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PLURICLASSE SI’/NO

Si possono stabilire a priori scuole o modalità organizzative che funzionano meglio o peggio?

La LUNAnuova, dicembre 2023

Patrizia Dignatici

Da alcuni mesi a questa parte, le testate nazionali pubblicano articoli sulla bontà delle pluriclassi e sulla qualità di questa organizzazione scolastica…
Ultimi in ordine di tempo: un inserto sulla scuola, uscito con il Corriere della sera, in cui viene raccontata l’esperienza di insegnanti felici, nelle pluriclassi a nord di Verona, nella zona della Lessinia oppure il Corriere del Trentino che racconta dell’esperienza fantastica della Valfloriana, o ancora l’Avvenire che scrive di alcune esperienze in Romagna e in Toscana…

Cosa c’è di vero?
Si possono stabilire a priori scuole o modalità organizzative che funzionano meglio o peggio?
Io non lo penso.
Io penso piuttosto che il calo demografico così consistente stia costringendo molti istituti, in tante parti d’Italia, a istituire pluriclassi e dunque sia diventato necessario raccontare una versione diversa della pluriclasse.

Non esistono scuole di serie A e scuole di serie B.
Non esiste il modello finlandese, il modello anglosassone o quello italiano. Esistono realtà e contesti diversi in cui s’inseriscono modelli di scuole diversi.
La scuola la fanno i dirigenti, i docenti e il personale Ata, la scuola la fa il territorio in cui la scuola sorge. Forse, però, sulla pluriclasse ci sono poche informazioni e spesso falsate da una un’idea di scuola, fatta di programmi, voti e compiti.
Io credo che sia giusto conoscere una realtà prima di darne un giudizio e troppo spesso sento parlare di chiusura di scuole, senza che se ne conosca nulla. Oggi in Italia le piccole scuole assumono una dimensione importante al cui interno la pluriclasse è molto presente.
INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa),in collaborazione con il MIUR, ha recentemente definito il fenomeno della piccola scuola italiana e con essa anche quello delle pluriclassi. In Italia si registrano 1460 pluriclassi (1265 nella primaria e 195 nella secondaria di I grado). Esse rappresentano il 16,5% del totale delle piccole scuole e coinvolgono 28.919 studenti. In Italia il modello della classe omogenea è ancora fortemente radicato nell’immaginario di docenti, allievi e famiglie e ad esso si lega un’organizzazione del curricolo basata su una rigida correlazione tra età anagrafica degli alunni e traguardi di apprendimento, pratiche di programmazione e progettazione, strategie didattiche, criteri e strumenti di valutazione degli allievi e persino la struttura editoriale tipica del libro di testo.

Nella pluriclasse questo non avviene e non può avvenire: le differenti età anagrafiche convivono quotidianamente e spetta all’insegnante stabilire traguardi da raggiungere (desunti dalle Indicazioni Nazionali) e mettere in atto una didattica che consenta di giungere a quei traguardi, nel rispetto delle diversità.
In pluriclasse obiettivi prioritari diventano la capacità di cooperare e collaborare, il tutoring dei grandi nei confronti dei piccoli e l’acquisizione di autonomia di lavoro.
Come stabilito dalle Indicazioni Nazionali non sono importanti i contenuti (il programma), ma la costruzione di un pensiero che porti il ragazzo a diventare cittadino del mondo.

Io insegno nella pluriclasse della frazione di Monchio, nel comune di Palagano. Il comune di Palagano è un comune che si sviluppa su un territorio vasto e la prima frazione che s’incontra, salendo dalla zona industriale della pianura, è proprio la frazione di Monchio, non a caso quella da sempre più popolosa.
La maggior parte della sua forza lavoro si sposta tutti i giorni verso Roteglia e Castellarano. Attualmente la scuola Primaria è frequentata da 17 alunni di tutte e cinque le classi e le proiezioni registrano una sostanziale stabilità, con oscillazioni verso l’alto per i prossimi anni. Le famiglie di questi alunni sono composte da genitori occupati perlopiù in aziende che si trovano verso Sassuolo. La comunità di Monchio considera la scuola il cuore del paese e da sempre si è battuta perché rimanesse aperta; è la scuola che continua a portare avanti la memoria storica di questi luoghi; è la scuola che, attraverso il coinvolgimento dei nonni e degli anziani del paese, mantiene vive le tradizioni e i ricordi del passato; è la scuola che guida i ragazzi alla scoperta e alla conoscenza del territorio di montagna, della sua flora e della sua fauna; e con il tempo la scuola di Monchio ha imparato a trasformare quello che possiede in ricchezza per tutta la comunità del paese e non solo.
L’impegno della comunità e dei suoi insegnanti ha arricchito nel tempo la scuola di strumentazioni e materiali che consentono ai propri alunni di fare esperienze innovative, di avere servizi e di mantenere rapporti con altre scuole: a scuola sono a disposizione degli alunni 16 dispositivi, ottenuti attraverso un bando di Acer, per attività sulla piattaforma dell’istituto, anche in collegamento con altre realtà, una biblioteca diffusa che comprende 800 volumi per ragazzi in continua espansione (acquistati con il contributo di famiglie, imprese, docenti e volontari), ampi locali per attività di vario genere e uno spazio esterno per attività ricreative. La scuola inoltre ha a disposizione numerosi altri spazi all’aperto e non solo, messi a sua disposizione da associazioni e privati.
Numerosi sono i progetti che vengono realizzati in collaborazione con altre scuole e con altri enti, locali e nazionali, con ricadute positive su tutta la comunità.
Non è un caso che la Regione Emilia-Romagna abbia messo a disposizione delle pluriclassi importanti risorse per quest’anno e per i prossimi anni: vi è ormai una consapevolezza diffusa che mantenere i servizi nelle aree interne e offrire qualità a questi servizi è l’unico modo per contrastare lo spopolamento dei territori di montagna e per riconoscere a coloro che ci vivono e ci lavorano l’importanza della loro scelta.

Per questi motivi, quindi, ritengo che l’annosa questione “scuola di Monchio aperta o chiusa” non abbia ormai più ragione di esistere. Piuttosto, come accade ormai da anni, l’Amministrazione pubblica e quella scolastica e i docenti che lavorano in questi plessi devono cercare spazi, momenti e opportunità per superare le distanze e consentire ai ragazzi delle due scuole di avere un numero maggiore di occasioni per incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze significative, come avvenuto lo scorso anno con il concerto di Natale a Palagano, le celebrazioni a Monchio dell’anniversario della strage e il progetto di continuità con la scuola secondaria di primo grado.

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