Una goccia nel mare, sicuramente, ma che per qualche ora mi ha permesso di sentirmi meno sola e meno complice di quanto sta accadendo nel mondo.
Patrizia Dignatici
Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo per la Luna, sulla manifestazione per la pace che si è tenuta il 2 novembre a Palagano, ho accettato immediatamente.
Quando però mi sono messa davanti alla tastiera del computer per scrivere, ho rimandato fino all’ultimo: cosa scrivere quando tutti i giorni le notizie che si rincorrono nei TG e sui social, raccontano l’intensificarsi degli scontri in Ucraina, la strage di civili in Sudan, la continua violazione della tregua in Palestina, le prepotenze dei coloni in Cisgiordania…
Riporto solo queste righe di pochi giorni fa: (…) le notizie della guerra in Sudan sono sempre più terribili dopo la caduta di El- Fasher, capitale del Darfur settentrionale. Dopo 18 mesi di assedio che hanno provocato migliaia di morti, carestia e sofferenze indicibili alla popolazione civile, i miliziani sono entrati in città accanendosi ulteriormente sulla popolazione. Le immagini satellitari e le testimonianze di chi è riuscito a fuggire riportano notizie terrificanti di violenze ed esecuzioni di massa. Almeno 2000 persone sono state uccise in meno di 24 ore tra cui centinaia tra pazienti e personale dell’ospedale saudita di maternità. Decine di migliaia di persone sono ancora intrappolate in città e nelle aree circostanti.
Il nostro flash mob mi pare così insignificante a distanza di qualche settimana. Eppure, anche questo va raccontato, una goccia nel mare, sicuramente, ma che per qualche ora mi ha permesso di sentirmi meno sola e meno complice di quanto sta accadendo nel mondo.
Com’è nata l’idea?
Le notizie che per tutta l’estate si sono rincorse, su quanto stava accadendo in Palestina, sotto gli occhi del mondo intero, ma soprattutto la mobilitazione di tante persone comuni e di giovani un po’ ovunque a favore della pace, hanno convinto alcuni di noi, abitanti del Comune di Palagano, impegnati in modo diverso nella società civile e nelle parrocchie, che fosse arrivato il momento anche per noi di “disertare il silenzio”. Giorno dopo giorno è cresciuto il desiderio di esprimere ad alta voce il nostro desiderio di pace.
Ci siamo incontrati per organizzare il flash mob, cercando di trovare una modalità che fosse il più possibile rumorosa e impattante e che potesse coinvolgere anche bambini e ragazzi in modo attivo.
Abbiamo anche deciso di astenerci da discorsi, dalla solita retorica che accompagna a volte queste manifestazioni, per lasciare spazio agli strumenti, alle bandiere e ai gesti.
Partendo dalla piazza del monumento all’Alpino, il nostro corteo rumoroso e un po’ disordinato, ha suscitato la curiosità e ha attirato l’attenzione di quanti si trovavano a Palagano di domenica, giorno di mercato. Abbiamo distribuito volantini a tutti per spiegare il senso di quello che stavamo facendo, poi abbiamo attraversato il paese e siamo arrivati davanti alla chiesa Parrocchiale.
Sul sagrato abbiamo deposto le bandiere della pace ai nostri piedi ed è stata letta la poesia di Refaat Alareer (1979 – 2023), poeta, scrittore e professore universitario di letteratura comparata presso la Islamic University di Gaza. Appassionato di Shakespeare, è stato ucciso nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 2023, insieme ad altri 7 membri della sua famiglia, durante un raid israeliano che ha colpito la sua casa.
Questa poesia è stata considerata come un testamento alla figlia, morta quattro mesi dopo, a causa di un bombardamento israeliano a Gaza City.
Se dovessi morire,
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere le mie cose
per comprare un po’ di carta
e qualche filo,
per farne un aquilone
(fallo bianco con una lunga coda)
cosicché un bambino,
da qualche parte
guardando il cielo
negli occhi,
in attesa di suo padre che
se ne andò in una fiamma
senza dare l’addio a nessuno,
nemmeno alla sua stessa carne
nemmeno a se stesso,
veda l’aquilone, il mio
aquilone che tu hai fatto,
volare là sopra
e pensi per un momento
che un angelo sia lì
a riportare amore.
Se dovessi morire,
fa che porti speranza
fa che sia un racconto!
Al termine della lettura, all’interno della chiesa, abbiamo pregato per la pace.
Se oggi qualcuno ancora ha il coraggio di chiedere: “A cosa è servito?”, rispondo nuovamente con quanto scritto nel nostro volantino: “Non siamo qui per cambiare voi, ma affinché voi non cambiate noi. Non permetteremo alla follia della guerra di logorare la nostra umanità.
Faremo la nostra piccola parte, ogni giorno, per rimanere umani”.





