Un modesto tentativo per capire il mondo attuale.





Renè Girard. 
Pietro Tornabene
La realtà attuale è caratterizzata da un senso profondo di insoddisfazione, ansia e da una percezione sempre più diffusa di crescita della violenza sia a livello individuale che collettivo da parte degli Stati. Ci si sente sempre più confusi di fronte a un mondo che non si comprende e si cerca una chiave di lettura di una realtà che sempre di più ci sfugge.
Una affascinante teoria che fornisce interessanti spunti di lettura è la teoria mimetica di René Girard che è una teoria filosofica e antropologica che cerca di spiegare perché gli esseri umani desiderano, competono e creano conflitti.
René Girard (Avignone, 25 dicembre 1923 – Stanford, 4 novembre 2015) è stato un antropologo, critico letterario e filosofo francese e professore di letteratura comparata presso la Stanford University (Stati Uniti) fino al momento del ritiro. Ha sviluppato l’idea che ogni cultura umana è basata sul sacrificio come via d’uscita dalla violenza mimetica (cioè imitativa) tra rivali. Le sue riflessioni si sono indirizzate verso due idee principali: il desiderio mimetico e il meccanismo del capro espiatorio.
Secondo Girard, gli esseri umani non desiderano in modo completamente autonomo perché la nostra natura di esseri sociali ci spinge ad imitare gli altri ed, in particolare, ci spinge a imitare i desideri degli altri. In pratica desideriamo qualcosa perché qualcun altro lo desidera e questo meccanismo Girard lo chiama desiderio mimetico (dal greco mimesis, imitazione).
Sulla plausibilità di quanto affermato da Girard basta analizzare se stessi e la società in cui siamo immersi che continuamente crea desideri e spinge a farli propri.
Il meccanismo del desiderio mimetico fa sì che quando due persone desiderano la stessa cosa, nasce una rivalità, soprattutto quando questo desiderio viene frustrato dalle circostanze di carattere sociale ed economico. In tale contesto il vero oggetto del conflitto non è più la cosa desiderata ma la rivalità tra le persone, tra colui che può soddisfare il desiderio e colui che pur desiderandolo non può soddisfarlo creando senso di rabbia e insoddisfazione.
Il desiderio non è confinato alla sola sfera materiale ma si estende a potere, status, amore, ricchezza, idee politiche e se la rivalità si diffonde nella società, può portare a conflitti generalizzati, caos sociale, violenza collettiva.
Nel nostro mondo in cui i social mostrano continuamente i desideri degli altri, secondo la teoria mimetica, il sistema porta a desiderare compulsivamente ciò che vediamo desiderato da altri, cosa comprano, dove viaggiano, come vivono, quanto successo hanno e questo crea un ambiente di imitazione permanente con conseguente aumento della rivalità mimetica.
Quando milioni di persone vedono gli stessi modelli di successo o bellezza e più persone desiderano le stesse cose ciò aumenta la competizione sociale, cresce l’invidia e il confronto e questo può portare ad ansia sociale e conflitti.
Per trovare temporanea serenità all’ansia e conflitto crescente le persone e le società di cui sono parte cercano e trovano un capro espiatorio.
Il capro espiatorio può essere un individuo o gruppo che viene accusato di essere la causa dell’inquietudine percepita ma non capita.
La storia è piena di esempi in cui minoranze religiose, stranieri, streghe e gruppi sociali marginali sono stati sacrificati sull’altare della rabbia collettiva. Quando la società si unisce contro il capro espiatorio, la violenza si scarica su di lui e l’ordine e un pò di pace interiore tornano.
Questo meccanismo, ben noto a chi ha anche una superficiale conoscenza della storia, è stato ed è sempre presente. Basti ricordare cosa è successo nella recente pandemia di COVID.
In politica il capro espiatorio si manifesta quando una società affronta problemi economici o sociali e per rendere semplice un problema complesso si identifica un nemico interno o esterno e si attribuisce a lui la colpa dei problemi che il potere politico non è in grado di risolvere.
Girard sosteneva che molti miti nelle religioni antiche nascevano proprio da questi eventi che, secondo la sua analisi, giustificavano la violenza contro il capro espiatorio.
Oggi assistiamo al fenomeno del capro espiatorio online che si manifesta nella forma di ondate di indignazione contro una persona o una Istituzione.
Il meccanismo è sempre simile: qualcuno commette un errore o dice qualcosa di controverso, la rabbia online (e mediatica in generale) cresce rapidamente, milioni di persone attaccano quella persona e la comunità ritrova temporaneamente unità contro un nemico comune.
La tecnologia amplifica tutto e i social amplificano la dinamica mimetica perché rendono visibili i desideri di milioni di persone, diffondono emozioni molto velocemente e premiano contenuti che generano conflitto e imitazione e questa “violenza online (o mediatica)” può diffondersi molto più velocemente che nelle società tradizionali e ci espone tutti ai disastri conseguenti la creazione di capri espiatori che si concretizzano nella mostrificazione di persone, statisti, gruppi sociali o addirittura Stati.
La dinamica mimetica espone le società moderne ad un paradosso: oggi le società sono molto sensibili alle vittime, ma questa sensibilità può anche creare nuove rivalità mimetiche e gruppi diversi possono competere su chi è la vera vittima.
La teoria mimetica può fornire interessanti chiavi di lettura per la nascita delle guerre moderne e della politica globale.
Alla luce della teoria mimetica le Nazioni, ovvero le loro leadership (che sono persone non tanto diverse da coloro che compongono le loro società), imitano le loro rivali adottando un paradigma secondo il quale uno Stato imita il potere e il modello del rivale, questo crea una spirale di competizione che può sfociare in aperto conflitto. L’Esempio classico è quello di uno Stato che sviluppa nuove armi che a sua volta spinge il rivale a fare lo stesso finché entrambi si sentono pronti a sfidarsi conflittualmente e il conflitto diventa più probabile quanto più i nemici diventano simili.
In tale contesto i rivali finiscono con l’adottare le stesse strategie, le stesse armi e, ciò che veramente risulta paradossale, lo stesso linguaggio politico.
Il mondo moderno è particolarmente pericoloso perché le rivalità si diffondono più velocemente, le tecnologie rendono la violenza più potente e il meccanismo tradizionale del capro espiatorio non funziona più a livello locale ma si manifesta a livello di Stati o nell’annichilimento di intere popolazioni che vengono disumanizzate.
Le armi nucleari rendono questa dinamica molto più pericolosa in quanto la potenza distruttiva nucleare risulta una variabile indipendente (cioè non connessa) dalle dinamiche psicologiche e sociologiche delle persone e delle società di cui fanno parte.
In altre parole la conflittualità che può esplodere in funzione della crisi di una società che non è capace di sanare la propria inquietudine interiore legata all’effetto mimetico non è limitata dal possesso o meno dell’arma nucleare. Ciò mette tutti in pericolo tanto più che i conflitti saranno giustificati non in funzione delle cause endogene proprie di chi inizia il conflitto, ma ricorrendo a motivazioni pretestuose che richiamano la favola di Esopo del lupo e dell’agnello.
Cosa fare, dunque, per evitare l’apocalisse?
Non ci sono ricette prestabilite. Una risposta può trovarsi nel saper guardare su cosa inquieta veramente le nostre società e nell’essere coscienti che il nemico che vediamo nell’altro troppe volte è la materializzazione del demone che abbiamo coltivato nella nostra interiorità.





