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25 ANNI DI CORALE PALAGANESE

La corale del nostro paese fa 25 anni.
Un’occasione importante per rendere omaggio a questo limpido esempio di impegno, aggregazione e tradizione popolare, nella forma che da sempre “Il Paese dei Matti” ama di più: la Musica, in tutte le sue espressioni.
Ottavio Piacentini, direttore di Banda, Corale e scuola di musica nonché vera e propria “istituzione musicale” di Palagano, ci parla della storia e del presente di questa bella realtà fatta di passione, divertimento, ma anche di dedizione costante. Una realtà semplice quanto autentica, uno spiraglio di gioia collettiva che sembra ribadire a gran voce (anzi, a quattro voci dispari) che questo è un bel paese anche perché sa cantare bene.

La LUNA nuova, aprile 2017.

Francesco Dignatici

INTERVISTA A OTTAVIO PIACENTINI

Ciao Ottavio…e buon 25° anniversario alla tua corale. E’ passato un bel po’ di tempo da quel lontano 1992…
Esatto, la nascita “ufficiale” risale al 1992, benché qualche primo “tentativo” ci fosse stato anche qualche anno prima. Quindi sì, il 2017 rappresenta il nostro 25° anniversario.

Come è stato l’inizio?
Eravamo in una trentina; alcuni dei primi coristi cantano tuttora nella nostra corale. Molte persone hanno partecipato nel corso degli anni e si sono poi ritirati, mi piacerebbe poterli menzionare uno ad uno. Mi piace poi ricordare Suor Bianca Maria, che ci accompagnava all’organo durante i primi tempi. Io avevo già esperienza nella direzione della Banda Palaganese. Un primo nucleo di coristi era già esistente nel nostro comune ed era impegnato a livello parrocchiale, in particolare sotto la guida di Padre Aristide. Successivamente è stato chiesto a me di prendere in mano la direzione del coro.

Come hai imparato a dirigere la corale?
Ho dovuto studiare, non è stato semplice. Io venivo dalla direzione della banda, ma ovviamente il coro richiedeva tutta un’altra competenza. Ero ben consapevole che bisognava essere preparati per una cosa di questo genere, non mi potevo improvvisare. Sono andato per quasi quattro anni a lezione di canto dal maestro Boretti Gianfranco e, successivamente, mi sono diplomato al corso di direzione di coro organizzato dall’Istituto Diocesano di Musica Sacra. Il livello del corso è sicuramente pari a quello di un corso di conservatorio, forse anche più difficile. Ci sono stati solo tre diplomati in quel corso da quando l’hanno istituito; molti hanno rinunciato perché ne avevano sottovalutato la difficoltà. C’erano docenti del conservatorio che ti insegnavano cose come armonia, contrappunto, lettura pianistica e non solo. è chiaro che nella musica come in altre materie, non si finirebbe mai di imparare ancora. Però un minimo di preparazione la volevo avere ed è per questo che ho ritenuto indispensabile formarmi.

Di che tipo di corale si tratta a livello di voci?
Siamo partiti subito con 4 voci miste, ovvero due voci maschili e due voci femminili.

Quale era l’idea di repertorio da proporre?
Abbiamo cominciato con brani religiosi; poi ognuno di noi ha manifestato interesse per musiche diverse da proporre alla corale; a chi piacevano i canti alpini o popolari, a chi piaceva la musica classica; ad altri piaceva qualcosa del filone della musica da ballo; altri volevano proporre cose liturgiche di maggiore impegno; piano piano abbiamo iniziato a mettere in repertorio tutte queste idee.

Le armonizzazioni ed il tuo approccio alla direzione si sono in qualche modo adattate alle caratteristiche vocali e personali dei coristi?
Certamente, conoscendo bene le voci e le persone, progressivamente impari a fare le cose “su misura”. Le armonizzazioni vengono necessariamente cucite addosso alle risorse dei coristi.

Come erano i primi risultati di canto corale?
Siamo dovuti crescere, io per primo. Mi ricordo che provammo anche un canto scritto ed armonizzato da me, “Dormi mia bella, dormi”. All’inizio il risultato fu un po’ una tristezza ma sono convinto che, se la riprendessimo in mano seriamente adesso, cambierebbe tutto, armonizzazione inclusa. Ora è diverso, in un attimo riusciamo ad imbastire una canzone.
Un po’ di tecnica musicale: si parte da un brano che è stato armonizzato da qualcuno, ovvero ne sono state scritte le parti vocali le quali, cantate insieme, formano questa magia che è il canto corale. Talvolta sei tu, Ottavio, l’armonizzatore. Poi cosa succede?
Un tempo, ad esempio, vi erano canti popolari costituiti da una sola voce, nessuna armonizzazione. In altri casi esistono anche delle armonizzazioni cosiddette “naturali”: si canta insieme, poi si tende ognuno a seguire la propria estensione vocale, ad istinto, differenziando così le linee melodiche ed originando un primo “tentativo” di armonizzazione. Nel corso della storia, le tecniche di armonizzazione vocale si sono via via assodate, fino a costituire una disciplina musicale a se stante e strutturata. Esistono regole su come si armonizza un pezzo e si assegnano le varie parti alle differenti voci. Chiaramente è musica, non è tutto scritto, molto sta all’esperienza ma anche al gusto dell’armonizzatore, non solo al semplice rispetto di alcune regole.
Ricordo a questo proposito una frase che mi disse il maestro Gian Stellari: “Ci sono mille modi di armonizzare un brano ma solo uno è quello giusto. Quando ci prendi hai fatto una bel lavoro. Quando non ci prendi, hai comunque seguito una delle strade possibili”. Chiaramente, dire che ci sia “una sola” strada possibile non va inteso in senso letterale, ma la frase di Gian Stellari è comunque molto significativa.
In generale va anche detto che un buon “amalgama” corale è generalmente più difficile con le voci miste rispetto a quando si hanno, ad esempio, solo voci maschili. Alla luce anche di questo, devo dire che ci è sempre stato riconosciuto il raggiungimento di una buona unione fra le nostre voci.

Col passare del tempo e grazie alle prove, il coro ha acquisito poi una maggiore sicurezza ed il repertorio si è ulteriormente allargato.
Fino a qualche bella partecipazione a rassegne in giro per l’Italia…
Sì, sono stati inseriti ad esempio brani di musica leggera, che sfuggivano dalla logica e dall’intento dei canti popolari o religiosi. Ci siamo tolti qualche soddisfazione, facendo delle belle trasferte al di fuori del nostro territorio, come in Toscana ed in Veneto.

Come vedi questo coro rispetto ad altre realtà della zona in qualche modo simili?
Non è certo bello autocelebrarsi o fare confronti. Possiamo però dire onestamente che ora riusciamo sempre a dire la nostra e farci apprezzare. Va detto che il discorso è altamente soggettivo. Talvolta l’impatto complessivo di un coro sul pubblico è legato anche alla comunicativa, non solo alla tecnica vocale ed alla direzione in se.

Ci sono state collaborazioni o confronti con altre realtà di cori che vorresti menzionare in particolare?
Giovanni Torri, ad esempio, ha tenuto lezioni di canto alla nostra corale, cosa che ha rappresentato una bella occasione di crescita. Analogamente è successo con Fedele Fantuzzi del coro “La Baita” di Scandiano, un coro a quattro voci maschili di altissimo livello.

Quali prospettive vedi per la crescita ed il miglioramento del coro?
Devo dire che siamo tornati ad un buon livello, non ci si può lamentare. A me piace comunque mettermi in discussione e vedrei bene, ad esempio, la possibilità che qualche altro maestro esterno alla nostra corale ci mettesse a disposizione la propria competenza, tenendo delle lezioni. Quando ciò è avvenuto in passato, si è sempre trattato di occasioni di crescita. Sarebbe importante rifare cose di questo tipo. Un’altra bella esperienza è stata poi quella intrapresa a partire dall’anno scorso, ovvero la corale di formazione diretta da Roberto Soci [Voci del Frignano, n.d.a.]. è stato un esperimento di canto corale a cui hanno preso parte circa centocinquanta elementi, fra cui alcuni nostri coristi. C’è stata un’esibizione a Modena, durante la bellissima manifestazione CoriaMO e si può ben dire che l’esperimento sia riuscito. Prima dell’esibizione del coro di formazione, abbiamo cantato in pieno centro storico, una bella esperienza.

Tra le novità, vanno menzionate anche alcune nuove composizioni originali. L’inno “La Memoria”, dedicato all’eccidio nazi-fascista avvenuto nel nostro comune, direi che sia stato un esperimento importante e di rilievo…
è arrivato il sindaco da me e mi fa: “Queste sono le parole [di Patrizia Dignatici, n.d.a.], riesci a farne una canzone?”. Non è facile, sai, conciliare contenuti, poetica, metrica, melodia ed armonia. All’inizio volevo rinunciare, poi mi ci sono dedicato. Mi ha ispirato l’idea di creare una strofa lenta e sofferta, affiancata ad un ritornello più movimentato e vivo: la luce che si accende. La corale sta anche lavorando ad un nuovo inno per il nostro paese. L’ho composto io, è in fase di rifinitura. Ha tanti spunti legati all’amore per Palagano, dal paesaggio, al cuore dei suoi abitanti, all’intramontabile poema “La Palaganeide”.

Qual è l’importanza di una proposta come il canto corale di questo tipo?
è una vita che mi impegno affinché tradizioni come queste rimangano vive. Certo richiedono impegno. Molti giovani vogliono arrivare presto ad un risultato, senza però avere voglia di impegnarsi con costanza. Si può poi ovviare al confronto fra “musica giovane” e “musica vecchia” o “superata”, basta andare un po’ nel profondo: tanti aspetti musicali rimangono immutati se si passa da un canto popolare ad un brano moderno. Per andare nel profondo servono però delle basi e queste si acquisiscono soprattutto con lo studio, l’applicazione, l’impegno.

Si può dire che, nonostante tutto, Palagano rimane un po’ “speciale”, musicalmente parlando?
Sì, si può dire. Non ci sono molti paesi che hanno tutti questi ragazzi che suonano assieme, che hanno una banda, hanno un coro, hanno tanti appassionati di musica. E la cosa continua, non finisce. E’ segno del fatto che c’è una tradizione radicata e credo che anche l’avere speso impegno su alcune iniziative tra cui coro, banda e corsi musicali abbia giocato il suo ruolo. Qui la musica è di casa. E’ un valore da non perdere.

Nome: Corale Palaganese
Anno di nascita: 1992
Periodo di attività: 1992 – ancora in attività
Genere: musica sacra – musica popolare – musica classica – musica leggera
Tipologia vocale: 4 voci miste

I COMPONENTI (negli ultimi due anni di attività)

Soprani: Marina Casini, Paola Casini, Silvana Ferrarini, Maria Rita Casini, Cristiana Casini, Milena Linari, Viviana Pacchiarini, Albicini Carla, Mary Lazzarini, Maria Grazia Ricchi
Contralti: Carmen Bocchi, Anna Bertugli, Tina Piacentini, Maria Rosa Galvani, Paola Perini, Angela Facchini, Elia Salvatori
Tenori: Carlo Albicini, Cleto Galvani, Davide Ranucci, Bruno Ricchi, Gino Ricchi, Claudio Rosini
Bassi: Graziano Albicini, Bruno Paglia, Alberto Ugolini, Luciano Braglia, Etienne Guigli, Giuseppe Dignatici, Francesco Dignatici
Direttore: Ottavio Piacentini
Strumentisti (per collaborazioni occasionali): Nicola Fratti (piano, tastiere), Francesco Piacentini (percussioni), Claudio Mattioli (piano, tastiere), Claudia Rondelli (piano, tastiere)

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