
Francesco Discienza
Sempre più, carissima Luna, non nel pozzo ma… Nuova.
Leggendo l’ultimo numero del vostro periodico, mi sono sentito coinvolto dall’appello accorato della gentile mamma oltre che lettrice della Luna che continua ad incitare tutti i cittadini ad una presa di coscienza con l’appello: “Insieme potremo fare di più e meglio”.
Sono convinto che non ci sono altre strade per trasmettere le proprie idee, ci vuole tanta buona volontà e spirito di fratellanza e si può sognare un futuro migliore. Non sono utopie! Bisogna perseverare.
L’appello della mamma Monica Montanaro, segue un altro precedente appello sul numero di luglio 2003 che titolava: “E i nostri figli?” Io mi ero permesso di scriverle per dare una mia personale interpretazione a questo suo desiderio per cercare di capire perché possono verificarsi delle condizioni così disumane nella vita di tutti i giorni, specie se si tratta di bambini. Ora mi accorgo che questa mamma torna alla carica con un ulteriore quesito riguardante: “L’istinto materno e l’amore indissolubile di una madre verso il proprio figlio, dove sono andati a finire?” Questa volta, come vede, rendo pubblica la mia risposta, sempre ben sperando che qualcun altro ci dia una mano… La mia idea, come le avevo scritto, è che tutto ciò sta accadendo perché ci siamo allontanati da uno stile di vita che era basato sul rispetto delle leggi universali e da quei valori che rappresentavano proprio la Legge Superiore dettata dal Creatore e che è parte integrante della vita stessa. Il rispetto di tale legge significa: saggezza, bontà d’animo, amore per sé stessi e per gli altri, comprensione, conoscenza, generosità, gratitudine per aver ricevuto in dono la vita e per poterla trasmettere ai propri figli, significa anche: rispetto per tutte le creature che con noi coabitano su questa terra. Quindi ognuno di noi, se decide di rispettare tali ammaestramenti, dovrebbe assumersi le proprie responsabilità per ciò che gli compete, senza continuare ad isolarsi e a chiudersi in se stesso. Per fare questo non c’è bisogno di frequentare scuole, seminari o congressi, c’è solo bisogno di “riflettere”, come scrive anche la signora Cristiana Sorbi che incita a perseverare solo per ottenere della “gratitudine” e nient’altro.
L’uomo nel corso dei secoli si è sempre chiesto il perché delle cose che accadevano, ma non ha mai saputo dare delle risposte assennate, concrete ai suoi interrogativi, proprio per il fatto di aver sempre ragionato in termini “materialistici”. Il rispondere con logica, con sentimento e con le dovute riflessioni alle sue domande, avrebbe dato a chiunque “il senso della vita”, per lo meno della sua vita terrena. Anche se la risposta non era la verità assoluta, ma una semplice illusione, il fatto stesso di aver tentato di farlo, lo avrebbe messo comunque in condizione di essere sempre più coerente con la sua coscienza e quindi non si sarebbe comportato come purtroppo si comporta molto spesso cioè: da incosciente.
Penso di non aggiungere altro e per addolcire la pillola, agli amici lettori, riporto una storiella che circolava un po’ di anni fa nell’ambiente di lavoro, ma potrebbe servire come monito per qualsiasi situazione da risolvere nella vita di tutti i giorni.
Questa è la storia di quattro personaggi chiamati: OGNUNO, QUALCUNO, CIASCUNO, NESSUNO.
C’era una volta un lavoro importante da fare, oppure una certa situazione da risolvere in qualsiasi campo.
OGNUNO era sicuro che QUALCUNO l’avrebbe fatto. CIASCUNO avrebbe potuto farlo ma… NESSUNO lo fece.
La storia finì che CIASCUNO incolpò QUALCUNO perché NESSUNO fece ciò che OGNUNO avrebbe potuto fare.


