
Maddalena De Bernardi
In Alto Adige e in Germania Rauhnacht indica le dodici notti fra Natale e l’Epifania. Secondo le tradizioni popolari tramandate dalle antiche tribù celtiche si tratta di un momento magico, fuori dal tempo, perché evoca la differenza fra calendario solare e lunare: giorni inesistenti e dunque tempo in cui tutto può accadere. Raccontano le leggende popolari che fra la notte di Vigilia e il 6 gennaio si spalancano – di nuovo, dopo Ognissanti – le porte fra il mondo di qui e l’aldilà. Può accadere, per questo, di fare strani incontri magici, vedere ombre misteriose, avere sogni premonitori e sentire in giro per casa il rumore dei folletti che vengono a sbirciare fra i nostri segreti.
Così raccontano le leggende.
In questo momento magico, che segna la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo, troviamo il rito dei desideri. Secondo alcuni sono trenta e partirebbero dall’inizio del mese di dicembre, secondo altri dodici, in modo da occupare proprio i dodici giorni del Rauhnacht. Ma il punto è un altro e riguarda la nostra capacità di chiederci ancora che cosa desidera il nostro cuore. Un tempo era facile, vero? Da bambini si scriveva la letterina di Babbo Natale e quando capita di ritrovarne una a volte si leggono messaggi davvero emozionanti, fuori dal comune. Oggi il rischio è di trasformare la letterina in uno sterile elenco di richieste di regali, ma la verità è che scrivere una letterina di Natale, come la tradizione dei desideri, è un atto molto più profondo.
Pensa ai desideri che vorresti veder realizzati nel prossimo anno.
Probabilmente all’inizio ti verranno in mente obiettivi a breve termine e necessità materiali: esigenze familiari, contratti lavorativi, case, auto, desideriamo innanzitutto ciò che serve ai nostri bisogni concreti. Scavando, lentamente appariranno altri ordini di desideri. Si tratta, per esempio, degli obiettivi a lungo termine, quelli che spesso… dimentichiamo! Sì, presi dalla fretta della routine e dalle giornate, dove ogni fetta di tempo se ne va tra lavoro e incombenze quotidiane, dimentichiamo di spargere intorno a noi delle briciole che siano in grado di ricordarci la strada che desideriamo percorrere. Qual è? Dietro alla nostra fatica, alle decisioni lavorative, al tempo e all’energia che dedichiamo a ciò che facciamo c’è il calcolo di un obiettivo, solo che spesso dimentichiamo di chiederci quale sia il fine. Che cos’è davvero importante per la nostra vita?
A un livello ancora più profondo si nascondono i desideri che non ci raccontiamo. Durante l’infanzia sognare è più facile. Poi, passa il tempo e gli anni, nello scontro con l’esistenza, vengono scritti anche dalle speranze disattese, dagli incontri mancati o i sogni che, ora lo sappiamo, non erano così facili da far avverare. Eppure, proprio dentro ai sogni mancati c’è una chiave importante. Non tutti i sogni sono fatti per essere realizzati: alcuni faranno parte per sempre della nostra ricchezza immaginativa, un tesoro da accarezzare, cullare e magari trasmettere agli altri, i bambini della nuova generazione. Altri sogni sono quelli che non osiamo più considerare.
L’età adulta e il mondo in cui ci è capitato di vivere ci educa a essere realisti. Crescere, nella nostra società, significa smettere di giocare e imparare a diventare pratici, portare “a casa uno stipendio”, lavorare e far tornare i conti. Ma i conti non tornano quando manca la felicità. Chiederci che cosa sa renderci felici non ci farà diventare meno concreti, anzi, al contrario, saprà dare l’energia e la visione necessaria per raggiungere obiettivi ancora più alti. Arrampicarsi verso i propri sogni costa fatica: implica una distanza da percorrere e accorciare, proprio come si fa andando verso una montagna prima vista da lontano e poi conquistata, passo dopo passo. Per farlo abbiamo bisogno di ricordare che cosa c’è, per noi, sulla cima, qual è la posta in gioco. Un semplice gioco dell’immaginazione può aiutarci. Se proviamo a immaginarci tra tanti e tanti anni dobbiamo pensare a cosa avrà contribuito al senso della nostra vita: che cosa l’avrà fatta più bella e ricca? Nell’ultimo giorno della nostra vita non ricorderemo calcoli o bollette, che in un mondo o nell’altro avremo risolto, ma quello che ci ha fatto sorridere, quello che è stato capace di aggiungere sale ai nostri giorni, dare sapore e sostanza.
Questo dicembre, mentre guardi distrattamente dalla finestra o fai un brindisi all’anno nuovo, potresti tornare a chiedertelo, che cosa ancora sa renderti felice. E partire da questo per costruire il nuovo anno che inizia. A proposito, secondo la tradizione di Rauhnacht si fa così: a partire da oggi prenditi un po’ di giorni per scrivere tutti i tuoi desideri. Scrivili su striscioline di carta, poi arrotola e metti in un barattolo o un sacchettino. Ogni giorno, a partire da Natale, ne estrarrai uno e lo brucerai. L’ultimo, il foglietto che resterà, sarà il desiderio di cui ti prenderai cura per tutto l’anno. Attenzione, noi adulti siamo molto bravi a evitare i desideri “impossibili” e puntare sui desideri ragionevoli, tuttavia la felicità ragionevole non è, o almeno non sempre. Ci penserà la vita a far scendere i desideri nel possibile, noi intanto puntiamo verso le stelle. Qualcosa accadrà. Buon Anno!




