
Daniela Minozzi
Raccontare un luogo, o meglio descrivere lo stesso a coloro che ci sono nati o ci risiedono da parecchi più anni rispetto a chi scrive, può risultare non semplice: ogni luogo, ogni ambiente, che sia naturale o antropizzato oppure entrambe le cose, è visto con occhi diversi suscitando sensazioni differenti e questo dipende dal proprio modo d’essere, dalla storia di vita personale nonché da sensibilità diverse.
L’ Appennino è un mondo semplice e composito allo stesso tempo; è una lunga catena montuosa che attraversa l’Italia intera e si snoda dalla Liguria fino alla punta estrema della Calabria. Dal punto di vista orografico e simbolico assieme rappresenta una sorta di colonna vertebrale del nostro Paese e, come tale, è bello ed anche poetico pensarlo come una parte essenziale, fondante dello stesso: centinaia di chilometri di montagne che lo sostengono. Da sempre l’Appennino non è sufficientemente apprezzato da coloro che considerano la catena montuosa delle Alpi come “la vera montagna”. Invece l’Appennino tutto è meraviglioso; è una realtà variegata e suggestiva di paesaggi costituiti da boschi, pendii erbosi e rocciosi, corsi d’acqua, piccoli agglomerati di case, abitazioni isolate, centri più estesi, una sorta di riferimento, in cui vivere una vita serena e confortante lontana dalla confusione e dall’inquinamento di altre zone più densamente popolate; l’aria dell’Appennino è pulita, spesso spira il vento, più o meno forte, i rumori della cosiddetta civiltà sono più radi e dilazionati. Le notti sono scenari di stelle infinite e luccicanti. In Appennino c’è Storia, c’è Arte, c’è tradizione unitamente ad una varietà di prodotti locali (ad es. le patate e le castagne) che, già nel lontano passato, hanno consentito la sopravvivenza della popolazione quando si viveva in povertà. Personalmente mi sento in sintonia con questa realtà montana fin da quando ero ragazzina; forse, in parte, a ciò ha contribuito anche l’amore che, per l’Appennino, era presente nella mia famiglia d’origine che, ormai da anni, riposa in un piccolo cimitero. Dove? In Appennino, ovviamente.




