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LA BALLATA DELLA VALLE: DON ARMANDO GALLONI, CASINI VITERBO, DON SANTE BARTOLAI, BERTI BENEDETTO.

Bruno Ricchi da tempo sta lavorando al ricordo di quei palaganesi che hanno lasciato una loro traccia, un ricordo, che sono stati “dei personaggi” e che non sono più tra noi.
Bruno scrive in “ottava rima” e, spesso, anche in forma un po’ arcaica, mettendo in evidenza per ogni personaggio quel tratto caratteristico, importante, curioso per i quali il ricordo rimane vivo anche dopo molti anni dalla scomparsa.

La LUNA nuova, aprile 2005.

Don Armando Galloni (1) da Vignola
Arciprete per oltre cinquant’anni
Grand’uomo di cultura e di parola
Dei parrocchiani si carcò gli affanni
Credo,d’alcuni, l’ignoranza sola
Fu a provocare gli iniziali inganni…
Amò questo paese oltre misura
Del nostro camposanto è tra le mura.

Viterbo Casini (2) da Savoniero
Di Palagano primo cittadino
Tornato dalla Russia quasi intero
Fu commerciante, agricolo e postino.
Fungaio insuperabile davvero
Produsse vino e miele sopraffino
L’intercalare suo fu “la madussa”
Di lui vi sono storie alla Trilussa.

Dalla valle del Pelago don Sante (3)
In Val Dragone giovane operò
Finchè di guerra l’odio infamante
Al campo di Mauthausen lo portò
Di tanta gioventù fu guida e amante
D’ogni ceto e color tutti aiutò
Lasciò gran vuoto specie a Savoniero
Ove tant’anni fu pastor sincero.

Detto “Bentùn” tal Berti Benedetto (4)
Di Polinago oriundo e qui immigrato
Con voce cavernosa oltre al berretto
Portava anche il calzon… molto calato
Rimane memorabile il duetto
Che un “contaballe” a Rico fu smerciato
Per l’asma faticava allo “stradone”
Ma salutava tutte le persone.


Note
(1) Galloni don Armando (1917-1999). Nato a Campiglio di Vignola nel 1917, dopo le scuole elementari a Marano sul Panaro seguì gli studi ginnasiali presso il Seminario di Nonantola e quelli teologici a Modena. Consacrato sacerdote il 29/6/1940, nell’estate-autunno di quell’anno fu Cappellano a Palagano. Dalla fine del ’40 all’estate del ’45 fu Cappellano a San Cesario. Vinto il concorso per Arciprete di Palagano prese possesso della Parrocchia il 13 dicembre del 1945. Dopo qualche iniziale incomprensione, dovuta più ad ignoranza di problemi che a cattiva volontà di alcuni paesani, Don Armando, cui intelligenza e cultura mai fecero difetto, dette vita ad un meraviglioso rapporto con l’intera comunità. Volle bene a Palagano forse più di tanti palaganesi e si adoperò sempre per le iniziative che ci facevano crescere. Voglio in proposito sottolineare che il Campo Sportivo, la Zona Artigianale e tante altre realizzazioni furono possibili perché l’Arciprete si impegnò sempre a concedere i terreni a prezzi molto bassi. Collaborò proficuamente con l’Istituto delle Suore Francescane e coi Padri Dehoniani; lo legò una profonda amicizia a P. Aristide Bonomini e a Don Marzio Gualmini. Nel luglio 1986 curò la pubblicazione della monografia “Palagano, pepita d’oro?”, Grafiche Toschi & C.Modena.

(2) Casini Viterbo (1920-2002). Nacque a Savoniero, a Ca’ d’ Ristìn, da famiglia di agricoltori, frequentò le elementari e visse l’adolescenza sempre a Savoniero. Fece il servizio militare nel Genio Pontieri, quindi partecipò al Corpo di Spedizione Alpino in Russia da cui rientrò ferito e leggermente congelato. Dal 8/6/’59 all’11/12/’67 fu il primo sindaco del ricostituito Comune di Palagano. Democristiano della prima ora, si impegnò con passione e coerenza e fu amministratore testardamente determinato nel perseguire il bene comune. Nell’anno 1961 si trasferì con la famiglia a Palagano rilevando l’attività commerciale di Ottavio Casini e lasciando quella di portalettere a Savoniero. Successivamente gestì anche il negozio di stoffe e confezioni posto di fronte al municipio, poi ceduto a Piacentini Pasquale. Negli anni ’70 promosse la lottizzazione di Monticello, dando anche l’avvio alla propria casa, che abitò dal 1980. Fu per anni responsabile dell’Associazione Combattenti e Reduci. E’ stato certamente per un trentennio il miglior cercatore di funghi della Val Dragone: era il re della “Bsìgola” e dei “Prà dl Abà”. La moglie Paglia Virginia, che non gli sopravvisse più di due mesi, raccontava sorridendo un aneddoto che gli accadde: rientrato una sera da Modena, verso mezzanotte, stanco affamato e semiaddormentato, dopo aver divorato un piatto di minestrone, agguantò distrattamente pane e coltello e tagliò… ma il pane era la bambola della figlia Brunella.

(3) Bartolai Don Sante (1917- 1978). Nato in Illinois (USA) da famiglia originaria di S. Anna Pelago, qui visse dall’età di 5 anni. Ordinato sacerdote negli anni ’40, fu brevemente Cappellano a Palagano con Don Bortolotti e proprio a Palagano venne arrestato e deportato a Fossoli, poi a Mauthausen (matricola del Campo di Mauthausen n. 78228). Liberato dagli americani nella primavera del ’45, ridotto ad uno scheletro di 38 kg., dopo diversi mesi di cure a Modena ed un soggiorno in America presso i fratelli, nel 1948 fu nominato parroco di Savoniero, ove rimase fino alla morte. D’indole focosa e generosa, seppe attrarre sempre i giovani e fu prezioso riferimento ed aiuto per tante famiglie. A dispetto dell’atteggiamento deciso e quasi spavaldo, era prete di profonda spiritualità e seppe avviare diversi giovani al sacerdozio. Scrisse il famoso diario “Da Fossoli a Mauthausen” (Cooptip, Modena, 1966).

(4) Berti Benedetto (1909-1979). “Bentùn”, trasferitosi da Polinago, aveva gestito con la famiglia l’osteria di Casa Berti (vecchio casino di caccia dei Conti Mosti), nel cui antistante spiazzo si cantava il “Maggio”. Avanti negli anni, passeggiava lentamente per Palagano, spesso coi calzoni “a mezz’asta”, ansimando per la forte asma di cui soffriva. Un giorno, lungo lo stradone, si imbattè nell’amico di briscola Ricchi Enrico (noto per contarle grosse) e cercò di convincerlo ad acquistare un “contaballe” (rustico contatore in ferro che, posto a fianco dell’asino dell’imballatrice, contava le balle di paglia in uscita).

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