CURSUS HONORUM

Ma è possibile improvvisarsi politici?
è possibile imparare sul campo la gestione della cosa pubblica?

La LUNA nuova, dicembre 2024.

Francesco De Vice

Questa strana locuzione affonda le sue radici nel passato, precisamente nell’antica Roma. Esso consisteva in un percorso prestabilito che gli aspiranti alla carriera politica dovevano seguire.
Una sorta di itinerario era intrapreso anche dai militanti dei primi partiti moderni che nacquero intorno alla fine dell’ottocento. Furono le prime formazioni politiche di massa. Queste nel corso degli anni subirono numerosi cambiamenti come quello avvenuto all’indomani della caduta del fascismo. In quest’epoca essi assunsero un ruolo centrale nella transizione alla democrazia, nella redazione della Costituzione e nella vita politica e sociale della Repubblica. Questi partiti, così come li abbiamo conosciuti fino all’inizio degli anni ’90, non esistono più e sono stati sostituiti da forze politiche nuove che non hanno una chiara impostazione ideologica. Lo spartiacque del cambiamento tra gli schieramenti politici tradizionali e quelli della cosiddetta seconda Repubblica non avvenne nel 1994, anno in cui vinse la compagine politica di Silvio Berlusconi, ma nel 1992, quando Arnaldo Forlani decise di ritirarsi dalla corsa al Quirinale. Fu la fine di un’epoca che avrebbe vissuto una lunga agonia, tra inchieste giudiziarie, attentati, governi tecnici, timori di colpi di stato e il disfacimento dei partiti. Dalle ceneri del vecchio sistema è nata una nuova geografia politica che ha fatto crescere il ruolo dei leader a discapito del peso e della funzione del partito che, con la morte delle ideologie, non aggrega più masse come in passato.
Se a questo aggiungiamo la spettacolarizzazione del linguaggio politico che ha ridotto il ruolo democratico degli schieramenti, abbiamo davanti ai nostri occhi un quadro molto inquietante. Un tempo all’interno dei raggruppamenti politici vi erano le scuole di partito come quelle del Pci e della Dc in cui si studiavano le basi del diritto e della filosofia. Insomma, si investiva sulla crescita di una futura classe dirigente che aveva idee e visione prospettica di Paese. Era nata la figura del professionista politico che non improvvisava e svolgeva questo compito come una missione. Negli ultimi decenni, però, dopo lo sfaldamento del vecchio sistema, pare che i nuovi partiti abbiano smesso di investire nella formazione degli associati chiudendo i luoghi di istruzione. Questo ha favorito la nascita di una figura di politico proveniente dalla società civile, forse anche meno competente dei suoi predecessori.
Ma è possibile improvvisarsi politici? è possibile imparare sul campo la gestione della cosa pubblica? La risposta è no. Sarebbe come mandare un medico a fare pratica direttamente sui pazienti per imparare ad operare.
Trent’anni fa gli amministratori venivano reclutati tra i tesserati che avevano una solida preparazione tecnica alle spalle. Poi, con la chiusura degli spazi culturali, le compagini politiche hanno smesso anche di celebrare i congressi, eventi in cui vi era un confronto sulla linea politica che coinvolgeva gli iscritti o i loro delegati. Uno ambito per esercitare la democrazia oggi soppiantato delle primarie che hanno spesso esiti scontati.
Gli odierni schieramenti politici si caratterizzano, rispetto al passato, per l’assenza di una cultura giuridica ed umanistica. Gli effetti di tale situazione hanno prodotto, come sopra accennato, la fine delle ideologie dominanti.
Morte queste, i nuovi gruppi politici sono rimasti privi di radici storiche senza la capacità di guardare al futuro attraverso un progetto di Paese. Oggi sarebbe necessaria una rivoluzione copernicana del sistema politico riannodando il passato col presente. Chissà, forse con l’arrivo di un nuovo “messia” dalle ampie vedute questo miracolo potrebbe avvenire. Nell’attesa, però, consoliamoci con il filosofo francese Althusser secondo cui l’ideologia è “un sistema di idee solo in quanto è un sistema di rapporti sociali” che costituiscono la linfa vitale di ogni società.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *