Dai sentieri dell’Appennino ai ghiacci del Nord
Francesco Dignatici
Un risultato importante, costruito lontano dai riflettori, tra allenamenti duri e condizioni estreme. Luca Fontana, originario di Montefiorino, ha conquistato in Norvegia l’Amundsen Race, una delle competizioni più impegnative del panorama internazionale dello sleddog.
Una vittoria che nasce da passione, esperienza e da un rapporto profondo con i propri cani, veri protagonisti di questa impresa.
È stata una stagione di passaggio, senza aspettative.
“Quest’anno siamo saliti a metà gennaio senza un obiettivo preciso. Era un periodo di transizione per me e per il team”. Inizia così il racconto di Luca Fontana, che descrive una stagione partita quasi in sordina, con una squadra in evoluzione. Il passaggio agli Alaskan husky – cani selezionati per questo tipo di competizioni – ha richiesto un adattamento importante. “Sono cani che danno sempre il cento per cento. Da un lato è un vantaggio, perché sono più facili da gestire in gara, ma dall’altro devi insegnargli a dosare le energie, altrimenti rischiano di scoppiare”.
Con tre cani giovani e un team ancora da testare, l’inizio è stato all’insegna della prudenza.
Le prime gare e la costruzione del team.
Dopo alcune settimane di allenamento in Svezia, nella zona di Lilladalen, è arrivata la prima gara, una prova veloce di circa 120 chilometri. “Era più che altro un test. Siamo usciti con dodici cani e abbiamo chiuso terzi. Un buon segnale, ma serviva soprattutto per capire come lavorare insieme”.
Da lì, il lavoro è proseguito tra allenamenti e adattamenti, in un ambiente tanto affascinante quanto impegnativo. “È un territorio che rasenta l’Artico. Per chi viene dalla montagna è qualcosa di speciale, ma è anche molto faticoso”.
La prova del freddo estremo.
Il passaggio successivo è stato in Norvegia, a Røros, per una gara di 200 chilometri. “È stata molto dura, soprattutto per le temperature: tra i -30 e i -32 gradi per due giorni. Correre in quelle condizioni cambia tutto”.
Un banco di prova fondamentale, chiuso a metà classifica, ma ricco di indicazioni. “Mi serviva per capire i cani e me stesso. Come gestire le energie, le soste, l’alimentazione”.
L’Amundsen Race: “Non pensavo alla vittoria”.
Dopo una settimana di riposo e aggiustamenti, è arrivato il momento dell’Amundsen Race. Nessuna aspettativa particolare. “Per me era un’altra occasione per imparare. Volevo continuare a insegnare ai cani quello che ho in mente per il futuro”. E invece, qualcosa è cambiato fin dalla partenza. “Erano carichissimi. Tenerli fermi era quasi impossibile”.
La gara si è rivelata subito impegnativa, tra tratti senza assistenza e gestione autonoma di ogni dettaglio: dal cibo dei cani all’acqua da scaldare con il fornelletto. “Devi portarti tutto. Sei solo con loro”.
La svolta in gara.
Durante il percorso, un imprevisto ha complicato la situazione. “Un cane ha iniziato a non stare bene e ho dovuto caricarlo sulla slitta. Per circa 60 chilometri ho fatto io da ‘dodicesimo cane’, aiutando il team”. Uno sforzo extra che non ha fermato la corsa. Dopo il checkpoint, la sorpresa. “Dai tempi risultavo primo, ma con pochi minuti di vantaggio. Pensavo che mi avrebbero ripreso”.
E invece il distacco è aumentato. “A un certo punto avevo circa 20 chilometri di vantaggio. Non me lo aspettavo”.
Il traguardo e l’emozione.
L’arrivo è stato il momento più intenso. “C’erano mia figlia Lia ed il mio handler, Lorenzo, ad aspettarmi. È stato davvero emozionante”.
Una vittoria vissuta senza retorica, ma con grande consapevolezza. “È la nostra prima vittoria. Non so se sarà l’unica, ma è stata una soddisfazione enorme”.
E il merito, Luca lo ribadisce con chiarezza: “I veri protagonisti sono i cani. Io ho solo cercato di gestirli al meglio”.
Uno sguardo al futuro.
Dopo la gara, il ritorno è stato lungo, ma carico di significato. E l’idea è quella di condividere questa esperienza anche sul territorio. Tra Montefiorino e, forse, Palagano, si stanno già organizzando serate per raccontare dal vivo questa avventura. “Mi piacerebbe portare in giro questo racconto. È un modo per condividere quello che facciamo e magari sostenere la stagione”.
Dai boschi dell’Appennino alle distese ghiacciate del Nord Europa, la storia di Luca Fontana è fatta di passaggi graduali, lavoro quotidiano e passione autentica. Una vittoria che parla semplice, ma arriva lontano.






