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LE MINIERE DI VAL DRAGNE

“In venis inventis et que inveniri vel reperiri in terris Medole et Bochaxoli,
ex quibus aurum, argentum, ramun, stagnum, plumbum, ferrum vel aliquod
metallorum de predictis haberi, percipi et extrahi poterit”.

(Dalle vene metallifere che potranno essere trovate o reperite nelle terre di Medola e Boccassuolo potrà essere estratto e posseduto oro, argento, rame, stagno, piombo,
ferro o qualsiasi composto dei predetti metalli).

Contratto stipulato nel 1343 da Guglielmo da Montecuccolo con alcuni operai per lo
sfruttamento delle miniere di Medola e Boccassuolo.

La LUNA nuova, luglio 2025.

Davide Bettuzzi

Nei pressi di Palagano, immerse in una natura selvaggia e suggestiva, si raggiungono con una piacevole passeggiata le miniere dei Cinghi di Boccassuolo, di cui ancora si favoleggia a proposito della presunta presenza di oro. L’attività delle miniere risale al lontano 1343, quando Guglielmino da Montecuccolo stipulò un atto con alcuni operai per lavori da intraprendersi nella zona compresa fra Medola e Boccassuolo per la ricerca di materiali preziosi che però portò solo al ritrovamento di rame e piombo.
Nel 1458 viene data notizia dal Duca Ercole I di ritrovamenti di rame fatti da Francesco da Ravenna a Monte Modino.
Negli anni 1631 e 1632, si sono avute testimonianze di presenze di rame all’interno degli scavi minerari.
Nel 1699 si fa cenno esplicito alle cave collocate sul versante di Boccassuolo e di Toggiano con precise indicazioni.
Le notizie sull’attività mineraria si esauriscono nel 1788 quando l’estrazione dei metalli non fu più sufficientemente remunerativa.

Sono state localizzate dodici gallerie per oltre 1.300 metri di sviluppo: quattro ubicate sul versante settentrionale del Cinghio del Corvo ed otto a valle della strada Comunale Palagano-Boccassuolo.
Alcune delle miniere sono visitabili, come quella di Toggiano che, pur essendo di entità minore in termini di sviluppo rispetto alle altre, presenta tutte le principali caratteristiche dell’attività mineraria svoltasi nel tempo. A differenza di tutte le altre, infatti, presenta un portale d’ingresso ancora integro e all’interno è ben visibile la presenza del rame. Inoltre possono essere rilevate consistenti formazioni di carbonato di calcio con accenni di formazioni stalattitiche. Sul fondo della miniera è presente un “pozzo” con acqua cristallina, all’interno del quale sono ancora presenti e ben visibili le travi di contenimento.

Fino a qualche decennio fa viveva ancora a Boccassuolo chi si ricordava di propri nonni e bisnonni narrare che alle Macinelle (i fatti risalirebbero al 1700-1800) stanziavano responsabili austriaci, dirigenti dei lavori nelle miniere. Le miniere davano da lavorare a uomini delle Macinelle, di Vetta e di Boccassuolo.
Questi dirigenti vissero, per un certo periodo, anche nella canonica (allora in localià Chiesa vecchia), poi a Palagano, in località Monticello, dove costruirono le prime case.
Gli austriaci si inserirono bene tra la nostra popolazione se la sera recitavano il Rosario assieme agli abitanti delle Macinelle i quali impararono anche alcune preghiere in tedesco, oltre ad altre parole.
Ai Casoni forse era stata costruita una fonderia per il materiale estratto. Si dice che il termine “Casoni” derivi appunto da grosse case adibite a fonderia.

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