Il punto della situazione e un po’ di chiarezza a un anno dalla frana.
Davide Bettuzzi
A partire dal 9 marzo 2025, il crinale appenninico e il bacino del torrente Dragone sono stati interessati da una serie di perturbazioni atlantiche con abbondanti e prolungate precipitazioni che hanno determinato una progressiva saturazione dei terreni, un aumento delle pressioni interstiziali nei materiali, la riduzione della resistenza al taglio dei versanti creando le condizioni ideali per la riattivazione di corpi franosi quiescenti.
Il primo aprile 2025 un imponente movimento franoso si è staccato dal monte Cantiere, con un fronte largo da 200 a 400 metri per una lunghezza di oltre 3 km, coinvolgendo un’area di circa 500mila metri quadri, movimentando una massa di terreno stimata tra i 3,5 e i 5 milioni di metri cubi.
L’area risultava già storicamente interessata da fenomeni analoghi (anni 1938–1939), ma il nuovo evento, pur essendo nello stesso ambito territoriale, ha presentato caratteristiche morfologiche e dinamiche autonome, configurandosi come un fenomeno di nuova generazione evolutiva. L’evento ha completamente distrutto o interrotto via Motrona, via Comunale La Ferrara – Centocroci (arteria strategica intercomunale), Via La Lissandra, Via Casa Felice, scalzato il ponte del Rio della Lezza e altri ponti minori, provocato interruzioni delle reti idrica ed elettrica, isolato alcune aree delle borgate di Boccassuolo, distrutto un gruppo di edifici in località Le Macchiarelle. Alcuni abitanti sono stati costretti ad evacuare, abbandonando abitazioni ed attività economiche, per cercare sistemazioni temporanee più sicure.
Fin dalle prime fasi, il Comune di Palagano, sotto il coordinamento diretto del Sindaco e con il pieno coinvolgimento della struttura tecnica comunale (COC: Centro Operativo Comunale) si si è attivato mobilitando uomini e mezzi di primo intervento e stanziando risorse economiche, in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Agenzia Regionale per la Sicurezza Territoriale e Protezione Civile, Prefettura, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, Università di Modena e Reggio Emilia (area geologica, per approfondire e fare un monitoraggio costante dell’evoluzione del fenomeno franoso), imprese esecutrici, comunità locale.
Questa sinergia ha consentito di affrontare una situazione di grande complessità, mettendo in sicurezza la popolazione ed evitando conseguenze più gravi sul piano umano e territoriale.
I primi interventi per garantire l’accesso ai mezzi di soccorso, la continuità dei servizi essenziali e i collegamenti minimi per residenti e scuolabus, finanziati dal Comune di Palagano, hanno realizzato una viabilità alternativa Sassorosso – Casa Abbadina (190.000 euro), una pista di cantiere su Via Motrona (120.000 euro) e i collegamenti per località isolate: San Dalmaso, Roncadello, La Lissandra, La Capanna (80.000 euro).
A partire dall’autunno 2025 è stato realizzato un nuovo tracciato su Via La Ferrara – Centocroci (285.000 euro), completata la viabilità alternativa La Lissandra (100.000 euro).
Sono previsti ulteriori interventi su Via Ferrara – Centocroci (361.520 euro), l’apertura di un passaggio pedonale in via La Lissandra nel corpo di frana (300.000 euro).
Si è provveduto al ripristino rete fognaria e fossa Imhoff (200.000 euro).
La raccolta rifiuti (HERA) ha comportato un aumento dei costi (13.000 euro).
Il 30 luglio 2025 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha riconosciuto formalmente la gravità dell’evento certificando il carattere straordinario dell’evento, legittimando l’accesso a risorse e strumenti di emergenza, confermando la correttezza dell’impostazione operativa adottata dagli Enti locali.
Nel mese di marzo 2026 il Governo ha stanziato 11.985.000 euro che si aggiungono ai 3,8 milioni assegnati precedentemente (il fabbisogno complessivo stimato per il ripristino di infrastrutture, strade e linee elettriche è di circa 20 milioni di euro). Questi fondi sono gestiti direttamente dall’Agenzia regionale per la difesa del suolo.
Fin dalle prime fasi dell’evento è stato necessario emanare ordinanze di evacuazione per le famiglie e le persone che si trovavano in condizioni di rischio. Per i residenti che non avevano soluzione abitativa alternativa si è provveduto ad una sistemazione in albergo e in seguito, per scelta degli inte-ressati, alla copertura economica per una soluzione abitativa alternativa.
Il Comune ha attivato un conto corrente dedicato per raccogliere donazioni a favore di chi è stato colpito. Un contributo diretto di 10.000 euro è già stato erogato a favore dell’Azienda Agricola La Lissandra per compensare spese e perdite di fatturato legate al periodo di isolamento. Continua la raccolta fondi che, salvo specifiche donazioni, verrà dedicata alla copertura delle spese delle pratiche necessarie che chi è stato colpito necessita di fare.
È stata, inoltre, presentata la domanda di risarcimento danni al Dipartimento nazionale.
Determinante è stato il comportamento della comunità di Boccassuolo che ha mostrato senso di responsabilità, di collaborazione con le istituzioni e capacità di adattamento: una risposta civile che ha contribuito in modo concreto alla gestione dell’emergenza.
Al termine di questa sintetica ricostruzione (tutti i dati sono verificabili e possono essere ottenuti accedendo agli appositi uffici comunali) mi sento di fare alcune considerazioni, anche in risposta a letture superficiali o a talune critiche (a volte particolarmente feroci) che non tengono conto della particolare natura dell’evento e della realtà dei fatti.
L’evento franoso di Boccassuolo non è stato un episodio ordinario, né tantomeno un fenomeno gestibile con strumenti standard o con tempistiche semplificate. Si è trattato, come riconosciuto scientificamente, di un evento straordinario per dimensioni, complessità e dinamica evolutiva, inserito in un contesto geomorfologico fragile e aggravato da condizioni climatiche eccezionali. Il sostenere che si sarebbe potuto “fare prima”, “fare diversamente” o “evitare determinate conseguenze” senza tenere conto della complessità ambientale, tecnica e normativa o peggio, senza conoscere i fatti, significa non solo banalizzare una realtà complessa, ma contribuire ad alimentare una narrazione distorta e ingiusta. Sorvolo su informazioni gravi e menzoniere dette, ma anche pubblicate sui social e diffuse dagli ormai inevitabili leoni del web che non perdono occasione di qualificarsi per quello che sono. Le scelte compiute dall’Amministrazione comunale (in accordo con i diversi livelli istituzionali coinvolti) sono state guidate da un principio chiaro: la tutela della vita e della sicurezza delle persone. Sono state assunte decisioni spesso in condizioni pressanti e di incertezza, ma sempre sulla base di valutazioni condivise con gli organismi competenti seguendo indicazioni scientifiche e tecniche all’interno di norme e percorsi autorizzativi e operativi complessi, ma che permettono di utilizzare il miglior approccio possibile, senza sprecare risorse umane ed economiche.
Ovviamente, criticare è legittimo, ma bisogna basarsi su dati reali, conoscenza e senso di onestà.
In conclusione, ritengo che questa vicenda abbia dimostrato che, quando le istituzioni (Comune, Regione, Stato, strutture tecniche), volontariato e comunità lavorano insieme, è possibile affrontare al meglio anche le situazioni più difficili. A un anno dall’evento, il lavoro svolto non rappresenta un punto di arrivo, ma una base solida da cui proseguire, nella consapevolezza che la gestione del territorio montano richiede continuità, investimenti e una visione di lungo periodo.
La Bandiera è il simbolo per eccellenza di una Nazione. Essa rappresenta perfettamente, nella sua essenza, il significato di simbolo. Simbolo significa mettere insieme (dal latino symbolum (contrassegno), dal greco sðmbolon, derivato di symbállo (metto insieme), e la Bandiera è il simbolo che mette insieme i valori fondanti di una comunità che insistendo su un territorio e parlando una stessa lingua, si riconosce come Nazione.
è per tale motivo che ogni volta che in una Nazione avvengono importanti cambiamenti istituzionali, la foggia della Bandiera (inclusi anche i colori) normalmente cambia. Si è così parlato nella conferenza dell’orine dei colori, verde bianco e rosso e delle strisce orizzontali del 1797 (come oggi la bandiera ungherese), a quella a strisce verticali della Repubblica Cisalpina del 1798 (come la nostra bandiera oggi), a quella romboidale della prima Repubblica Italiana del 1802 (come lo stendardo odierno del Presidente della Repubblica) fino ad arrivare all’adozione dell’attuale tricolore nel 1946. Dell’origine dei colori e dei diversi cambiamenti di foggia sono state delineate le motivazioni e il contesto storico ricordando il travagliato percorso che ha portato all`unità della penisola da 5 piccoli stati alla nazione odierna che comprende l’intera penisola e le due isole maggiori. Si è sottolineato che se è noto a tutti che l’Unità nazionale venne raggiunta il 17 marzo 1861, quando Re Vittorio Emanuele II fu proclamato Re d’Italia (a quel tempo il Tricolore italiano esisteva già da più di settanta anni), non a tutti è noto da quando l’italianità esisteva.
Prima che l’Italia esistesse come nazione, esisteva l’italiano, e l’italiano dava senso, corpo e visione alle élite che tale lingua parlavano. è poco noto che per tutto il 1700 la lingua franca del Mediterraneo fu l’italiano, non il dialetto di uno dei tanti Stati che componevano la penisola, ma l’italiano letterario, quello che si rifaceva a Dante, Petrarca e Boccaccio.
Il trattato di Küçük Kaynarca tra l’Impero Ottomano e la Russia, firmato il 21 luglio 1774, era redatto in turco, russo e, come lingua franca, in italiano. Ne rimane prova in una lapide commemorativa dell`evento che oggi si trova in Bulgaria nella città di Kajnardža, nella provincia di Silistra (al confine Nord-Est bulgaro), dove è scritta la seguente frase: “La Fulgida Porta promette una ferma protezione della religione christiana e delle chiese di quella”. L’italiano c’era e c’era anche il sentimento dell’italianità, sentimento espresso da letterati come l’Alfieri e Ugo Foscolo, tra i più famosi.
è la Rivoluzione Francese che fa balenare nella mente degli entusiasti di ciascuna nazione europea l’idea che il sogno della realizzazione di una Nazione (sognata in nuce nelle opere romantiche dell`epoca), sia possibile.
Una Nazione dove popolo, territorio e lingua siano l’ideale realizzazione dell’unità di una comunità.
Ciò avvenne anche in Italia, nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1794 quando due giovani cospiratori di Bologna, Luigi Zamboni e Giovanni Battista de Rolandis sotto l’influenza di un agente segreto corso, Cristoforo Saliceti, organizzarono una insurrezione contro il Governo papale che, seppur soffocata nel sangue, vide la nascita della prima coccarda tricolore verde, bianca e rossa. Era un primo segno di individualità che aveva aspirazioni di nazionalismo politico.
La scelta del bianco e rosso fu legata ai colori di Bologna, mentre il verde, segno di speranza, si rifaceva al primo colore rivoluzionario della Francia alla vigilia della presa della Bastiglia, probabilmente ispirato dal Saliceti (personaggio molto legato a Napoleone e che, per conto di Napoleone, percorreva l’Italia per raccogliere elementi di intelligence volti a favorire la causa francese in Italia).






