoro per avermi fatto capire che mettono la passione e l’amore nel loro lavoro che significa fatica, lontananza da casa e non sempre si vince.

Colgo l’occasione di lanciare anche il loro “Frassinoro Summer Biatlhon Festival”, che da qualche anno offre alla Val Dragone di assistere gratuitamente a gare di questo sport con gli atleti internazionali proprio a Frassinoro, due anni fa era presente anche Dorothea Wierer, insomma un’occasione più unica che rara vicino a casa nostra!

Non mi resta che tornare in hotel, si torna alla macchina, ma è subito coda, una lunga ed interminabile coda e non ha nemmeno smesso di nevicare! Ho deciso, una bella sauna in SPA non me la toglie nessuno, lascia che nevichi…

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