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QUALI SOGNI CI GUIDANO?

“L’unico momento in cui mi sento vivo è quando dipingo” (Vincent van Gogh)

La LUNAnuova, dicembre 2023

Maddalena De Bernardi

Conosco una persona che aveva un sogno: andare in America. L’aveva cullato da tanto quel sogno, per questo un giorno decise che doveva affrontarlo. Quindi, cosa fece? Il primo passo che ritenne utile fu il più semplice e pragmatico, ovvero recarsi in commissariato e sbrigare tutti i passaggi necessari per avere un passaporto. Perché senza passaporto in America non ci vai. Di tutta risposta i famigliari scossero la testa perplessi e fecero notare come la probabilità del viaggio non fosse fra i progetti immediati, né la sua organizzazione. Che senso avrebbe avuto tutta l’urgenza per un passaporto da lasciare nel cassetto? In ogni caso il documento fu deciso e ritirato poi, come previsto, riposto nel cassetto. Ma non era destinato a restarci troppo. Imprevedibilmente, nei modi fantasiosi in cui sa sorprenderci la vita, la proposta per un viaggio al di là dell’oceano arrivò e in brevissimo tempo. Non si trattava di una vacanza bensì di una piccola trasferta lavorativa nata nel contesto di un’amicizia. Il problema era uno solo: serviva un passaporto valido e… subito! Per fortuna, nel cassetto si trovava un passaporto fresco di stampa che non aspettava altro che essere utilizzato, così il vecchio sogno non solo divenne realtà, ma si trasformò anche nella preziosa occasione di andare alla scoperta di un Paese dall’interno, attraverso la casa e la condivisione con persone che lì vi risiedevano da anni. Naturalmente, non mancarono altre scossate di testa e perplessità da parte dei soliti (dove vai se l’inglese non lo sai?), ma tant’è: ormai era fatta.
Questa storia ci insegna una lezione, anzi due. Un conto è avere un sogno, un altro è iniziare a inseguirlo. I sogni ci cullano e noi culliamo i nostri sogni: ce ne prendiamo cura, li immaginiamo, li facciamo vivere, prima nel pensiero poi nella realtà. Per trasferirli dall’aria alla terra c’è bisogno di un elemento fondamentale e questo magico ingrediente segreto si chiama intenzione. Senza intenzione le cose ci capitano, ma è l’intenzione che fa la rotta. Dietro alla costruzione di un sogno possiamo immaginare la stessa organizzazione necessaria a un viaggio. Nei progetti di vita l’intenzione assomiglia alla bussola che permette di tener presente l’orizzonte. Il bello (e il brutto?!) dell’esistenza è che l’orizzonte si dipinge davanti ai nostri occhi ovunque e in qualsiasi direzione. Sì, perché la verità è che nella vita non si va da nessuna parte e non si arriva mai, semplicemente si vive: si sperimenta.
Allora, tanto più importante diventa chiedersi cosa si vuole da questo viaggio: per ognuno la risposta sarà diversa. Che cosa si è interessati a esplorare e che cosa un giorno si vorrà lasciare? Il cammino lo fanno i nostri passi, giorno dopo giorno. Per sognare il proprio sogno ci vuole il coraggio dell’immaginazione. È necessario osare e osa solo chi sa alzare lo sguardo all’orizzonte. Ma è anche necessario alzarsi e muoversi, perché un conto è avere un sogno, un altro la perseveranza e il coraggio di inseguirlo, renderlo concreto, dargli forma. L’intenzione si fa con le azioni: sono i gesti, anche piccolissimi, come sassi messi in fila uno dopo l’altro, a fare la strada, anche quella più lunga del mondo. Anzi, soprattutto le strade più lunghe conoscono bene l’ansia del perdersi, i bivi, i momenti in cui certe diramazioni sembrano non portare a nulla.

Fa parte dell’andare: nella vita ci si perde, ci si ferma. Si ammira il tramonto e certe volte ci si sveglia piangendo, con il magone in mano, davanti a un’alba troppo difficile. Si sogna, ancora. Si immagina, nonostante tutto. Semplicemente, si cammina. Non so perché lo faccio, diceva Van Gogh della sua pittura: so che non posso fare a meno di farlo. I sogni sono così, ti costringono a guardare oltre. Oltre a tutto ciò che è conveniente, ragionevole, utile. Nel caldo sole della fine estate 1888 Vincent van Gogh dipinge La vendemmia. Il quadro ha i toni accesi di un arancione che sembra ardere, come accade nei giorni di bel tempo dell’autunno, quando la luce trasforma il mondo e sembra ancora più forte perché si prende tutta l’energia della stagione che finisce. La vigna rossa sarà l’unico quadro che Vincent van Gogh riuscirà a vendere nella sua vita; c’è un’altra opera, di cui dice in una lettera, per cui forse ricevette un compenso. Più di 900 schizzi e dipinti realizzati in dieci anni circa di attività per uno, o due al massimo, quadri venduti. Successo o insuccesso? Oggi il nome van Gogh riempie i musei di tutto il mondo e nel 1998 “autoritratto senza barba” è stato battuto all’asta per 71,5 milioni di dollari, una delle opere più pagate di sempre. Ma qui non si parla di soldi, si parla di sogni. Non è il denaro a fare il valore e lui lo sapeva, tanto da dire “Non vivo per me, ma per la generazione che verrà”.

In autunno i castagneti dell’ Appennino sono pieni di frutti e le foglie scricchiolano sotto le scarpe. C’è un silenzio d’oro nei boschi, una quiete che ritempra la mente, interrotta solo dal fruscio del vento fra gli alberi. Il castagno, che per inciso in araldica è simbolo della resistenza, qui ha soppiantato la quercia intorno all’anno Mille. È stata Matilde di Canossa a volerlo; insieme a certi saggi monaci agronomi fece in modo che queste terre ospitassero sempre un albero che potesse servire alla gente. Per secoli il castagno, con cui si produceva una nutriente farina preziosa per tutto l’inverno, combatté contro la fame della gente, dai boschi emiliani della provincia di Reggio e Modena ai castagneti toscani di Castiglione in Garfagnana. Tanto che la legge proibiva di tagliare un albero di castagno o rovinare i suoi rami. A migliaia di chilometri di distanza, dall’altra parte del mare, c’è un’isola lontana in cui accade una storia simile. In Sri Lanka l’albero del pane è di tutti, non si può possedere né tagliare e i suoi frutti, che vengono cucinati in mille incredibili modi, possono essere raccolti da chiunque.
Per secoli la fame ha spinto l’essere umano ad alzarsi e cambiare. Milioni di uomini e donne, in ogni luogo del mondo, si sono affacciati a una nuova giornata scrutando l’orizzonte: per fame, spinti dal bisogno di una vita migliore, abbiamo attraversato oceani, camminato in mezzo ai peggiori deserti, costruito navi, inventato mappe. La radice latina di “fame”, FA, secondo il vocabolario rimanda a “mancanza”, ma anche a “desiderio”. Dentro la fame c’è anche il non accontentarsi: dietro la fame c’è la curiosità di vedere come va a finire e volere un po’ di più da questa assurda vita, un po’ di più che non sia solo quello che capita per il caso, ma anche le briciole di felicità che osiamo conquistarci e di cui solo tu sai il prezzo, il sacrificio e la soddisfazione. Di questo dovrebbero parlare i libri di scuola: i sogni hanno mosso il mondo. Non sono solo le guerre ad aver scritto la Storia, anzi ogni guerra, chi l’ha vissuta lo sa, è sempre e solo intralcio, una perdita incalcolabile per tutti. La Storia non è una serie di date su conflitti e accordi di pace traditi: a guardare bene, con attenzione, ci sono passione, spirito di avventura, grandi amicizie, coraggio, tenacia, è questo di cui sono fatte le storie.
Tu cosa credi di poter fare con quello che hai? Ecco, questa domanda non dovremmo lasciarla dire agli altri con ironia, ma essere noi a rispondere e con serietà. C’è sempre un sogno che ci guida e non importa di che genere sia: quello che importa è continuare a lavorare per i nostri piccoli e grandi sogni, un passo dopo l’altro. A proposito, non dimentichiamo la seconda lezione della storia riportata qualche riga più sopra: ci sarà sempre qualcuno che scuoterà la testa, a volte è proprio fra i più vicini. Anzi, spesso la persona che non crede ai nostri sogni è la peggiore: sei tu, siamo noi. Un bel guaio. Ma va bene così. Perché se vinciamo il nostro ritegno, allora avremo vinto davvero.

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