Bibbiano è stato un autoinganno collettivo, partorito da un tragico errore investigativo
che si è concluso con una vittoria della giustizia
Luca Bauccio
Cosa è stato il Caso Bibbiano? Dopo la sentenza di assoluzione e il crollo del “Teorema Bibbiano”, l’opinione pubblica, smarrita e comprensibilmente angosciata, pone legittimamente questa domanda, a noi avvocati, al sistema dell’informazione, alla politica e naturalmente alle istituzioni.
Non conosciamo cosa scriveranno le tre giudici del collegio, e la loro parola sarà l’ultima e unica. Ma oggi, come avvocato, posso provare a dare la mia risposta: Bibbiano è stato un autoinganno collettivo, partorito da un tragico errore investigativo che si è concluso con una vittoria della Giustizia.
Ho appena pubblicato un libro che racconta la vicenda attraverso alcuni estratti, non tecnici, della mia arringa riformulati sotto forma di storia breve di questo processo. L’ho intitolato “La giustizia non è una dea bendata” (solo su Amazon). Ecco, il giudicare è prendere posizione, è guardare e affrontare il rischio del bene e del male. E questa vicenda dimostra che come cittadini dobbiamo avere fiducia nei giudici e nei tribunali.
Quasi tre anni di udienze, fitte, due giorni a settimana, per 8/10 ore. Sono state sentite centinaia di testimonianze, consulenti, esperti.
Cosa abbiamo appurato? Che non è mai esistito un sistema creato per rubare i bambini, per fare commercio, per farli ammalare.
Che storia era questa? Una leggenda, una favola horror, senza basi, senza logica, senza utilità per alcuno.
Bibbiano era l’epicentro invece di un sistema che aveva posto la tutela dei minori, dei deboli, degli indifesi al centro delle preoccupazioni delle istituzioni. Cosa c’era di più nobile? Un meraviglioso sindaco, Carletti, aveva incoraggiato questa opera di solidarietà sociale, una infaticabile dirigente, Anghinolfi, lavorava per non fare mancare mai un aiuto, e poi assistenti sociali, psicoterapeuti, educatori, avvocati, mossi solo da una idea di bene, di aiuto, di solidarietà e di dovere istituzionale. Tutto questo doveva essere un vanto e invece? Tutto è stato travolto dalla macchina dell’infamia, della calunnia, dell’ingiuria. Sei anni di gogna, ma erano tutti innocenti (sono stati accertate solo tre minime responsabilità per questioni amministrative non di merito).
A questo punto è un dovere riflettere e domandarci: perché?
E soprattutto: cosa possiamo fare per evitare che accada di nuovo?
Le due domande hanno una risposta sola: dobbiamo diffidare sempre di chi coltiva le proprie ambizioni demonizzando gli altri, non dobbiamo prestare fede a chi semplifica la complessità della vita, pretendendo di ammansirci, di educarci all’odio. Per le proprie fortune elettorali o mercantili.
Solo una cultura fondata sulla persona, sui diritti umani, sulla ricerca e sul rispetto della verità potrà evitare l’inganno e la frode pubblica.
Il sacrificio degli innocenti è sempre portatore di disgrazie sociali. Dobbiamo seguire al contrario l’umiltà della ricerca e del rispetto.
Nel processo Bibbiano non c’erano mostri che inseguivano i bambini, né famiglie affidatarie fameliche che rubano i figli alle famiglie biologiche. Diciamolo con chiarezza: il sistema degli affidi è la forma più nobile di solidarietà sociale.
I bambini di Bibbiano sono stati amati all’interno delle famiglie affidatarie.
Allo stesso modo non c’erano psicoterapeute che inseguivano vestite da lupo i minori. Una fandonia!
E non c’erano elettroshock e scariche elettriche. Menzogne!
C’erano invece psicologhe che accudivano e curavano quei bambini dai loro traumi, con grande competenza e professionalità. E questo è stato dimostrato in modo incontroveritibile.
Cosa resta? Tanto dolore, tanta angoscia, certo. La vita degli imputati è stata stravolta. Distrutta. Ma anche tanta speranza.
È possibile cercare il bene e il vero, ed anzi si deve credere che bene e vero coincidano, sempre. Dobbiamo crederci e non dobbiamo mai cedere al richiamo e alla lusinga della calunnia, del processo di piazza, del giudizio sommario.
Serva, questa vicenda così dolorosa e spaventosa, da monito per i tempi che verranno.


