Tutto si muove, tutto accade: ogni attimo.

Maddalena De Bernardi
Dalla finestra di casa di Erminia si vedeva la montagna. Era un paesaggio che la faceva arrabbiare e protestare, per me familiare e con cui, invece, lei non andava per niente d’accordo. Per me era la montagna che avevo sempre visto, ma lei ribatteva – certo che no, un tempo non era affatto così. C’era un tempo in cui la roccia occupava tutto l’orizzonte, fino al cielo. Poi la montagna era stata scavata, smangiata e divorata, piano piano.
Sembra che già viandanti ed esploratori etruschi millemila anni fa arrivassero qui camminando attraverso i crinali delle montagne, dalla Toscana fino alle montagne dell’Appennino modenese, a cercare metalli preziosi. Ci fu un tempo in cui qualcuno scavò in quelle che oggi sono le miniere abbandonate dei Cinghi e di Toggiano e sembra che persino il nome Palagano e Boccassuolo echeggino di questo passato. Palagano, forse da palàga, “pepita d’oro”, Boccassuolo, “bocche nel suolo”, forse emanazioni di gas metano dalla terra.
Durante il Trecento e poi nel Seicento mappe e documenti riportano una traccia del territorio. L’attività di estrazione della ghiaia comparirà a pieno ritmo nel Novecento: la montagna è scavata, ridisegnata, solcata. La geografia disegna il tempo.
Il cambiamento è una curva che fra le montagne della vita diventa tornante. D’altronde è la parola stessa a dirlo. La parola cambiamento deriva dal verbo greco “kamptein”, che rimanda al significato di “curvare, piegare, girare intorno”. Come il collo, quando tu cammini dritto per la tua strada e invece ti volti a guardare in un’altra direzione, magari perché la vita stessa ti ci ha costretto. L’esistenza ci prende per la testa e costringe a cambiare sguardo. Sì, quello che cambia è lo sguardo perché all’improvviso dietro quella curva c’è qualcosa di diverso, a cui dobbiamo ancora abituarci. Un paesaggio nuovo.
A volte diciamo che il cambiamento è positivo, a volte negativo. Ma, attenzione, non è mai il cambiamento a esserlo: sono solo gli effetti. È l’impatto quello che noi giudichiamo positivo o negativo per la nostra vita. In fondo è come il tempo. Il tempo è immobile, sono i suoi effetti a incollarsi sulle nostre facce e scavarle con sorrisi, lacrime, rughe.
Forse è per questo che quando incontriamo qualcuno dopo molto tempo rispondiamo sempre, credendo di dire la cosa più bella, “sei sempre uguale”, “ti trovo bene, sei proprio come l’ultima volta che ti ho visto”. Ma davvero è così importante essere sempre uguali? No, la verità che ci dà sicurezza dirlo e sentircelo dire, ma nel battito d’ali che è il tempo accadono mille onde. A volte si tratta di frammenti impercettibili, altre volte di voragini che rischiano di inghiottirci; si può invecchiare di cento anni in un giorno e poi all’improvviso tornare bambini nello spazio di una risata. Questo è il mistero e il potere del tempo: in fondo esiste solo dentro di noi.
Allora forse c’è un’altra lezione che possiamo imparare. A insegnarcela è il tarassaco, a insegnarcela sono le lucciole, che dormono tutto l’inverno nascoste per poi riemergere nelle sere estive come arrivando da chissà dove. A insegnarcela è la natura, ovunque ci guardiamo intorno.
Il tarassaco, che ha mille nomi e alcuni chiamano dente di leone o piscialetto, è anche il soffione che vediamo ondeggiare nei campi, a cui tradizionalmente si affidano i desideri. Ci sono persone che nemmeno lo sospettano, eppure si tratta della stessa pianta: il fiore dai petali gialli nel corso della sua vita diventa una sfera bianca destinata a far volare ovunque i suoi semi.
Ecco l’insegnamento della natura: la lezione della trasformazione. Questo termine, che ha un’origine latina, è composto da trans e forma: oltre e attraverso la forma. Come ci raccontano certe piante o le larve di farfalla, la vera trasformazione viene da dentro: accade all’interno di noi. Cambiare forma, che sfida ci offre la vita. Mutare, parola ancora più antica, ci indica che il cambiamento ha a che fare con il movimento e forse la capacità difficile e necessaria da allenare è quella che ha a che fare con il movimento dei nostri pensieri. Allenarci a diventare nuvole, a traformare i pensieri e lasciarli correre, vedere come prendono disegni diversi per poi disfarsi e rifarsi.
Intanto sotto strati di roccia gli ofioliti dai toni vivaci verde marino e viola raccontano una storia ancora più antica. Al di là degli strati del tempo l’oceano riposa nella montagna e frammenti della crosta oceanica ci lasciano immaginare l’oceano primordiale di un paesaggio vissuto oltre 150 milioni di anni fa.
Tutto si muove, tutto accade: ogni attimo. Quindi, buon cambiamento a noi e non diciamoci più “Come stai bene, ti trovo sempre uguale”. Che l’augurio dell’estate e della nuova stagione che verrà sia: raccontami il cambiamento che stai attraversando e lasciamoci diventare trasformazione.


