| Azioni di Solidarietà |
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Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo | No alla pena di morte |
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Questo è
uno spazio di "solidarietà attiva", dove, cioè, si può
passare dallo sdegno, dalle parole, dai pensieri ai fatti. A molte, troppe persone ancor oggi vengono negati
i fondamentali diritti o sono
inflitte sofferenze e privazioni che non possono essere nè tollerate nè
giustificate. Dobbiamo far sentire la nostra voce in modo civile, corretto
e rispettoso ma con fermezza.
Verranno periodicamente pubblicate schede informative, seriamente documentate, di violazione dei diritti fondamentali con l'indicazione di quali "azioni di solidarietà" possono essere messe in atto (generalmente invio di appelli). Più saremo, più avremo forza! Armiamoci di penna e computer e combattiamo la nostra battaglia per un'umanità più giusta. |
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| Azioni in corso |
| Amina Lawal - Nigeria | |
| Condannata a morte per lapidazione | |
| Il processo d'appello è stato nuovamente rinviato al 27 agosto | |
| Donna condannata alla lapidazione per avere concepito una figlia al di fuori del matrimonio. | |
| Scheda informativa - Appello on line |
Buone notizie
Safiya
Hussaini è salva. La corte d'appello di Sokoto, nel nord della Nigeria, ha
assolto la donna, accusata di avere avuto una figlia fuori
dal matrimonio, annullando così il verdetto che in primo grado aveva condannato
Safiya alla morte per lapidazione. Il tribunale islamico ha revocato la
decisione di primo grado in quanto l'adulterio, al momento in cui il fatto era
stato commesso, non costituiva ancora reato nel paese africano. Safiya non
poteva cioè essere condannata in base alla Sharia, la severa legge islamica
reintrodotta nel 2000 in alcuni stati della Nigeria, perché non ancora in
vigore al momento in cui il presunto reato era stato commesso. Subito dopo la
lettura della sentenza, Safiya e' uscita in fretta dall'aula senza rilasciare
commenti. Il caso di Safiya, 35 anni e madre di cinque bambini, era finito al
centro di un movimento di solidarieta' internazionale che aveva costretto il
presidente nigeriano Olusegun Obasanjo a intervenire.
Amnesty International aveva raccolto 600mila firme contro la condanna di Safiya
e l'Italia e' stata in prima fila nella battaglia civile e diplomatica per
convincere le autorita' nigeriane a rivedere la sentenza. La settimana scorsa,
temendo un isolamento internazionale, il governo ha ordinato agli Stati che
applicano la Sharia di modificare le sanzioni piu' dure, come la lapidazione per
le donne adultere e il taglio della
mano per i ladri. In base alla rigida applicazione della legge islamica, in
vigore nel nord del paese africano, Safiya era stata accusata di
adulterio e condannata a morte, anche se aveva da sempre sostenuto di essere
solo vittima di una vicenda che mescola stupro e intrighi amorosi. Il suo
crimine, l'avere avuto una bambina fuori del matrimonio, e' considerato dalla
Sharia un reato gravissimo. Se Safiya non fosse stata precedentemente sposata se
la sarebbe cavata con 100 frustate.
"Oggi sono felice e ringrazio Dio", ha dichiarato fuori dal tribunale
Safiya, stringendosi al petto la sua bimba di un anno.
Grazie a tutti coloro che partecipano alle nostre campagne di solidarietà