Bruno Ricchi da tempo sta lavorando al ricordo di quei palaganesi che hanno lasciato una loro traccia, un ricordo, che sono stati “dei personaggi” e che non sono più tra noi.
Bruno scrive in “ottava rima” e, spesso, anche in forma un po’ arcaica, mettendo in evidenza per ogni personaggio quel tratto caratteristico, importante, curioso per i quali il ricordo rimane vivo anche dopo molti anni dalla scomparsa.

Paola Levrini 
Gianluca Tincani
Serena, Nadia (1) nonostante i guai
giù a Casina con Beppe e con Paolino
faceva i turni alla “Cassa” dei “Ciacciai”
e dura lotta al crudele destino
lo scoramento non la prese mai
e sorrise anche l’ultimo mattino!
Nadia, nella tua grande sofferenza
Ci hai dato esempio di bontà e pazienza!
Alto fra i “confratelli” in processione
viene Bertugli Ernesto (2) dal Casello
d’ottimo aspetto e reputazione
con alpino umorismo sul cappello
ti racconta il “colore” del marrone
con l’aggiunta via via di qualche orpello.
La vita giovanil pericolosa
mutò: calma, serena e laboriosa!
Note
(1) Rebottini Nadia (1955 – 2014).
Nata a Riolo di Palagano, da Goffredo e Caterina Barbati, Nadia ha vissuto la fanciullezza a Palagano ove pure ha frequentato le scuole elementari raggiungendole sempre a piedi anche durante la stagione invernale. La famiglia si è poi trasferita da Palagano al Poggio di Costrignano ove il padre, agricoltore, conduceva la piccola azienda. Nel 1976 Goffredo, che nel frattempo lavorava come forestale, fu assegnatario di un appartamento nella casa popolare di Casina ove si trasferì con la famiglia; da allora Nadia diventò per tutti “la Nadia da Casina”. Nadia, coi due figli Giuseppe e Paolo, ha poi sempre vissuto a Palagano, dedicandosi a diverse attività di volontariato, nonostante la grave malattia che l’aveva colpita. La ricordo in particolare per tanti anni volontaria dell’ambulanza di Palagano e per altrettanti anni “cassiera” nello stand dei Maestri Ciacciai, sia a Palagano che nelle varie uscite nei comuni della provincia. Nadia era molto amante dei fiori e credo ciò in linea con la grande bontà d’animo e disponibilità verso tutti. La ricordiamo tutti con affetto e riconoscenza.
(2) Bertugli Ernesto (1919 – 2015).
Nato in famiglia contadina di povere condizioni a “Casa Folino”, frequenta alcune classi elementari a Palagano avendo fra l’altro come insegnante anche Suor Imelde delle Francescane di Palagano. Militare di leva nel 1939, prende parte alla guerra lampo con la Francia nel 91° Compagnia Mortai; nel 1941/1942 è alpino in Russia nella “Sacca del Don” ove riporta parziale congelamento ad una mano e ad un piede; rientra a piedi a Vipiteno e viene ricoverato all’ospedale di Feltre. Ripreso dai tedeschi durante la Repubblica di Salò, viene inviato a Bolzaneto ove riesce a fuggire mentre in colonna veniva trasferito alla stazione ferroviaria per l’invio in Germania. L’8 dicembre 1944 sposa Lidia Bononi, da cui avrà quattro figli, due maschi e due femmine. Nel primissimo dopoguerra si dedica al commercio di bestiame e, specialmente, nel trasferire bestiame vivo dall’Appennino in Toscana con viaggio interamente a piedi. Data la statura e la forte fibra, Ernesto, da sempre iscritto alla “Confraternita del Santissimo”, portava in processione la bandiera lunga o uno dei lampioni pesanti; tutte le domeniche, immancabilmente, raggiungeva Palagano col furgoncino “Ape” in compagnia della moglie per la S. Messa. Si racconta di Ernesto un aneddoto: allorché una signora gli chiese come mai le avesse venduto dei marroni rossicci, rispose che per il tipo più scuro doveva rivolgersi altrove.




