
Daniela Minozzi
Era un’ottima giornata per effettuare “La caccia al tesoro” che, da alcuni giorni, avevano preparato; d’altra parte per giocare, per divertirsi e stare insieme, sono tutte ottime giornate.
Lele, uno dei ragazzini che avrebbe preso parte al gioco, si rivolse alla sorella dicendole: “Sai, non vedo l’ora che inizi la ricerca del tesoro”. Vera, la sorellona, come lui la chiamava, era una ragazza di quasi vent’anni, che non si tirava certo indietro quando si trattava di dare una mano alla preparazione dei giochi di squadra a cui partecipavano gli amichetti del fratellino. Era un gruppo di una decina di bambini con un’età che variava dai 6/7anni ai dieci di Lele; frequentavano la stessa scuola, ovviamente in classi diverse, e avevano la fortuna di abitare in case vicine.
Volete conoscere i loro nomi? Bene. Andrea, che è una bambina poiché il suo nome s’addice a femmine e maschi; Antonio, detto Tonino, magro magrolino; Valentina, considerata la mente del gruppo; Vincenza, senza pazienza. E poi Luca, Elisa, Carlo, Giosuè. E naturalmente il nostro Lele, con una testa piena di neri riccioli ribelli. Il ritrovo degli amici, che si sarebbero divisi in due squadre, era per le ore 14,30 di quel sereno pomeriggio d’ottobre sotto il grande ippocastano che troneggiava nello spazioso giardino dell’abitazione in cui viveva Vincenza con la sua famiglia, nonni compresi. Quel giorno Lele non stava più nella pelle per la voglia di giocare e, ogni cinque minuti, chiedeva a Vera: “Posso andare? Posso andare?”. La sorellona gli rispondeva: “Quando è ora te lo dico. Stai un po’ zitto che devo studiare”. Finalmente, all’ora convenuta, si rirovarono tutti nel grande giardino ed ebbe inizio la caccia al tesoro! Elisa e Tonino erano i capitani delle due squadre denominate la A e la E dall’iniziale dei loro nomi; con una sorta di solennità estrassero, da una piccola busta bianca, i due foglietti su cui era scritta la prima indicazione; i rispettivi compagni, tutti quanti, quasi trattenendo il fiato, ascoltarono in assoluto silenzio la voce chiara di Elisa che lesse: “Fate la somma dei vostri anni, di entrambe le squadre poi, quando avete ottenuto il totale, fate il numero di passi del risultato, in direzione ovest, verso il punto in cui il sole tramonta. Via!”.
Iniziarono a contare e si levò un clamore di voci: “Ma no, lui ha 9 anni mica 8!”. “E tu quanti ne hai compiuti in agosto?”. “Noi abbiamo la stessa età!”. “Dai, dai…raga, con calma, altrimenti perdiamo un sacco di tempo” esclamò infine Andrea. Pressoché contemporaneamente si udì’ un grido da parte di tutti: “Ottanta! Dobbiamo fare ottanta passi. Andiamo!”. Con una concentrazione degna dei migliori atleti li percorsero tutti arrivando giusto giusto davanti alla cuccia del cane; fu la squadra A che, per prima, trovò il foglietto in un angolo spiovente della casetta di legno. Ma sentite cosa successe: appena Tonino ebbe la traccia tra le mani si verificò qualcosa di inverosimile. Da non crederci. Si udì, forte e chiaro, l’abbiare gioioso di Kira, la cagnolona con cui Vince era cresciuta e che, purtroppo, da poco più di un anno, se n’era andata. Aveva, come si suol dire, attraversato il ponte: non era più fisicamente vicina alla bambina, ma era comunque presente nel ricordo, nella memoria. I ragazzi si guardarono l’un l’altro stupiti, ma neanche poi tanto e, dopo aver letto la terza traccia, sfrecciarono verso la fontana rotonda di sassi, naturalmente seguiti dall’altra squadra. Questa volta fu Valentina, della squadra E, che rintracciò il foglietto e lo lesse ad alta voce: “Fate cinque giri attorno alla fontana, senza caderci dentro, gettate nell’acqua una monetina e via… di corsa verso il punto del giardino in cui si trova la grande entrata”. “La grande entrata?” disse Giosuè. “Ma che vuol dire?”. Al che Valentina proruppe: “La grande entrata è il cancello, il cancello grande del giardino!”. Infatti, come spesso si può notare nelle case antiche, per entrare ci sono due possibilità: un cancello grande da cui, aprendolo completamente, può entrare un’auto o un furgone e, a lato di questo, un cancellino per accedere a piedi. Mentre tutti correvano verso il grande cancello verde successe un altro fatto strano di cui nessuno di loro s’accorse: dovete sapere che, al centro della fontana, c’è una statua che raffigura una donna che tiene tra le braccia una cesta ricolma di spighe di frumento. Ebbene, quando l’intera banda s’allontanò, la statua fece l’occhiolino. Ma ritorniamo al cancello, alla cui base, ben attaccato con il nastro adesivo, trovarono il terzo indizio. Luca lo lesse: “La casa ha tanti occhi… cercate tra quelli al pianoterra”. Questa volta fu Lele ad avere la giusta intuizione: “Le finestre! Gli occhi della casa sono le finestre”. Raggiunsero quindi l’edificio notando che, su ogni davanzale, si trovavano uno o più vasi di fiori e, sotto uno di questi, il sospirato foglietto che così recitava: “Ogni giorno procuriamo le uova per le torte squisite che prepara la nonna”.
Il pollaio! La famiglia di Vincenza, infatti, teneva un piccolo pollaio con due sole galline, Zora e Cesira, riconoscibili da una piccola anella di colore diverso applicata ad una zampetta. Naturalmente c’era anche il gallo, Arthur, che razzola a tutto il giorno sull’erba così come le pollastre. Cerca che ti cerca, infilata in un asse di legno del pollaio, ecco la quinta traccia; quando la trovarono, Zora e Cesira iniziarono a cantare: “Ma che buona la frittata con un poco d’insalata”. Ed il gallo Arthur emise uno squillante “Chicchiricchì”. Che strano… ma effettivamente fin dall’inizio questa caccia al tesoro ha mostrato la sua originalità. Quello che i bambini lessero li rimandò al grande cancello dove, nella cassetta della posta, trovarono dieci piccole buste con i loro nomi. Davvero insolita questa caccia al tesoro! Pensato da tutti quanti. La sorpresa più grande fu quando Andrea lesse, ad alta voce, il suo biglietto: “Cari bambini, avete giocato con lealtà, impegno e collaborazione. Sapete una cosa? La collaborazione, l’impegno, la lealtà rappresentano appunto il grande tesoro, che avete dimostrato di possedere. Ora, per festeggiare il vostro modo di stare insieme, correte subito dalla nonna, nella grande cucina. Vi stanno aspettando”. Al ché Lele lesse: “Cari bambini, avete giocato con lealtà, impegno e collaborazione. È questo…”.E poi Vince: “Cari bambini, avete giocato con…”. Insomma i biglietti erano tutti uguali, con le stesse, identiche parole. Quando s’accorsero di ciò gridarono con tutta la voce che avevano: “Per noi… Hip hip urrà, hip hip urrà”. Poi via, sempre di corsa verso la grande cucina dove nonna Ave e Vera avevano preparato per loro una fantastica merenda a base di pizza, patatine ed un enorme torta al cioccolato fatta con le uova del pollaio. Avevate dubbi?




