…tutti quelli che “chi se ne frega se ci sono 800milioni di persone che muoiono di fame, basta che io abbia la “pancia piena”;
…tutti quelli che hanno sempre qualcosa di più importante da fare;
…tutti i giovani del comune di Palagano;
…tutti coloro che si sentono cristiani solo perchè vanno in chiesa la domenica.

Lo scorso 22 giugno, sabato, a Rimini si è tenuto un convegno dal tema: “Per l’unità dei popoli, pace, solidarietà, fraternità: una diversa cooperazione.”
Incontro molto importante dal punto di vista sociale, dato il momento storico, poiché con l’11 settembre molti degli equilibrii che avevano retto le politiche mondiali negli ultimi decenni sono saltati. Il convegno, organizzato dal Movimento dei Focolari di Chiara Lubich, in collaborazione col Sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, con la Provincia di Rimini e patrocinato dalla Regione Emilia Romagna, ha visto la partecipazione di circa 6000 persone, nonostante la giornata che definirla torrida non rende esattamente l’idea; una partecipazione così ampia però indica che se si vuole, si affronta e si supera tutto, anche le condizioni più difficili.
Si diceva del momento storico: l’11 settembre rappresenta una svolta nei rapporti fra gli stati ricchi del pianeta (20%) e quelli poveri che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
A dir la verità segnali che l’insofferenza di questi popoli verso le politiche capitalistiche andava crescendo da diversi anni c’erano stati, e parecchi; e un qualche tentativo di risolvere il problema, da parte dei governanti dei paesi ricchi, pure – vedi globalizzazione –
comunque sempre soluzioni dettate da un punto di vista capitalistico; inoltre c’è la presa di coscienza di una vasta parte dell’opinione pubblica del problema, come dimostrano le tante manifestazioni di protesta dei NO-GLOBAL. A Genova, lo scorso luglio, un ragazzo è morto durante una di queste manifestazioni di protesta; ebbene tutte queste considerazioni dimostrano che il problema è drammaticamente attuale e non si può più far finta di niente.
Ma torniamo a noi: nelle settimane precedenti il convegno diverse persone si erano date da fare per far conoscere la cosa, in particolare sono stati contattati parecchi giovani e meno giovani di Palagano… il risultato è stato demoralizzante: del capoluogo c’era un giovane, capite? una sola persona che ha sentito il bisogno di saperne di più su un argomento per il quale si è arrivati ad ammazzarsi. D’accordo che Palagano sia un po’ isolato e tagliato fuori dai grandi circuiti, ma la televisione è arrivata, internet pure, per cui non ci si può nascondere dietro all’alibi del “non sapevo”; e neppure si può continuare a demandare ad altri di prendersi carico dei problemi.
Così facendo ci poniamo come spettatori e guardiamo il mondo che va, mentre noi stiamo lì, immobili, ad aspettare chissà cosa; e questo modo di comportarci, poi, lo applichiamo anche alle nostre cose locali e allora constatiamo che il resto della montagna va avanti, mentre noi rimaniamo lì impalati a lamentarci e piangere le nostre miserie.

