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I COLLECTIN’ SPARKS, PARTE SECONDA: L’ATTERRAGGIO IN NESSUN DOVE

Il 22 dicembre 2018, “Nowherelanding” (si legge Nouerlènding) compare su tutte le piattaforme online a disposizione dei Collectin’ Sparks, gratuitamente e per chiunque voglia goderne. Contestualmente, viene presentato il formato cd di questa raccolta di tredici nuovi brani, che la band ama definire come “il nostro secondo primo album”. Dopo l’operazione antologica ed autobiografica del primo disco, dove venivano riscoperte le composizioni che avevano accompagnato Michele e Nicola Fiorenzi nella loro prima giovinezza, la band cambia pelle, gettando anima e corpo su nuovo materiale inedito che prende forma a partire dall’estate 2015. Il secondo lavoro dei Collectin’ Sparks trasuda la voglia di reinvenzione del proprio linguaggio, percorrendo sentieri non battuti e talvolta oscuri, sia nella musica che nelle tematiche. Tra coloro che hanno già avuto modo di ascoltare “Nowherelanding”, c’è chi ha deciso di rendere pubblica la propria sensazione “a caldo” tramite i social network e di farci dono della propria recensione.

La LUNA nuova, maggio 2019.

A cura di Francesco Dignatici

SCINTILLE CHE ESPLODONO DALL’INCONSCIO

Giovanni Volpi

Recentemente, mia moglie ha avuto la fortuna di registrare un contributo vocale per un album, il cui titolo è “Nowherelanding”. Non avevo sentito prima d’ora il nome della band e mi spiace perché è una realtà del nostro territorio (più precisamente di Palagano). Ascoltando il loro repertorio, sono rimasto stupito dalla bravura tecnica e dal gusto per le scelte sonore, ricevendo conferma di quante cose belle può produrre la pura passione.Voglio dare il mio piccolo contributo alla diffusione della loro popolarità, condividendo il lancio dell’album, di cui ho assistito al concerto di anteprima allo Stones Cafè di Vignola […].
Le sonorità di questo album meritano un commento di puro istinto, traducendo in parole l’onda di sensazioni che deve essere cavalcata. Ci troviamo di fronte a un gruppo unito dalla passione vera per la musica, senza paura di ritagliarsi, con i propri brani inediti, uno spazio nel panorama artistico. Si cimentano anche in brani cover, con arrangiamenti ben caratterizzati, ma meritano di essere conosciuti nel proprio linguaggio di compositori. Senza soffermarmi troppo a scavare nella mia personale cultura musicale, ritrovo soprattutto in questo Nowherelanding una miscela di voce e strumenti che mi ricorda Layne Staley degli Alice in Chains, così come affiora l’elegante personalità dei Crash Test Dummies nelle tracce dominate da un’impostazione più grave della voce. Ho anche riscoperto, in vari punti, la personalità dei Faith No More nel loro album The Real Thing. Ma è l’immediato impatto di The Nowherelanding Crash, brano di apertura, che mi ha restituito le sensazioni di un raffinato progetto musicale italiano di inizio 2000, l’album Floatin’ Around dei Medusa’s Spite. Sto elencando musicisti che, in vario modo, hanno lasciato segni importanti nella musica internazionale degli ultimi trent’anni e che potrebbero aver influenzato la creatività dei Collectin’ Sparks. Se mai queste ispirazioni fossero reali, è davvero pregevole come i brani dell’album non siano né “citazioni”, né “copiature” degli artisti che ho elencato, ma intepretazioni del tutto inedite e personali di uno stile e di una modalità di espressione artistica dalle sonorità poderose, sottolineate da un ritmo sempre ben “pestato” e incalzante, anche nelle ritmiche più lente. Sono “scintille” che esplodono quasi dalle oscurità profonde dell’inconscio, per tradursi in un’onda che trasporta senza sosta, proprio come quella che ha fatto vibrare le pareti dello Stones Cafè nella serata di debutto in pubblico del nuovo album.

IL SECONDO ALBUM E’ SEMPRE IL PIU’ DIFFICILE

Marco Pirritano

Come dice Caparezza: “Il secondo album è sempre il più difficile della carriera di un artista”… (lo so, lo dico sempre…) e se lo dice lui, chi sono io per contraddirlo…? La scorsa settimana ho avuto il piacere di ascoltare la nuova “fatica” in studio dei Collectin’ Sparks: Nowherelanding. Noi rockers aridi e ruvidi ben poco facciamo attenzione all’estetica, ma appena preso in mano il suddetto cd si riconosce subito il “Collectin’ Sparks style”: attenzione al minimo dettaglio. Curatissimo, con immagini che (una volta ascoltato il cd) rimandano molto alle canzoni. Il libretto con i testi, poi, è una chicca che a me scioglie sempre il cuore. Azzeccatissima, a mio modo di vedere, la scelta di mettere come prima traccia proprio la (quasi) titletrack, una sorta di manifesto programmatico che introduce in maniera perfetta all’ascolto. Molto belle le sonorità di “I Want”, un bel tuffo nel passato. “Venice” ti resta in testa ancora prima che finisca e ti trovi a cantare “I’m going down” già al primo ascolto… Belle cariche, senza essere eccessive, “Far Away” e “The Unexpected”. Le influenze grunge dei Collectin’ Sparks ci sono e si sentono, ma non sono invadenti, sono state un po’ smussate ed ingentilite. Delicatissima e davvero bella la ballad “Mornin’ Star”, “Una ballata da limone” l’ha definita il mio amico Michele Farina [K-Rock Radio Station, nda], anche se siamo in disaccordo su chi sia in realtà questa “Mornin ‘Star”… ma la musica è bella anche per questo, ognuno ci può vedere quello che vuole, in base alla propria sensibilità. Uno dei miei brani preferiti al momento è “Neon Lights”, trascinante, irrequieta, sembra davvero di entrare in una stanza con delle luci al neon impazzite. Che dire… più che una conferma, un album maturo di una band che meriterebbe una visibilità molto maggiore, del resto non dimentichiamo sono arrivati alle finali nazionali di Rock Targato Italia nel 2017 dopo aver vinto le selezioni regionali. E se ne avete il tempo ascoltate l’album leggendo il libretto dei testi, vi immergerete ancora di più nel mood e nelle atmosfere di questo “Nowherelanding”… mi ricorda Layne Staley degli Alice in Chains, così come affiora l’elegante personalità dei Crash Test Dummies nelle tracce dominate da un’impostazione più grave della voce. Ho anche riscoperto, in vari punti, la personalità dei Faith No More nel loro album The Real Thing. Ma è l’immediato impatto di The Nowherelanding Crash, brano di apertura, che mi ha restituito le sensazioni di un raffinato progetto musicale italiano di inizio 2000, l’album Floatin’ Around dei Medusa’s Spite. Sto elencando musicisti che, in vario modo, hanno lasciato segni importanti nella musica internazionale degli ultimi trent’anni e che potrebbero aver influenzato la creatività dei Collectin’ Sparks. Se mai queste ispirazioni fossero reali, è davvero pregevole come i brani dell’album non siano né “citazioni”, né “copiature” degli artisti che ho elencato, ma intepretazioni del tutto inedite e personali di uno stile e di una modalità di espressione artistica dalle sonorità poderose, sottolineate da un ritmo sempre ben “pestato” e incalzante, anche nelle ritmiche più lente. Sono “scintille” che esplodono quasi dalle oscurità profonde dell’inconscio, per tradursi in un’onda che trasporta senza sosta, proprio come quella che ha fatto vibrare le pareti dello Stones Cafè nella serata di debutto in pubblico del nuovo album.

DA PALAGANO NELLO SPAZIO E POI DI NUOVO SULLA TERRA

Barbara Musiani

Questi ragazzi alternative rock con sfumature grunge di Palagano mi piacciono un casino. Il libretto del cd è curatissimo e sublima in bellissimi disegni i testi onirici dell’album, imperniati di dolore, difficoltà di vivere, distanze, alienazione, disillusioni, speranza, luce, amore e concretezza. L’album comincia con The Nowherelanding Crash… allaccio le cinture e mi preparo per questo schianto con atterraggio in nessun dove. Una sorta di lunga e ripida discesa….che è un po’ metafora della vita. The Unexpected, l’imprevisto è accaduto. Ci si interroga, dopo lo schianto: è questa la paura? è questo il posto? I piani sono stati bruciati via come carta….l’elettricità scorre quando si è di fronte all’inatteso. Forse l’imprevisto è l’amore: “Quello che desidero è difficile da trovare; tu potresti essere una luce, ma io sono cieco […] e cosa è tuo, cosa è mio non ha importanza….[…] Dimmi quanto è reale la tua anima, quanto è vero il tuo cuore… cosa vuoi? Cosa vuoi dall’amore?” (I Want) Quando l’amore è invano ci porta a sprofondare in una Venezia (Venice) dove le linee della vita si separano, dove si vede il proprio amore andarsene a celebrare la vita di qualcun altro, ad indossare la maschera per una nuova sfilata. Quando l’amore è vero, invece, è la stella del mattino, una luce che ci guida a casa (Mornin’ Star). A volte invece l’amore è crudele: è una donna che ci ha riso in faccia e se n’è andata lontano (Far Away), lasciandoci come un libro senza pagine, come un clown sul palco. Altre volte ancora l’amore ci costringe ad un eterno nascondino con la vita (Hide & Seek)…ci fa contare fino a dieci ed aprire gli occhi, per realizzare di esser rimasti qui, immobili mente l’altro va. Il vento autunnale soffia e le foglie cadono come fantasmi danzanti. Poi l’inadeguatezza ci fa percepire l’alba crudele, ci rende alieni su nuvole d’argento, ancorandoci al nostro satellite lontano dagli altri che seguono regole standard, routine e si preparano per il weekend (Broken Stone). Gli altri che stanno dove non si sta bene. Dove si è alieni, dove si ha un Nemico, un malessere in noi stessi, dove si trascina un peso che trasforma il cuore in pietra, mentre da qualche parte ci deve essere un posto tra cielo e nuvole dove star bene assieme (NME – Sky And Clouds Below). In questo muoverci tra terra, cielo e nuvole appaiono giochi di luci ed ombre: “Le luci al neon sono tutte spente stasera”, ma non ci si può più nascondere. “Entrambi abbiamo un lato oscuro […] Tutti recitano un ruolo, tutti cercano raggi di sole[…]” (Neon Lights).
Anche le lucciole, insetti magici che vivono troppo poco, chiuse nel vaso sentono svanire la loro luce, ci ricordano che il tempo vola, ci riportano alla mente le cose non fatte per paura o quelle rimandate pensando di avere davanti tempo che a volte non c’è. Le illusioni della vita. Quelle che sembravano stelle sono in realtà luci al neon…il soffitto che è blu come il cielo, ma che non è cielo. è piuttosto il colore della tristezza, della malinconia. Allora, a malincuore, occorre salutare e lasciare andare chi se ne va per tornare a vivere, uscire alla ricerca di un nuovo sorriso. Ci ritroviamo a danzare mentre le lacrime ci illuminano ed il cielo si ripopola di lucciole (Fireflies). Alla fine al cospetto di Dio ci rendiamo conto che abbiamo inseguito i nostri sogni per scoprire che è tutto calmo, che è tutto qui (Everything’s Here). 
Posso slacciare le cinture di sicurezza e andare a dormire. Ho fatto un viaggio incredibile. Da Palagano nello spazio e poi di nuovo sulla terra. La felicità per me é anche questo: un buon vino e un ottimo cd da scoprire.
Quei primi ascolti di qualcosa di nuovo che ti regalano sussulti ed entusiasmo. È la sensazione che si ha di fronte al genio creativo. Grazie ragazzi per le emozioni.wherelanding. Noi rockers aridi e ruvidi ben poco facciamo attenzione all’estetica, ma appena preso in mano il suddetto cd si riconosce subito il “Collectin’ Sparks style”: attenzione al minimo dettaglio. Curatissimo, con immagini che (una volta ascoltato il cd) rimandano molto alle canzoni. Il libretto con i testi, poi, è una chicca che a me scioglie sempre il cuore. Azzeccatissima, a mio modo di vedere, la scelta di mettere come prima traccia proprio la (quasi) titletrack, una sorta di manifesto programmatico che introduce in maniera perfetta all’ascolto. Molto belle le sonorità di “I Want”, un bel tuffo nel passato. “Venice” ti resta in testa ancora prima che finisca e ti trovi a cantare “I’m going down” già al primo ascolto… Belle cariche, senza essere eccessive, “Far Away” e “The Unexpected”. Le influenze grunge dei Collectin’ Sparks ci sono e si sentono, ma non sono invadenti, sono state un po’ smussate ed ingentilite. Delicatissima e davvero bella la ballad “Mornin’ Star”, “Una ballata da limone” l’ha definita il mio amico Michele Farina [K-Rock Radio Station, nda], anche se siamo in disaccordo su chi sia in realtà questa “Mornin ‘Star”… ma la musica è bella anche per questo, ognuno ci può vedere quello che vuole, in base alla propria sensibilità. Uno dei miei brani preferiti al momento è “Neon Lights”, trascinante, irrequieta, sembra davvero di entrare in una stanza con delle luci al neon impazzite. Che dire… più che una conferma, un album maturo di una band che meriterebbe una visibilità molto maggiore, del resto non dimentichiamo sono arrivati alle finali nazionali di Rock Targato Italia nel 2017 dopo aver vinto le selezioni regionali. E se ne avete il tempo ascoltate l’album leggendo il libretto dei testi, vi immergerete ancora di più nel mood e nelle atmosfere di questo “Nowherelanding”… mi ricorda Layne Staley degli Alice in Chains, così come affiora l’elegante personalità dei Crash Test Dummies nelle tracce dominate da un’impostazione più grave della voce. Ho anche riscoperto, in vari punti, la personalità dei Faith No More nel loro album The Real Thing. Ma è l’immediato impatto di The Nowherelanding Crash, brano di apertura, che mi ha restituito le sensazioni di un raffinato progetto musicale italiano di inizio 2000, l’album Floatin’ Around dei Medusa’s Spite. Sto elencando musicisti che, in vario modo, hanno lasciato segni importanti nella musica internazionale degli ultimi trent’anni e che potrebbero aver influenzato la creatività dei Collectin’ Sparks. Se mai queste ispirazioni fossero reali, è davvero pregevole come i brani dell’album non siano né “citazioni”, né “copiature” degli artisti che ho elencato, ma intepretazioni del tutto inedite e personali di uno stile e di una modalità di espressione artistica dalle sonorità poderose, sottolineate da un ritmo sempre ben “pestato” e incalzante, anche nelle ritmiche più lente. Sono “scintille” che esplodono quasi dalle oscurità profonde dell’inconscio, per tradursi in un’onda che trasporta senza sosta, proprio come quella che ha fatto vibrare le pareti dello Stones Cafè nella serata di debutto in pubblico del nuovo album.

UN PROCESSO DI TRASFORMAZIONE NON CASUALE

Massimo Caizzo

Di seguito, due o tre cose che riesco a dire su Nowherelanding dei Collectin’ Sparks. Inizio con un preambolo, una dichiarazione di principio da cui tutto discende: il disco mi piace molto. Sono liberato dall’ansia nella mia infinita incompetenza musicale, nei miei limiti tecnici e di ascolto che mi fanno viaggiare nella musica per semplici suggestioni. Qui trovo delle suggestioni e le trovo belle. Aspettavo questo disco, ma il suo contenuto mi ha preso alla sprovvista. Volendo fare un paragone “alto”, sperando di non infastidire chi legge, il precedente Collectin’ Sparks [il primo album, nda] sta a The Joshua Tree degli U2 come Nowherelanding sta ad Acthung Baby. Collectin’ Sparks, per me, viaggiava trasportato su un fiume di ricordi e la compagnia delle suggestioni evocate è stata una guida dolce e gradevole. Il dolce ritorno, ancora a casa, per una volta, per sempre. Nowherelanding è privo di questo tappeto emozionale ed ha richiesto una maggiore attenzione essendo ora solo, con nuovi suoni, con nuove sonorità. Il primo ascolto mi è parso lontano, troppo lontano per poterlo avvicinare e senza sapere quale fosse la “strada”. C’era la “timidezza” da superare e c’era la strada da trovare. Ho quindi riascoltato, riascoltato, riascoltato per cercare un percorso di ascolto. In questo disco tutto è molto più “elettrico”, l’evidente esito di un processo di trasformazione non casuale e che mi appare assai felice. La strada non è retta, è un susseguirsi di tornanti da affrontare a marce basse. Sali e scendi, ma si rimane in quota e quando l’ascolto inizia ad assumere familiarità è dolce e gradevole riconoscerlo. Diventa il nuovo ritorno a casa, per una volta, per sempre.onosciuti nel proprio linguaggio di compositori. Senza soffermarmi troppo a scavare nella mia personale cultura musicale, ritrovo soprattutto in questo Nowherelanding una miscela di voce e strumenti che mi ricorda Layne Staley degli Alice in Chains, così come affiora l’elegante personalità dei Crash Test Dummies nelle tracce dominate da un’impostazione più grave della voce. Ho anche riscoperto, in vari punti, la personalità dei Faith No More nel loro album The Real Thing. Ma è l’immediato impatto di The Nowherelanding Crash, brano di apertura, che mi ha restituito le sensazioni di un raffinato progetto musicale italiano di inizio 2000, l’album Floatin’ Around dei Medusa’s Spite. Sto elencando musicisti che, in vario modo, hanno lasciato segni importanti nella musica internazionale degli ultimi trent’anni e che potrebbero aver influenzato la creatività dei Collectin’ Sparks. Se mai queste ispirazioni fossero reali, è davvero pregevole come i brani dell’album non siano né “citazioni”, né “copiature” degli artisti che ho elencato, ma intepretazioni del tutto inedite e personali di uno stile e di una modalità di espressione artistica dalle sonorità poderose, sottolineate da un ritmo sempre ben “pestato” e incalzante, anche nelle ritmiche più lente. Sono “scintille” che esplodono quasi dalle oscurità profonde dell’inconscio, per tradursi in un’onda che trasporta senza sosta, proprio come quella che ha fatto vibrare le pareti dello Stones Cafè nella serata di debutto in pubblico del nuovo album.

Il DISCO

Titolo: Nowherelanding
Data di pubblicazione: 22 dicembre 2018
Periodo di composizione dei brani: 2015 – 2016
Generi di riferimento: Alternative Rock, Post-Punk Revival, Neo-progressive
Gruppi di riferimento: U2, Editors, Placebo, Muse, The Cure, Depeche Mode
Parole e musica: Francesco Dignatici, Michele Fiorenzi, Nicola Fiorenzi.
Arrangiamenti: Collectin’ Sparks
Produzione musicale: Collectin’ Sparks e Giuseppe “Beppe” Acito
Registrazione: Andrea Albicini @ Savoniero Sound Lab – Palagano (MO); Giuseppe “Beppe” Acito @ Opificio Sonico – Vignola (MO)
Missaggio e mastering: Giuseppe “Beppe” Acito e Collectin’ Sparks @ Opificio Sonico – Vignola (MO)
Progetto grafico: Nicola Fiorenzi e Francesco Lavorata
Artworks: Francesco Lavorata
Distribuzione: Digitale sui maggiori store (Itunes, Amazon MP3, Spotify, Deezer, Youtube), fisica (CD Audio).

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