
Gabriele Monti
Un giorno di qualche settimana fa ho assistito ad una discussione il cui argomento era la morte “programmata”. Sì, avete capito bene: argomento della discussione era proprio il fatto che uno dei tanti studi di ricerca aveva messo a punto un algoritmo che poteva determinare con una certa precisione l’ineluttabile evento.
Ho approfondito l’argomento: purtroppo era vero, fortunatamente le autorità preposte ai controlli hanno bloccato tutto sul nascere, ma è solo questione di tempo, tornerà fuori e diventerà normale amministrazione.
Però io mi chiedo: dove vogliamo arrivare? Fino a che punto vuole spingersi l’uomo nella ricerca del controllo della propria esistenza ed essenza?
Già da decenni è in grado di regolare l’inizio di una vita, di interromperla o di evitarla; nel suo sviluppo, grazie ai progressi della scienza e della medicina, è in grado di correggere imperfezioni, riparare rotture, curare malattie, ora vuole anche gestire il trapasso.
Ma ci pensate? Sapere che il giorno tot, alle ore tot uno morirà…Io penso che quella persona vada perlomeno nei matti! E farà di tutto per evitare il fatidico momento.
è l’antico discorso del Peccato originale. Chi ha fatto il catechismo da piccolo ricorderà l’episodio di Adamo ed Eva che nel giardino dell’Eden mangiarono la mela della quale Dio aveva loro proibito di mangiare: “Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.
Con questo gesto Adamo ed Eva (l’essere umano) si pongono alla pari di Dio, vogliono essere giudici del bene e del male, prerogativa di Dio solamente; vogliono essere immortali, ma l’essere umano è mortale per sua natura.
Questo racconto allegorico spiega molto bene la natura dell’essere umano per la quale viene spinto sempre più lontano nelle scoperte, nelle conoscenze e nelle conquiste (Ulisse), secondo una forza interiore che, per fortuna, lo sprona a non fermarsi mai, ma che, purtroppo, è anche il suo limite quando non si rende conto che sta per oltrepassare quelle Colonne d’Ercole oltre le quali c’è l’infinito.
Proprio di questi giorni la notizia dell’impianto nel cervello di un uomo di un microcip che nelle intenzioni di Elon Musk (proprietario della società che ha realizzato questo gioiello della tecnica) sarà in grado di mettere in comunicazione il cervello con gli arti di persone che hanno perso le funzioni articolari. Grandissimo traguardo che, come tante altre scoperte ed invenzioni, porterà senza dubbio miglioramenti nella vita di soggetti colpiti da malattie invalidanti o da incidenti, ma, risvolto della medaglia: quanto siamo distanti dal creare dei robot che appunto con questi congegni ubbidiranno a un qualche matto che voglia formare un esercito di automi?
Ok, mi sono quasi perso dalla traccia da cui siamo partiti: l’algoritmo.
Ebbene, dovete sapere che questa parolina magica, questo infernale meccanismo che è venuto alla ribalta delle cronache negli ultimi tempi, non è poi così una novità. Innanzitutto il nome: secondo il vocabolario Treccani deriva dal nome del matematico arabo Muhammad Ibn Musa detto al-Huwarizmi vissuto nel IX secolo d.C.; altre fonti fanno risalire le prime nozioni dell’algoritmo addirittura al XVII secolo a.C., nei papiri di Ahmes detti anche di Rhind che contengono una serie di problemi con relativa soluzione, comprendendo anche un problema di moltiplicazione che l’autore dichiara di aver copiato da papiri anteriori di due secoli.
Ma che cos’è un algoritmo? è un concetto fondamentale della matematica e dell’informatica. In maniera molto semplificata, è la specificazione di una sequenza finita di operazioni (dette anche istruzioni) che consente di risolvere tutti i quesiti di una stessa classe o di calcolare il risultato di un’espressione matematica. In altre parole è l’indicazione di come si risolve un problema di natura qualsiasi e consiste nella descrizione dei “passi” che un esecutore umano o meccanico deve intraprendere senza ambiguità per raggiungere una soluzione.
Ne sappiamo quanto prima, ci basti sapere che per risolvere un algoritmo occorrono migliaia di operazioni, per questo, con l’avvento del computer, in grado di eseguire migliaia di operazioni al secondo si aprono orizzonti fino ad ora impensabili.
Alla fantasia non c’è limite…


