TERZA PAGINA

Chi dice che gli è dura cosa l’aspettare, dice el vero…
(La Mandragola, Niccolò Machiavelli)
Andrea Fratti
C’è quello “oggettivo”, misurato con strumenti fisici come orologi e cronometri,
e quello soggettivo, della coscienza e delle impressioni, ma ne esiste anche uno terapeutico, uno evolutivo, uno della natura…
Il tempo si presenta in molteplici forme e, per ognuna, possiede un particolare andamento e una sorta di ordine, che può andare dalla circolarità alla linearità, passando per la sovrapponibilità dei tanti piani fantascientifici. Per la religione cristiana, ad esempio, tutto procede lungo un binario che ha un preciso punto di partenza, la Creazione, e una destinazione certa, il Giudizio universale, lasciando che il percorso sia imperscrutabile, perché avvolto dal disegno di Dio.
Da qualsiasi angolazione lo si consideri, il tempo appare una misura umana, con la quale cerchiamo di incasellare i mutamenti di noi stessi e delle cose che ci circondano, per dare ordine e per fissare riferimenti.
In questa varietà di “tempi” se ne staglia uno piuttosto “pittoresco”, che, anche quando gli altri paiono aver ricevuto una spinta che li accelera verso l’urgenza e l’immediatezza, continua a procedere con il suo passo imprevedibile, più stanco che vispo, facendo qualche metro in avanti per poi tornare indietro, fermandosi nel mezzo a riposare e a tirare il fiato. Potendo dare un volto ed un corpo al tempo della politica, probabilmente il risultato sarebbe quello di un anziano intento ad una passeggiata faticosa e disordinata, lungo strade vissute da sempre ma il cui ricordo sfugge per il peso degli anni e per i cambiamenti continui. Un po’ perde la via, un po’ la ritrova, tra giri a vuoto e continue soste su panchine e bagni pubblici. Ai crocicchi delle strade o davanti ai bar, c’è lo spazio per parole, confidenze, sentenze e proclami, ma gli intenti si ammorbidiscono poi nella solitudine del rientro a casa, smarriti in un traffico caotico, nel bel mezzo della ragnatela cittadina, tra semafori, passaggi obbligati, lavori in corso e un traffico senza quiete.
Se economia, ambiente, scuola, esteri, servizi sociali… procedono secondo un’evoluzione frenetica, avvertendo bisogni nuovi senza interruzione di continuità, generando richieste e avanzando domande di minuto in minuto, chi dovrebbe fornire risposte è ancora là, anziano disperso nel caos cittadino.
Le proposte e le idee politiche partono spesso spedite, per poi arenarsi sotto il peso della fatica strutturale, annaspando davanti ad ogni cambiamento, somatizzando lentamente ciò che fuori è digerito all’istante, aggrovigliandosi le caviglie nei cespugli delle aiuole, impantanandosi nelle pozzanghere, finendo in vicoli ciechi, rimbalzando da un ufficio all’altro, scontrandosi con pedaggi e permessi, osservando con aria interrogativa cartelli ed insegne.
Nel frattempo, a chi è in attesa di risposte il tempo della politica sembra sempre più scollegato dalla realtà, avendo accumulato non solo un consistente ritardo, ma soprattutto avendo assunto un’andatura dalla lentezza insostenibile e dalle traiettorie incomprensibili. Ogni tanto, qualche guizzo arriva, ma non se ne spiega il motivo, soprattutto se subito dopo c’è un altro ripensamento e un nuovo arresto, quasi facendo avvertire realmente il fiato corto di chi pare non essere più adatto alla corsa comune.
Così, rimane solo l’attesa, che a volte si carica di dolci speranze e altre volte si lascia travolgere dalla disillusione, perché aspettare si fa sempre più difficile, visto che tutto il resto scappa via velocemente. E, intanto, l’anziano uomo continua a zigzagare tra i quartieri cittadini, con la certezza di dover andare da qualche parte, con la sensazione di non ricordare più dove, oscillando tra l’arrendevolezza destata dal passeggiare senza meta e la rabbia per un labirinto insolubile che lui stesso ha disegnato
e contribuito a realizzare.


