All’interno della Comunità Internazionale, la Santa Sede è uno degli attori
diplomatici più antichi.

Francesco De Vice
All’interno della Comunità Internazionale, la Santa Sede è uno degli attori
diplomatici più antichi. Essa vanta il titolo di prima diplomazia al mondo. Lo slancio diplomatico della Santa Sede ha contribuito in vari modi alla costruzione di una società internazionale armoniosa e pacifica spesso concorrendo alla risoluzioni di crisi di grave entità.
Prima di parlare delle origini della diplomazia pontificia, occorre chiarire un vizio di forma.
Spesso erroneamente si usano le denominazioni “Santa Sede” e “Vaticano” come se fossero intercambiabili. Tale sovrapposizione è errata, in quanto queste due istituzioni rivestono ruoli diversi sia dal punto di vista religioso
che politico. È infatti la Santa Sede che mantiene le relazioni diplomatiche con gli Stati poiché è dotata di soggettività internazionale. Tale attribuzione le è stata riconosciuta molto tempo prima che venisse costituito lo Stato della Città del Vaticano, con la firma dei Patti Lateranensi (1929).
Le origini dell’azione internazionale pontificia affondano le loro radici nei primi secoli della storia della Chiesa. I primi membri del corpo diplomatico della Santa Sede erano detti Apocrisari, cioè rappresentanti dei vescovi nella vita ecclesiastica. Essi costituiscono le prime figure di diplomatici permanenti. Cominciarono ad avere basi più solide e strutturate quando la Chiesa, organizzata in Metropolie e Diocesi, avvertì il bisogno di ambasciatori viaggianti che, a Concilio o Sinodo chiuso, fossero capaci di interagire con le gararchie e risolvere le dispute teologiche. Verranno poi sostituiti con la figura del “legatus missus” del IX secolo. I Legati Pontifici erano in sostanza dei rappresentanti del Pontefice aventi la funzione di curare e rafforzare i rapporti esterni della Chiesa. A tal fine, essi venivano investiti non solo di poteri religiosi, ma anche di poteri civili.
è nel XV secolo che furono istituite delle vere e proprie missioni permanenti della diplomazia pontificia. Avevano funzioni simili alle attuali Ambasciate ed assunsero la denominazione di “Nunziatura”. La prima venne stabilita presso la Serenissima nel 1488, alla corte del Doge. A seguire, nacquero altre Nunziature in molte zone d’Europa: Parigi (1500), Vienna (1513), Polonia (1555), Portogallo (1513), Belgio (1577).
Grazie al francese Charles Maurice de Tayllerand, durante il Congresso di Vienna (1815) il rappresentante pontificio venne equiparato alla figura dell’Ambasciatore degli altri Stati, status giuridico che i rappresentanti diplomatici pontifici mantennero anche nel periodo in cui il Pontefice venne privato del potere temporale (1870-1929).
Dalla sua costituzione, la diplomazia pontificia ha sempre sentito vivo l’obbligo di collaborare con tutti gli Stati per far fronte alle tante sfide che l’epoca moderna pone al mondo.
In questa sua posizione ha la possibilità di interessarsi ai problemi della convivenza fra popoli come interlocutore diretto dei paesi interessati. I pontefici più volte si sono rivolti alla diplomazia pontificia invitando i funzionari ad avere dei comportamenti appropriati in relazione al ruolo rivestito. Tra questi moniti ricordiamo quello di S. Pio X che in un noto memorandum sollecitava “i Rappresentanti Pontifici ad essere ecclesiastici di condotta non solamente morale, ma esemplarmente ecclesiastica”.
Questo breve percorso sulla storia della diplomazia pontificia ci porta ad una conclusione importante: La Santa Sede ha sempre ritenuto un suo dovere agire per la salvaguardia dei diritti umani, sospinta nel suo impegno diplomatico da un amore sincero per tutti gli uomini e per tutti i popoli.


