Un altro racconto dal quale potranno svilupparsi riflessioni inerenti alla realtà, individuale e sociale. Buona lettura!

Daniela Minozzi
Luca avanzò rapido verso l’uscita: il rumore, quasi assordante, provocato dalla moltitudine di persone che affollava il grande magazzino e il caldo eccessivo gli erano divenuti intollerabili e tutto il suo essere ricercava il fresco della sera, che stava calando, e più spazio attorno a sé.
Si sentiva quasi mancare il respiro.
Da quel che ricordava non s’era mai trovato bene, quasi fosse fuori posto, tra la ressa che le persone, in certi contesti, possono creare, ma ciò non significava affatto che non gli piaceva stare con la gente; aveva, anzi, una modalità comunicativa improntata alla spontaneità e alla fiducia negli altri, che lo portava ad un sincero interesse verso il prossimo, ma, questo, in determinate situazioni e non certo tra la folla chiassosa e frettolosa di un ipermercato ormai prossimo alla chiusura.
Appena fuori il suo sguardo s’alzò verso la volta celeste, punteggiata di stelle, e i suoi polmoni respirarono avidamente l’aria pungente della sera. Si sentì subito meglio e decise di tornarsene a casa dove nessuno lo aspettava.
Non era sempre stato così e manteneva vivo, nel ricordo, il sentimento grande dello scorrere degli innumerevoli anni in cui aveva condiviso l’abitazione (ma soprattutto la vita) con un’altra persona: la sua perla preziosa, il tesoro trovato là dove finisce l’arcobaleno. Poi la complessità dell’animo umano può portare a drastici cambiamenti quando non si riesce più (o non si vuole) rapportarsi con semplicità ed allora tutto diventa ingarbugliato, producendo un malessere che porta ad allontanarsi l’uno dall’altro. E così era stato anche per Luca.
Ripensando a quel sentimento, grande, lo paragonò ad una rosa rara e delicata la quale, se cessi di averne cura (di darle acqua e nutrimento), di tutelarla, rinuncia alla vita; e in effetti la realtà di quegli ultimi anni di esistenza condivisa aveva, a poco a poco, intrapreso quella strada.
Inevitabile? Chissà!
Cercò di distogliersi da simili pensieri accellerando il passo, anche se non lo entusiasmava rientrare in una casa vuota: consumare la cena, sedersi sul divano e seguire un po’ di programmi televisivi. Tutte le sere lo stesso copione: solo con sé stesso e gli innumerevoli, indimenticabili ricordi di un lungo passato.
Improvvisamente un vecchio, che camminava a fatica, lo urtò; entrambi si fermarono, scusandosi reciprocamente. Luca notò subito la dolcezza di quella voce: pareva contenere una sorta di musicalità, quasi struggente, ed egli con la spontaneità che lo contraddistingueva, chiese al vecchio: “Le va di entrare in quel bar e fare quattro chiacchiere?”. L’uomo, con i suoi acquosi occhi azzurri lo guardò con gratitudine e rispose: “Ben volentieri. A casa non mi aspetta nessuno”.
Trascorsero così un paio d’ore, o forse più, in cui Luca si ritrovò soprattutto attento ascoltatore anche perché, al vecchio, era bastata un’occhiata per rendersi conto del disagio che quell’uomo, ancora giovane, stava vivendo e ritenne così di potergli esser d’aiuto narrandogli epidodi della sua, ormai lunga vita.
Era ormai notte fonda, si salutarono con un abbraccio ed ognuno si avviò verso casa sua.
Luca, quella stessa notte, fece un sogno destinato ad incidere per sempre sulle corde della sua anima e non solo.
Luca aveva le sembianze di una rosa bianca, ancora un bocciolo, cresciuta in un immenso giardino di rose di ogni colore. “Ehi, ti ricordi di me? Ti ho messo al mondo, ti ho cresciuto e poi, troppo presto, me ne sono andata. Ora ascoltami attentamente: la vita può essere simile a questo giardino di rose, ma ogni rosa ha la sua spina ed occorre accettarlo. E imparare a convivere con le spine che incontriamo ed incontreremo sul nostro percorso. Ora, ragazzo mio, ti si prospetta una rosa di possibilità: restare immobile nel tuo malessere oppure operare dei cambiamenti che faranno sbocciare la tua vita. Come una rosa. Dipende soprattutto da te”.
Luca si svegliò bruscamente, madido di sudore,da quell’insolito sogno e si rese conto che quella splendida rosa rossa rappresentava sua madre.
Affrontò con calma quei primi momenti del mattino e poi uscì a prendere una boccata d’aria,con la necessità di riflettere. Si avviò verso i campi prossimi alla sua abitazione e, a ridosso di un cespuglio, vide una rosa gialla leggermente screziata di rosso: una rosa Tea. Si fermò ad ammirarla, a respirare la sua piacevole fragranza finché due bambini, attorno ai dieci anni, si fermarono con le loro biciclette accanto a lui e gli chiesero: “Scusa, puoi dirci una cosa? Cosa ci fai, immobile, davanti a quella rosa?”. Luca rispose: “Sapete, piccoli, ho davvero capito una cosa importante e voglio dirvela. La nostra vita, la vita di tutti è un dono prezioso. Noi, con le nostre scelte e i nostri comportamenti possiamo averne cura, nutrirla, proteggerla per far sì che assuma le parvenze di questa splendida rosa che sto ammirando. Dipende soprattutto da noi”.
I bambini, che tutto capiscono, annuirono, sorridenti.
E Luca si avviò verso il suo futuro, con il cuore e la mente ricchi di possibilità e di nuove opportunità.




