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SENZ’OFFESA. AVAP: PERMETTETECI UNA RIFLESSIONE.

La LUNA nuova, dicembre 2006.

Nei mesi di settembre e ottobre 2006 l’AVAP ha organizzato alcuni incontri per informare i cittadini sulle difficoltà che l’associazione sta passando, soprattutto a causa del basso numero di volontari attualmente in servizio. Ci è tornato alla memoria un articolo, pubblicato sul numero di luglio del 2001 de la Luna nuova, in cui si affrontavano gli stessi argomenti, articolo che a sua volta si richiamava ad un editoriale de “la Luna nel pozzo” di alcuni anni prima; dunque di questi argomenti si parla già da qualche tempo.
Pensiamo che il punto centrale del problema sia il fatto che i volontari AVAP si trovano a dover affrontare e gestire anche le situazioni di emergenza-urgenza.
In effetti bisogna considerare che questo tipo di volontariato è peculiare; senza nulla togliere agli altri settori del variegato mondo del volontariato, quello della “pubblica assistenza” è un’attività di altissimo valore, che richiede impegno e preparazione continua oltre a comportare una certa responsabilità.
E qui siamo al punto: la responsabilità personale. Abbiamo usato a proposito questa parola perchè, parlando con alcuni volontari ed ex-volontari (che non “hanno trovato scuse per uscire dall’AVAP”), emerge che è proprio il timore, o la consapevolezza, di non possedere pienamente le capacità necessarie ad assolvere un compito così importante e delicato che induce molti a rinunciare. Nell’ultimo incontro è stato detto che in tutta la provincia l’emergenza-urgenza è gestita soprattutto da volontari, che i corsi a cui partecipano sono altamente qualificati e riconosciuti, che “se non ci pensano i volontari non ci pensa nessuno”, perchè l’azienda USL non ha a disposizione infermieri e fondi, che da quando c’è l’AVAP a Palagano non si sono mai avute denunce… Tutto vero. Ed è pure necessario ed inevitabile fare i conti con questa realtà.
A questo punto vorremmo solamente, senza alcun intento polemico o critico, ma solo ed esclusivamente con spirito di onestà e di collaborazione, proporre alcuni spunti di riflessione che potrebbero essere utili (chi scrive è da sempre volontario in diversi settori e crede fortemente in questa meravigliosa risorsa).
Riteniamo che oggi (diciamo oggi perchè obiettivamente negli ultimi anni le cose sono cambiate in modo sostanziale) la gestione dell’emergenza-urgenza (quelle situazioni, cioè, in cui c’è un pericolo serio per la salute o per la vita) debba essere fatta da professionisti; se ci pensiamo un po’ siamo passati da una sorta di “taxi sanitario” dei primi anni (dove i pazienti venivano caricati in ambulanza e semplicemente portati al più presto in ospedale), ad ambulanze dotate di attrezzature medicali avanzate; alla elaborazione di procedure e protocolli d’intervento (in continua evoluzione) che hanno soppiantato il primitivo modo di agire basato essenzialmente su poche nozioni di base, sul buon senso, e sull’assunto che “l’importante era non fare danni”; alla possibilità, anche per il personale infermieristico, di usare farmaci. In sintesi: oggi è anche necessario sapere e potere fare.
La nostra situazione poi é resa più difficile dalla distanza dagli ospedali. E’ vero che nella maggioranza dei casi urgenti si ha a disposizione l’elisoccorso, oppure l’intervento rapido degli infermieri da Montefiorino, ma è pur vero che si possono creare situazioni in cui un equipaggio di volontari, che è comunque stato abilitato all’emergenza-urgenza, si trovi a gestire situazioni critiche autonomamente.
Vorremmo portare quindi l’attenzione su due punti che consideriamo fondamentali:

  1. in situazioni di emergenza-urgenza è necessario fornire un’assistenza sanitaria qualificata a tutti i cittadini;
  2. bisogna permettere ai volontari di continuare ad esercitare il proprio prezioso servizio con serenità.
    Suggeriamo alcune soluzioni, certamente non esaustive, ma che possono servire come argomento di riflessione:
  3. organizzare equipaggi misti volontario-infermiere, come già avviene il sabato e la domenica;
  4. considerare le esperienze di altre realtà, ad esempio Pievepelago, dove le situazioni di emergenza-urgenza sono gestite dai volontari assieme ai medici di famiglia all’interno di uno specifico progetto;
  5. si potrebbe anche pensare a volontari adeguatamente addestrati e periodicamente aggiornati (necessità per chi non pratica queste attività per mestiere e soprattutto nei nostri posti dove gli interventi sono pochi e si rischia di perdere le capacità acquisite in un corso).
    Sono questi alcuni spunti di riflessione che potrebbero servire come base di discussione per giungere ad una soluzione ottimale e soddisfacente per tutti in modo tale da offrire un servizio con le caratteristiche della professionalità in serenità e sicurezza.

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