Bruno Ricchi da tempo sta lavorando al ricordo di quei palaganesi che hanno lasciato una loro traccia, un ricordo, che sono stati “dei personaggi” e che non sono più tra noi.
Bruno scrive in “ottava rima” e, spesso, anche in forma un po’ arcaica, mettendo in evidenza per ogni personaggio quel tratto caratteristico, importante, curioso per i quali il ricordo rimane vivo anche dopo molti anni dalla scomparsa.
Per anni portinaia del convento
Suor Angelica (1) delle Francescane
Al campanello aveva orecchio attento
Per poverelli una minestra e un pane
E pure il Pane per il Sacramento
Con l’orazioni impegno le rimane.
L’immagino su in cielo a passettini
A cantare con Santi e Cherubini!
Galvani Germano (2), primo spazzino
Con Candida viveva giù ai Casoni
Spingeva per il centro il carriolino
Raccogliendo rifiuti e imprecazioni
Per il pesce d’aprile un bel mattino
Col sorriso diceva “state buoni!”
Un crudo male lo condusse a morte
Lasciando il figlio Paolo e la consorte.
Vien da Susano Sibari Raimondo (3)
Che pel Comune faceva il becchino
Piccolo, curvo e un poco rubicondo
Sempre seco tenea fiasco di vino.
Di povera famiglia ma giocondo
Dovette rosicchiar più d’un crostino.
Visse la vita con un gusto pieno
Mangiando molta paglia e poco fieno.
Da San Rocco venìa Dino Ugolini (4)
In quel di Boccassuolo trapiantato
Aveva militato negli Alpini
E coi fratel faceva artigianato
Amava la “baracca” e buoni vini
Fu per il paesel sempre impegnato
Ci lascia un buon ricordo ed un sorriso
Va con le “penne nere” in Paradiso!
Note
(1) Ruvasi Angelica (1898-1969).
Nata a Cadignano di Lama Mocogno da famiglia benestante, una sorella gemella ed un fratello medico, venne giovanissima all’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata di Palagano.
La sua mansione principale era il servizio di portineria che svolgeva con particolare spirito di accoglienza e col perenne sorriso sulle labbra. Sua ulteriore incombenza era anche quella di preparare le ostie per il Santissimo Sacramento: preparava una colla finissima, che spalmava sugli stampi roventi e ritagliava in perfetti dischetti bianchissimi (…e noi, all’asilo, mangiavamo i ritagli…).
Ad ogni squillo di campanella si udivano nel lungo corridoio i passettini svelti. Riposa nel nostro camposanto dopo un vivere sereno che ha irradiato amore e benevolenza.
(2) Galvani Germano (1923-1975).
Nato a Boccassuolo, Campo la Ca’, da famiglia di agricoltori, abitò poi coi genitori ed il fratello ai Casoni di Boccassuolo.
Rientrato dalla prigionia in Germania, si sposò con Bertogli Candida ed essendo stato assunto in Comune come salariato, si trasferì al Capoluogo negli anni Sessanta.
Fu il primo operatore ecologico di Palagano, con la sola dotazione di un carrettino a mano per la raccolta dei rifiuti, che allora veniva effettuata nelle poche strade del centro.
Un primo aprile di quegli anni, per il pesce d’aprile, diversi agricoltori avevano portato campioni di sterco bovino per l’esame “fisiostercografico”, Germano tranquillo e sorridente ascoltava le imprecazioni e diceva “Bütàd pur chì, che l’esàmm a é fàg mì!”.
Nel 1970 iniziò a costruirsi una casetta nella “lottizzazione Casoni”, casetta che abitò per poco tempo perchè un male incurabile lo condusse a prematura morte.
Era un pescatore provetto e fu forse l’ultimo cui il Dragone fornì il pesce per la cena.
Il figlio Paolo è il nostro primo cittadino.
(3) Sibari Raimondo (1900-1989).
Trovatello abbandonato a Modena sulla “ruota” di un convento, fu adottato da due coniugi anziani e senza figli di Polinago.
Dopo la prima guerra mondiale, deceduti i genitori adottivi, si trasferì a Costrignano dove lavorò per anni come garzone nel podere del Dott. Nannetti.
Si sposò nel 1932 con una ragazza di 17 anni, pure di Costrignano, stabilendosi al “Castellaro”.
Il 18 marzo 1944 la modesta casa gli fu bruciata dai tedeschi e fu costretto a trovare casa a Rubbiano di Montefiorino.
Dal 1947 si trasferì nella casa popolare di Susano coi figli (4 maschi e 4 femmine). Dal 1970 ebbe l’incarico comunale di necroforo, incarico che svolgeva con semplicità e allegria, portando sempre con sè un fiaschetto di vino.
Era benvoluto e simpatico a tutti, perché sapeva sorridere e prendere la vita.
(4) Ugolini Dino (1924-2000).
Nato a Boccassuolo da numerosa famiglia, 3 femmine e 4 maschi, il padre falegname, la madre casalinga.
Dopo le elementari venne avviato, assieme ai fratelli, all’attività paterna nel laboratorio posto in San Rocco.
A 18 anni, nel 1942, fu chiamato al servizio militare a Torino e qui venne fermato e deportato in Germania, ove girovagò per diversi campi di detenzione, per due anni, fino a Dachau.
Rientrato dalla prigionia, continuò il lavoro di falegname, si sposò ed ebbe la figlia Giosetta. Negli anni ’50 fu consigliere comunale a Montefiorino. Di indole allegra e d’innata giovialità, fu per tanti anni responsabile degli Alpini e con essi sempre partecipò alle adunate nazionali, provinciali e alle “baracche” locali. Per tanti anni è stato riferimento per ogni tipo di necessità dei compaesani di Boccassuolo.
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