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“UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO”

Un racconto intriso di fantasia, ma non per questo sprovvisto di idee da cui potranno svilupparsi riflessioni inerenti alla realtà, individuale e sociale.

La LUNAnuova, dicembre 2023

Daniela Minozzi

“Parlo sempre, parlo sempre”. La voce gracchiante del grosso pappagallo della specie Cacatua echeggiò nello studio medico del dottor Vistalunga mentre s’avvicinava l’orario di apertura dell’ambulatorio. L’esimio dottore, una talpa che, da parecchi anni, si era laureata in Medicina, si era da poco rassegnato, a malincuore, ad indossare un vistoso paio d’occhiali che gli consentiva di visitare i suoi pazienti senza difficoltà e con maggior attenzione. Infatti gli erano recentemente capitati un paio di imbarazzanti episodi che non potevano ripetersi: una volta, cercando di visitare internamente le orecchie di Miele, l’orso marsicano, che lamentava doloretti vari e scarsità di udito, s’accorse, dopo un po’, di essersi rivolto verso le sue zampone posteriori convinto che, da quella parte, ci fosse il muso dell’orso! Ancor più grossa la fece quando prescrisse un ottimo olio, per mantenere lucido il pelo, ad Ovone lo struzzo che, come ben si sa, essendo un uccello non ha il pelo bensì le piume!
Ma considerando che, oltre che suoi pazienti, erano anche suoi cari amici, l’orso Miele e lo struzzo Ovone non riferirono a nessuno dell’accaduto, costringendo però Vistalunga a mettersi un bel paio di occhiali da vista. In quel pomeriggio il pappagallo, il cui nome era Pirata e che, appunto, portava una benda nera sull’occhio sinistro, era come sempre posato sul suo trespolo accanto alla finestra. Era talmente affezionato al dottore che s’accorgeva del suo arrivo, pur senza vederlo, appena Vistalunga scendeva dallo scooter e si dirigeva verso l’edificio. Infatti, dopo un paio di minuti, il dottore entrò.
Ciao, Pirata. Come stai?
Il pappagallo rispose: “Parlo sempre, parlo sempre”.
“Sì, sì, lo so. Non c’è bisogno che tu me lo faccia presente ogni volta” disse Vistalunga. E di nuovo Pirata: “Parlo sempre, parlo sempre”.
In quella giornata aspettava Latte Latte, una cagnolina di taglia media, che si stava prendendo cura di quattro micetti tigrati, orfani di mamma; Latte Latte la sostituiva egregiamente, accudendoli e nutrendoli. I fratellini stavano crescendo benissimo e, come tutti i cuccioli, cercavano il latte della mamma adottiva più volte al giorno. Infatti si sentì bussare ed entrò Giada, la giovane che si occupava delle bestiole, con tutta la famigliola al completo.
Vistalunga esaminò Latte Latte e i suoi strani figlioletti e li trovò in ottime condizioni. Perché poi strani? Perché, essendo gattini, erano allattati da un cane? Nessuna stranezza, una bellissima realtà. Il dottore infine s’accomiatò da loro con la promessa di rivedersi il sabato successivo, per la gara al Carapaciodromo. Per chi sentisse tale nome per la prima volta, facile è la spiegazione di che cosa esso sia: una pista attrezzata per la corsa delle tartarughe, il cui guscio esterno si chiama carapace. Più volte all’anno, infatti, le due squadre del posto, Fulmine e Scheggia, si affrontavano in una competizione lunga settanta metri; ciò che risultava più interessante e peculiare consisteva nel fatto che la coppa della vittoria andava alla squadra che impiegava più tempo a percorrere l’intero tracciato.
Mentre Vistalunga continuava a visitare i suoi pazienti, nel parco vicino, sdraiati sull’erba, Miele l’orso marsicano, che era un poeta, stava declamando la poesia, che aveva composto per la gara, ad Ovone lo struzzo che lo guardava con gli occhi sbarrati dallo stupore e dalla meraviglia.
“Care tarta e care rughe/siamo stretti come acciughe / a guardar la vostra gara /che proceda come vada. / L’importante è gareggiar / con lealtà partecipar / e che vinca la più lenta / poi ci aspetta la polenta”. A questo punto della storia (bella, vero?) fa la sua comparsa un grosso gatto striato, simile ad un gattone selvatico e con la coda mozzata: è Codaspecial. Questo micio è in realtà il padre dei gattini; ha vissuto una triste storia quando, insieme a Milù, che aveva da poco partorito, sono stati investiti da un’automobile. La sua compagna purtroppo è morta, mentre lui ci ha rimesso gran parte della sua lunga e folta coda.
Codaspecial non perde mai di vista Latte Latte e i quattro micetti:quando uno di loro s’allontana troppo dalla mamma adottiva si precipita a recuperarlo, riportandoglielo. I cuccioli, di ogni specie, vivono le cose come un gioco e i fratellini hanno imparato. Fa esattamente così: “Ma com’è bello andar in giro tra le fauci di papà / Codaspecial sì, ti toglie dai guai”. Fu quindi una bella ed allegra combriccola di amici quella che si ritrovò, quel sabato pomeriggio, sulla piccola tribuna del Carapaciodromo, mentre le due squadre, Fulmine e Scheggia, terminavano il riscaldamento pre-gara. Il pubblico era davvero numeroso: oltre al nostro gruppo di amici c’erano altri cani ed altri gatti, di ogni età, galline e galli, papere e paperi, fagiani e via dicendo. La combriccola tifava per la squadra Fulmine, composta da quattro carapaci, pardon da quattro tartarughe.
Al via dello starter l’aria si riempì di un tifo gioioso, senza grida eccessive. “Troppo rapida la partenza!” esclamò Vistalunga. “Fulmine 2 rallenta!” gridò lo struzzo Ovone.
“Parlo sempre, parlo sempre” ripeteva Pirata. Cos’altro poteva dire del resto? Nel frattempo, in un angolo riparato della tribuna, Latte Latte allattava i suoi piccoli, per la terza volta da quella mattina. Codaspecial, constatata la situazione tranquilla, si unì all’incitamento dei suoi amici. “Fulmine 1, Fulmine 4 state aumentando la velocità!”. E di rimando Miele, col suo vocione da orso “Rallentate, rallentate”. La squadra Scheggia giunse per prima al traguardo, quindi la vittoria fu… della squadra Fulmine!! Intanto, in un enorme pentolone, stava cuocendo una deliziosa polenta, talmente tanta che ce ne era per tutti, pubblico compreso.
Il bel pomeriggio terminò così con un festeggiamento da leccarsi i baffi, anche per chi non li aveva!

Sicuramente la corsa delle tarta e delle rughe può apparire insolita al mondo degli umani in cui i vincitori, in ogni competizione, sono i più veloci, chi ottiene più punti, chi impiega meno tempo. La velocità, però, soprattutto nella vita di ogni giorno, non può e non deve essere così importante, non può diventare un valore. Fare le cose, vivere insomma, più lentamente e, quindi, con più calma contiene in sé tanti benefici: ci fa essere più attenti, osservando il mondo che ci circonda; più tranquilli e disposti ad ascoltare le altre persone e i loro bisogni, ci fa essere più riflessivi; ci fa pensare a ciò che è buono e positivo distinguendolo da ciò che non lo è.
L’allegra combriccola, in cui un cane allatta dei gattini ci fa capire che si può andare d’accordo ed essere vicini e solidali a chi è diverso da noi. E, dulcis in fundo o, come preferite “la ciliegina sulla torta” gli animali di questo racconto, ed anche quelli reali, insegnano quindi agli umani cose preziose che questi ultimi tendono purtroppo a dimenticare.
Che c’è, ora?
Ah, il Pirata che vuole salutarvi: “Parlo sempre, parlo sempre”.

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