A ottant’anni dalla Liberazione viene ristampato il diario tenuto da suor Imelde Ranucci dall’8 settembre 1943 al 30 maggio 1945. Suor Imelde non è solo una cronista ma è anche e soprattutto una testimone. Prende posizione. Lei e le sue sorelle salvano vite, proteggono innocenti, tengono accesa la speranza. Riportiamo quanto scritto in prefazione da suor Armanda Debbi.
Redazione
L’ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della liberazione italiana dal nazifascismo riporta inevitabilmente alla memoria le tragedie e gli orrori che derivano dalle volontà di dominio e sopraffazione, dalle ideologie e dai nazionalismi che negano la radicale dignità di ogni esistenza umana. Una memoria dolorosa, che ci sprona ad una continua vigilanza per tenere deste le nostre coscienze civili e religiose rispetto al pericolo ma, definitivamente sradicato dall’animo umano, di riproporre e rivivere gli stessi errori del passato.
Accanto al ricordo di tanta violenza e sofferenza, in mezzo a tante barbarie e ingiustizie, il nostro territorio emiliano-romagnolo annovera anche le storie e le testimonianze di uomini e donne coraggiosi, che hanno saputo rimanere umani, ribellarsi alle logiche della violenza e della guerra e “trasformare il dolore più indicibile e più inspiegabile in una forza rigeneratrice” (G. Mattarella). Nella mente e nel cuore di tutti e tutte sono impressi volti e nomi più o meno noti, che danno spessore e carne ai valori più alti dell’esistenza umana e cristiana.
La nostra Famiglia Religiosa di Suore Francescane dell’Immacolata di Palagano, nata e sviluppatasi in Emilia Romagna, ha attraversato quei drammatici anni accanto alla popolazione e, insieme ad essa, ha vissuto il travaglio e la lotta di liberazione dall’oppressione nazifascista.
La comunità di Palagano, in particolare, situata nel cuore dell’appennino tosco-emiliano è stata radicalmente segnata dalla violenza di quegli anni e ha vissuto in prima persona anche i momenti più difficili, quale la deportazione a Mauthausen di don Sante Bartolai; la rischiosa protezione di una giovane donna ebrea all’interno delle mura del convento; la strage di Monchio, Costrignano, Susano e Savoniero; le battaglie che hanno portato all’autoproclamazione della Repubblica partigiana di Montefiorino e, più tardi, alla liberazione da parte dell’esercito alleato.
Molti altri eventi che hanno costellato il tempo della guerra sono stati raccontati da sorelle che ora non sono più tra di noi, racconti che dunque corriamo il rischio di dimenticare. Ma grazie a suor Imelde Ranucci, che proprio in quegli anni era stimata maestra elementare a Palagano e che, successivamente, sarebbe diventata Madre generale della nostra Congregazione, disponiamo di un prezioso documento che, seppure nell’esiguità delle pagine e nel semplice stire narrativo, racconta la sua viva e diretta testimonianza di quanto accadde nei territori della valle del Dragone. Il diario, che lei stessa rese pubblico per la prima volta nel 1979, si apre il giorno dell’Armistizio con “grido di sorpresa e gioia insieme” e termina il 30 maggio 1945 con le buone notizie, tanto attese che “le amate consorelle sono tutte sane e salve”: un inizio e una fine che sembrano tenere alti i segni luminosi della speranza, contro ogni violenza e distruzione.
Con questi stessi sentimenti e con la consapevolezza che, anche oggi, è necessario ravvivare i valori della democrazia, della giustizia e della pace per tutti i popoli del mondo; in questo tempo ancora profondamente segnato dalle guerre e per il quale sentiamo urgente tornare “a sperare che la pace è possibile!” (Papa Francesco), abbiamo pensato di offrire una nuova edizione del diario di Madre Imelde, affinché non rimanesse un dono esclusivo della nostra Famiglia Religiosa, ma potesse diventare per tutti testimonianza di una vita semplice e coraggiosa, come è stata quella di tante donne e uomini in quegli anni.
Pertanto, come auspica Madre Imelde al termine delle sue pagine, auguriamo a quanti leggeranno le sue parole “di imprimersi nel cuore un vivo orrore per la guerra ed un grande desiderio di amore, di pace e di bene per tutti”.polare e resistenza.






