Davide Bettuzzi
Nel mese di ottobre quattro volontari dell’associazione S.C.I.L.L.A. (Giulio Forti, Daniele Bettuzzi, don Tomek e Davide Bettuzzi) sono andati in Madagascar per lavori di manutenzione idraulica ed elettrica nelle diverse case della missione delle suore francescane di Palagano. Hanno lavorato nella Casa di Antananarivo (riparazione impianto dell’acqua calda a pannelli solari, riparazioni impianto elettrico), nella fraternità di Analavuka (acquisto e sostituzione dell’inverter e delle batterie di accumulo dell’impianto elettrico fotovoltaico, riparazioni e manutenzione dell’impianto elettrico della casa, manutenzione dell’impianto solare per la produzione dell’acqua calda, manutenzione dei pozzi e depositi di acqua), nella casa di Ambohimandroso (manutenzione impianto elettrico della casa e rifacimento nella sala di informatica della scuola), nel Noviziato (impianti elettrici), a Casa Betania (lavori idraulici), ad Ampahimanga (manutenzione dei pannelli solari).
Nel contempo sono stati valutati i futuri interventi in previsione dell’invio di un altro gruppo di volontari all’inizio del 2024. Le diverse case, infatti, necessitano di costanti interventi di manutenzione, soprattutto per quanto riguarda l’impiantistica elettrica ed idraulica, interventi che hanno subito un arresto di alcuni anni causa la pandemia da Covid-19. L’associazione sta valutando la possibilità di prendersi carico degli interventi di manutenzione per i prossimi anni.
Quando si fanno esperienze di questo tipo nascono prepotentemente riflessioni, spesso contrastanti. Confrontarsi, o meglio scontrarsi, con una realtà così diversa dalla nostra, con povertà e condizioni che paiono non migliorare nel corso degli anni, con la rassegnazione e l’accettazione della propria condizione da parte della popolazione povera e sottomessa, porta a chiedersi se tutto questo impegno, soprattutto dei missionari, abbia un senso, una reale utilità…
Poi scopri storie, e ce ne sono tante, di persone, che incontri e conosci personalmente, e i dubbi scompaiono.
Capisci che ne vale la pena.
Storie come quella che ci racconta suor Teresa…
FAI AGLI ALTRI
Teresa Fontana (Suora francescana dell’Immacolata di Palagano. Co-fondatrice delle missioni in Madagascar).
La visita in Madagascar è stata per me ricchissima di emozioni. Dal 2005 non sono più là in missione e ho trovato grandi novità, non solo nelle fraternità, ma in tutto il paese. Più di 70 sorelle malgasce, Francescane dell’Immacolata di Palagano, mi hanno accolto con tanta gioia.
In capitale sono aumentati i grattacieli, edifici che appaiono tali se confrontati alle baracche in lamiera o in cartone, che sorgono numerosissime, appoggiate ai muri di cinta delle proprietà cinesi, indiane o dei supermercati dei milionari malgasci.
“Ma che bella strada e che progresso si nota dal 2017 ad oggi!”, esclamavano Davide ed i suoi compagni di viaggio nel tragitto tra areoporto ed Ambanidia. Continuado ad esprimere le prime impressioni: “L’aereoporto poi, supera in bellezza, comodità e grandezza quello di Bologna”. Desideravo lasciarli nelle loro idee e che scoprissero da soli la realtà in cui vive la maggioranza dei malgasci. Molti sono costretti a rifugiarsi nelle grandi città per la insicurezza o perchè le loro terre sono vendute dallo Stato a cinesi, a indiani o a coreani… Tutto quello che si vede, entrando a Tananarive, è una carrellata di un progresso che vuole illudere lo straniero e dare una apparenza di benessere, in realtà riservato a pochi nativi, spesso corrotti e dimentichi del loro popolo, nonostante siano stati eletti dal popolo stesso per difendere, custodire e fare l’interesse del Paese.
I nostri ospiti, però, erano da noi per aiutarci in lavori importanti della missione. Videro nuove realtà e scoprirono da soli belle storie di sopravvivenza e di lotta contro la povertà… ascoltarono con grande attenzione i racconti di noi suore, esperienze belle di altruismo.
Nel 1976 vigeva la dittattura e con essa una miseria nera in tutto il paese. Un mattino si presentò a me una donna (che chiamerò Lucia) in lacrime: si era prostituita per potere sfamare i 6 figli a suo carico. Era stata abbandonata dal marito, non aveva una casa e si accontentava di ripararsi sotto i portici o presso persone povere, ma più fortunate di lei.
Da poco ci eravamo trasferite in capitale, per potere far studiare le giovani aspiranti alla vita religiosa. Aiutata da loro, trovammo e comprammo pochi metri quadrati di terreno per costruire una stanza, dove trovarono rifugio Lucia e i suoi figli. Lucia riceveva da noi il nutrimento giornaliero per la sua famiglia, ma subito dimostrò di avere desiderio di redimersi. Il terreno incolto intorno la casetta, ben presto, fu trasformato da lei e dai figli in un orto dove crebbero legumi e fiori. Il giorno più bello fu quando Lucia arrivò con due regali: l’insalata coltivata da lei e la sua ultima nata. Capimmo che in lei c’era il desiderio di cambiare la sua situazione di vita. Noi suore francescane dobbiamo a Lucia la nascita delle adozioni a distanza. Ogni volta che ci penso mi commuovo.
Era iniziata, da tempo, in Madagascar l’adozione di bimbi che venivano portati in Italia e anche a noi arrivava la stessa richiesta. Con insistenza ricevetti una domanda da Ascoli Piceno e pensai a Lucia. Proposi di “regalare” una sua bimba alla signora italiana. “Lasciami un pò di tempo per riflettere” fu la sua risposta. “Capisco la sofferenza della donna, che non ha la ricchezza che io ho: i figli. Sono felice di far gustare la gioia che provo anche a lei, ma chiedi se può adottarne due, avranno meno nostalgia”. Mandai la richiesta e la risposta fu questa: “Ringrazia Lucia della sua generosità, ma non posso pensare alla sofferenza della bimba nel separarsi dalla sua mamma. Con mio marito abbiamo deciso di adottare tutta la famiglia”. Iniziò una storia d’amore e di amicizia che, dal 1976, continua ancora oggi.
Il secondo giorno del mio soggiorno in Madagascar non venne Lucia a darmi il benvenuto, era in Cielo soddisfatta di vedere i suoi figli, nipoti e pronipoti (18) continuare quello che aveva fatto lei in vita: ringraziare e offrire riconoscenza a chi le aveva voluto tanto bene. Danze, canti, lacrime e la promessa che sarebbero ritornati al completo per darmi l’ultimo arrivederci. Eccoli di nuovo per presentarsi agli amici italiani dell’Associazione S.c.i.l.l.a. ed augurare un sereno soggiorno in terra malgascia. Ma come costume, oltre il Kabary (discorso) di benvenuto, c’è la presentazione.
Conosciuti i nostri ospiti arriva il loro turno.
“Siamo i figli di Lucia, abbiamo studiato tutti perchè adottati da una famiglia italiana, abbiamo un lavoro, siamo impiegati statali nella sanità, nel lavoro sociale, nell’agricoltura”.
“Noi siamo le nipoti, frequentiamo l’università, io già laureata, le mie cugine già vicine alla meta”.
Sono 6 ragazze che ci faranno incantare per l’armonia dei loro canti e la bellezza della danza folkloristica. Le più piccole stanno già seguendo l’esempio delle sorelle; l’ultima ha superato il Bac, vuole diventare architetto.
“Dalle stalle alle stelle”, diremmo noi.
Commossi ricordano mamma Lucia e coloro che hanno contribuito a trasformare la loro vita. Tiana che per prima, in famiglia, ha raggiunto una posizione importante nella sanità, non si vergogna di affermare che: “Incontrando le suore e ricevendo aiuto da tanti lontani da me, ho creduto che Dio mi ama”. Posso aggiungere che la storia di Lucia e della sua famiglia mi è rimasta nel cuore. Guardando la loro commozione nel dirci grazie, sono convinta che sapranno trasmettere ai propri figli con la vita i valori cristiani della condivisione, fiducia, amore e amicizia. Questo è uno dei tanti frutti di amore vero che sa donare senza nulla chiedere!








