News - Avvenimenti da Palagano e dintorni

Il privilegio di aver conosciuto Filippo

 


Quando viene a mancare una persona cui, a diverso titolo, si è molto tenuto, chiunque scriva e qualunque cosa scriva rischia di divenire retorica. Sono consapevole che forse non eviterò completamente tale rischio, ma desidero comunque ricordare quello che per me è stato quest’uomo straordinario. Il mio interesse per il dialetto è stato il primo motivo dei nostri appuntamenti, sempre a casa sua. C’era ancora Giulia, che ogni volta mi accoglieva come una nipote, con una cordialità e generosità davvero solo sue. Come avrebbero fatto i miei nonni, al momento di lasciarci c’era sempre qualcosa per me,da portare ai miei bimbi: qualche caramella, due uova fresche... E tanti, tanti gratuiti e intensi sorrisi, quasi dimentichi degli acciacchi dell’età. Era il prodigio dell’altruismo, del mettere sempre il desiderio dell’altro davanti al proprio, del donare un pezzo del proprio tempo e del proprio cuore. E aneddoti, proverbi, racconti di guerra... Era una meraviglia ascoltarli. Anzitutto per la materia del suo narrare (le incredibili vicende di Nikolajevka, poi del servizio militare a Vipiteno , con conseguente deportazione a Buchenwald e un’incredibile morte scampata, poi il lavoro in miniera, vicino a Marcinelle, proprio negli anni della tragedia!). Il racconto era al tempo stesso epico e ironico, autoironico, talora esilarante, perchè Filippo aveva ormai maturato un certo distacco da quelle esperienze, pur ricordandole ancora nei dettagli più minuti. Era un racconto vivissimo, icastico, che pareva quasi materializzarsi davanti agli occhi per l’intensità con cui veniva proposto. Poi gli infiniti saperi che Filippo aveva acquisito in tanti anni di vita, in campi differenti ma per lui comunque consueti: il mestiere di calzolaio, la vita dei campi e la conoscenza di molti attrezzi e macchinari agricoli, nonchè di tecniche manuali ad esempio per la mondatura, il trattamento dei semi, la diagnosi di malattie del raccolto, ecc. E la passione per le armi, che in Russia gli fece cedere a un commilitone l’intera dotazione di gallette in cambio di un’arma sottratta ai tedeschi... Tutto partecipato a me con la massima semplicità, magari inframezzandolo con qualche simpatica battuta. La grandezza di Filippo, credo, sia stata la forza con cui ha rinunciato a sè stesso, al suo enorme dolore per la perdita della moglie, al desiderio legittimo che poteva avere di sfogarsi e cercare consolazione, per, ancora una volta, mettere noi al primo posto. La vita , il sorriso, la creatività in lui hanno sempre vinto, come ci ha dimostrato anche sulle pagine della Luna, dove ha pubblicato pezzi in italiano e in dialetto, ora semiseri ora commoventi, dapprima in modo anonimo (“un vecchio alpino”, “un anziano palaganese”, “F.F.”), poi, finalmente, lasciandosi convincere a firmarli. Anche in quel modo ci ha dato tanto, credo soprattutto con la lungimiranza di chi ha conosciuto Palagano tra le due guerre mondiali e l’ha visto così tanto evolversi, talvolta forse snaturarsi nella volontà di scimmiottare la grande città. Anche a scuola era intervenuto con disponibilità, insieme all’amico Gino Giordani, per raccontare la sua campagna di Russia, ed era riuscito nel non facile obiettivo di conquistare un uditorio di adolescenti! Di qualche consolazione mi è pensare che finalmente abbia riabbracciato la sua Giulia in Paradiso, forse il suo più intimo e prepotente desiderio dal giorno in cui le sopravvisse. Ma Filippo l’avrei voluto ascoltare ancora un po’...


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