Le frontiere nel mondo continuano a esistere, fisiche e mentali.

Libretto di lavoro (Perth, Australia). 
Il Transatlantico il Great Britain. 
Giovani emigrati a Perth, Australia. 
Giovani emigrati a Perth, Australia. 
Giovani emigrati a Perth, Australia. 
Biglietto di imbarco Genova – New York. 3 giugno 1960.
Maddalena De Bernardi
Il primo transatlantico fu il Great Britain, varato nel 1843. Partì da Liverpool, Inghilterra, diretto a New York: 3000 tonnellate di ferro azionate grazie a un’elica a sei pale, dotato di 6 alberi per le vele che in effetti furono utili nel viaggio di ritorno, quando la nave subì un grave danno. Fino al 1870 i viaggi in nave per l’America duravano circa 60 giorni: due mesi per mare. Già alla fine dell’Ottocento, con la navigazione a vapore, il tempo di viaggio si ridusse della metà. Si andava in Australia, in Africa, in America, per esempio in Brasile per la raccolta del caffè, come ci raccontano documenti dell’epoca. Si dormiva direttamente sul pavimento di legno della terza classe, con una coperta buttata sulle spalle, e ogni tanto si saliva a prua a prendere una boccata d’aria fresca e passeggiare lungo le passerelle della nave respirando l’aria gelida e salmastra del mare aperto.
Si moriva di fame e freddo, per l’acqua potabile che non bastava mai, per il cibo scarso e avariato, per il vaiolo e il colera. A imbarcarsi erano muratori, taglialegna, marmisti, infermieri, calzolai, sarti, panettieri, barbieri, imbianchini, gelatai. Cantavano stornelli dell’esilio come “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà”, una vecchia canzone anarchica scritta da Pietro Gori, quando all’inizio del Novecento iniziarono a manifestare – e poi partire in esilio – anche tutti quelli che si battevano per i diritti degli operai sul lavoro.
I morti furono tantissimi. Solo il mare, dove venivano buttati i cadaveri, sa quanti. Nel 1888 sulla nave “Frisca” in partenza da Genova per il Brasile morirono 24 persone per asfissia. Nel 1889 chi aveva fatto innumerevoli sacrifici per imbarcarsi capì che per guadagnarci il proprietario della “Remo” aveva venduto il doppio dei biglietti e così quando a bordo esplose il colera, per la carenza di posti e di igiene, il caso divenne un’epidemia: ogni giorno morivano 4 o 5 persone e alla fine, dopo aver attraversato l’oceano, la nave non venne nemmeno accettata nei porti brasiliani. Sulla nave “Sirio” furono 500 a morire. Erano i nostri nonni, i nostri bisnonni e avi, quelli che a volte riuscirono a tornare, ma di cui spesso si persero le tracce, perduti in un altro Mondo irrimediabilmente lontano.
Una delle prime navi passeggeri è il piroscafo “Kaiser Franz Josef I”, costruito nello stabilimento Fincantieri nel 1910 e varato il 9 settembre 1911. Con 12.567 tonnellate, 145,53 metri di lunghezza e 18,35 di larghezza, fu il più grande piroscafo della Marina mercantile austroungarica, ma anche il più grande uscito da un cantiere di tutto il Mediterraneo, il maggiore impegnato nel servizio di linea regolare fra il porto di Trieste e il Nord America. Dotato di due eliche, aveva la capacità di raggiungere la velocità di 18 nodi e poteva trasportare 125 passeggeri in prima classe, 550 in seconda e 1.230 in terza. In effetti, nacque come transatlantico di classe, ma nel tempo diventò un lussuoso piroscafo in linea per le crociere estive che portavano verso Alessandria d’Egitto e l’India, prima di essere affondato dai tedeschi nel 1944 davanti al porto di La Spezia.
Nel 1952 nella città di Genova verrà varata la turbonave Cristoforo Colombo, costruita nei Cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente, gemella della sfortunata Andrea Doria. Il transatlantico aveva una potenza di 35.300 cavalli e poteva arrivare alla velocità di 26,60 nodi. Trasportava fino a 218 passeggeri di prima classe, 321 di classe cabina, 703 in classe turistica. Quanto durava un viaggio in nave intorno agli anni Sessanta? Dai venti ai trenta giorni, a seconda delle condizioni meteo. Il programma in ogni giorno di navigazione proponeva concerti e menù diversi: si attendeva di veder comparire l’America dal ponte, sognando nuove strade e città mai viste.
Era l’inizio di un’altra epoca prima che, di nuovo, il mondo cambiasse: sarà l’aereo a segnare l’ennesima trasformazione. Nel maggio del 1927 il pilota Charles Lindbergh sull’aeroplano monomotore Ryan NYP Spirit of St. Louis, costruito dall’azienda statunitense Ryan Airlines, compì la prima trasvolata in solitario attraverso l’oceano Atlantico, da New York a Parigi. Fra non molti anni sarà passato un secolo da quel primo incredibile volo: le frontiere nel mondo continuano a esistere, fisiche e mentali. Eppure, i sognatori non demordono e continuano ad andare, ogni giorno: avventurarsi per le strade del mondo, attraversare oceani e cercare nuovi modi per immaginare la vita.







